Pesca al cavedano con la bolognese
La pesca al cavedano con la bolognese è considerata da molti pescatori come la tecnica più rappresentativa delle acque interne. Trattasi di una pratica alieutica molto raffinata, che richiede sensibilità, precisione e una profonda conoscenza degli spot di pesca. In particolare, i cavedani sono tra i ciprinidi più astuti e sospettosi; inoltre sono capaci di mettere alla prova anche gli appassionati con tanta esperienza sulle spalle. Può essere praticata in tutta Italia, grazie alla varietà di ambienti popolati dal cavedano: fiumi, canali, torrenti di pianura, persino rogge e corsi d'acqua minori, oppure laghi. In questo articolo ci concentreremo sulla pesca autunnale e invernale in fiume o canale, spot caratterizzati da correnti lente o ferme, con profondità non molto alte. Esploreremo le attrezzature più adatte, le montature più efficaci e le strategie che possono fare la differenza.


Canna bolognese: i modelli adatti per pescare il cavedano
La canna bolognese è l'elemento principale dell'attrezzatura per la pesca alla passata o in trattenuta. Evito di ripetermi più di tanto: sapete già infatti che è generalmente lunga tra i 5 e gli 8 metri, è dotata di anelli a ponte alto distribuiti lungo ogni sezione, con due anelli sul sottovetta e tre in cima. Per affrontare sessioni di pesca in piedi, sul corso d'acqua, è fondamentale scegliere una bolognese leggera, maneggevole e con un' azione parabolica. La parte terminale della canna è flessibile fino alla base, garantendo una curva armoniosa che permette di gestire lenze leggere, terminali capillari e galleggianti dalla portata minima. Tale elasticità, inoltre, è preziosa per ammortizzare le fughe del pesce e ridurre il rischio di rottura del terminale. Il mercato offre una vasta gamma di modelli, dai più economici ai più costosi. Le misure da 6 o 7 metri sono le più usate, in quanto sono ideali per affrontare la maggior parte delle situazioni in acque correnti.


Il mulinello per pescare con la "bolo"
Il modello più adatto alla pesca al cavedano con la bolognese è di taglia 2000/3000, che si muove in modo fluido, è leggero e non presenta problemi nella chiusura dell'archetto. Inoltre deve avere una buona frizione micrometrica, che consentirà al filo di uscire in modo controllato quando il pesce eserciterà la trazione. Una frizione di questo tipo (micrometrica appunto) permette di combattere pesci di taglia importante, evitando rotture improvvise e perdita di cavedani da record. Altro parametro da considerare è il rapporto di recupero, che indica quanti giri compie l'archetto per ogni giro di manovella. Un rapporto di 5:1 è ideale per la passata, garantendo un recupero rapido ma non eccessivo. Il peso del mulinello dovrebbe rimanere tra i 200 e 300 grammi. La bobina, invece, dovrà contenere circa 150 metri di filo dello 0,16 o 200 metri dello 0,14. È importante leggere le specifiche tecniche: il numero di cuscinetti a sfera non dovrebbe essere inferiore a 5 in un modello performante di fascia media.

Galleggianti da passata e trattenuta
Per la pesca del cavedano a bolognese servono modelli sensibili, capaci di segnalare le abboccate al meglio. I galleggianti in balsa sono tra i più apprezzati per la loro leggerezza e sensibilità. L'antenna, spesso realizzata in plastica o fibra di vetro, deve essere ben visibile ma comunque sottile. La deriva, cioè la parte inferiore che entra in acqua, può essere in metallo, fibra di vetro o carbonio, a seconda delle condizioni e preferenze del pescatore. In acque ferme prediligo la pesca alla passata galleggianti dal corpo a goccia, dalla portata di 0,30/0,75 grammi, che offrono una sensibilità elevata e una lettura precisa dell'abboccata. In caso di acque lente, mi piace pescare in trattenuta, impiegando galleggianti a forma di carota, dalla portata di 0,50/0,75 grammi spingendomi fino a 1 grammo. Ovviamente queste misure devono rispecchiare le esigenze dello spot di pesca: come detto agli inizi, l'articolo è una guida per chi pescherà in fiumi o canali, con profondità massima di 3 metri e acque lente o lentissime.

Montature per il cavedano a bolognese
Oggi vi svelerò due montature che impiego da diverse stagioni a questa parte. La prima, ideale per acque lente e cavedani già di per sé sospettosi, è costituita da un terminale di circa 25 centimetri dello 0,08, armato con un amo del 22/26. Due asole fungono da collegamento tra il terminale e il trave, realizzato con monofilo dello 0,10/0,12. Disporremo 15 pallini a scalare in un totale di 60/70 centimetri, in misura variabile tra il numero 12 e numero 8 (1x12 - 2x11 - 3x10 - 4x9 - 5x8). Il galleggiante da 0,75 grammi completerà la prima lenza.

La seconda è una montatura super leggera, che impiego in casi estremi, con cavedani difficilissimi, innesco di un bigattino sottopelle, acque gelide, cielo grigio e ventilazione fredda da Nord (condizioni tipiche di gennaio-febbraio). Richiede una canna capace di lanciare lenze a partire da 0 grammi, quindi dall'azione morbida e dall'assoluta sensibilità. È realizzata con un terminale dello 0,07/0,06 di circa 25 centimetri, armato con un amo del 24/26. Due asole fanno sempre da connessione tra il trave e il terminale che in questo caso dovrà essere necessariamente dello 0,10. Per ciò che concerne i pallini, disporremo 14 pallini a scalare in circa 60 centimetri, con la misura variabile tra il numero 13 e il numero 9 (1x13 - 2x12 - 3x11 - 4x10 e 4x9). La taratura del galleggiante da 0,50 grammi sarà così perfetta.

Ami e terminali: piccoli dettagli, grandi risultati!
La scelta dell'amo è tra gli elementi cruciali per la pesca al cavedano. I modelli che utilizzo più spesso hanno gambo medio e lungo, filo sottile e sono ideali per innescare due bigattini (a bandiera) o uno (sottopelle). Le misure variano in base alla diffidenza. Si va, infatti, dal numero 22 per pesci sospettosi e acque difficili, con innesco doppio per arrivare poi al numero 26 con innesco singolo. Quest'ultimo caso è tipico di condizioni estreme, quando fa molto freddo e i pesci sono particolarmente abulici. Anche il terminale deve essere proporzionato: 0,08/0,06 di qualità, capace di sopportare la trazione del pesce in fase di recupero.

L'importanza di sondare il fondo
La conoscenza dello spot, del fondale e degli ostacoli sommersi può fare la differenza. L'esca deve trovarsi sempre in prossimità del fondo, talvolta anche appoggiata, per risultare credibile agli occhi "gialli" del nostro amato ciprinide. Per misurare la profondità si utilizza la sonda: un accessorio ormai scontato per molti lettori. Le sonde migliori sono quelle che si agganciano direttamente all'amo, permettendo una misurazione precisa. Altrimenti, se si pesca appoggiato, la sonda a molla è proprio l'ideale. Quando voglio effettuare la "passata al rovescio" oppure mi va di pescare appoggiato, sono solito posizionarla sull'ultimo pallino. In questo modo il terminale resta sul fondo, attirando l'interesse dei cavedani più furbi, che "grufolano" sul fondo. Non c'è una regola fissa nell'appoggiare l'esca oppure pescare radente il fondo. Tutto dipende dall'appetito delle prede. Aggiustare l'altezza della lenza in fase di pesca, qualora non ci fossero mangiate, diventa una pratica assolutamente corretta.

Come pescare a passata e trattenuta con la bolo
Durante le stagioni fredde, la pesca alla passata richiede un approccio ancora più attento e strategico. I cavedani sono "pesci del freddo", come anche le scardole e i pighi. Tendono a rallentare la loro attività, diventando più selettivi e meno propensi ad abboccare, ma non si bloccano del tutto come può accadere a carpe e, talvolta, anche ai carassi. Non dobbiamo dimenticare che il cavedano è un pesce autoctono, quindi ben sopporta anche i rigori del tardo autunno, dell'inverno o le gelate di quelle primavere mancate tipiche di inizio aprile. La pesca a "passata" consiste nel lasciare che la lenza scorra liberamente sotto l'azione della corrente, davanti agli occhi del pescatore. Si effettua un lancio a monte rispetto alla propria postazione e si attende che la lenza parta seguendo la corrente, fino a fine corsa. Questa tecnica è particolarmente indicata in tratti di fiume dove la corrente è lenta o quasi nulla, inoltre consente di presentare l'esca in modo assolutamente naturale.

Quando invece la corrente è medio-lenta, ma non moderata o forte(cosa tipica in inverno), entra in gioco la "trattenuta". Questa si realizza sollevando leggermente la punta della canna, rallentando la corsa del galleggiante senza farlo uscire dall'acqua, "trattenendolo", proprio come dice la parola stessa. In questo modo l'amo precede il galleggiante e l'esca si presenta al pesce con un movimento più controllato, simulando la deriva di una larva in corrente. La trattenuta è una tecnica raffinata, che richiede una certa padronanza e può fare la differenza nei mesi più freddi, quando i pesci sono meno attivi e più diffidenti, al punto da richiedere una sorta di "invito a pranzo".

Strategie di pasturazione
Concluderei parlandovi della pasturazione. C'è chi preferisce impiegare gli sfarinati e le larve, chi invece pastura soltanto con le larve. La mia personalissima esperienza consiglia l'utilizzo della pastura quando l'acqua non è ancora molto fredda (tipo ottobre - novembre). In acqua fredda, con temperature inferiori ai 10 gradi, nebbia e gelo persistente, scelgo invece la pasturazione col solo bigattino. Una scodellata di fionda ad ogni lancio è una buona regola: soprattutto ben carica agli inizi della pescata e più limitata (6/7 larve) mano a mano che ci si avvicina alla fine della sessione.