Doppia spallinata per bassi fondali in mare

Spesso in Puglia ci ritroviamo a pescare su fondali molto bassi, che non superano i due metri e mezzo. Questo accade all’interno dei porti, con moli che si ergono come manufatti partendo da riva, innalzandosi su profondità blande. In queste circostanze il pesce è comunque molto attivo, spesso rilascia le uova proprio nei paraggi e nel suo pascolo può incrociare anche le nostre lenze.



Migliorare dagli errori altrui. Sovente, come accade ormai da anni, ho visto pescare tanti pescatori senza una vera cognizione del territorio, al punto da notare in loro difetti grossolani. In molti casi c’è l’intervento disastroso della torpille in un punto molto sbilanciato dal baricentro effettivo della lenza: peso a quasi un metro e passa dal terminale, con una lenza di meno di due metri. Errore terribile con svolazzo che segue la corrente in modo anomalo. C’è poi qualche temerario che improvvisa una spallinata su 70/80 cm di lenza (e questo ci può pur stare…) ma imposta un terminale di altrettanta lunghezza. Ciò non va perché poi la lenza è morbida ma lenta e risponde in maniera incoerente alle sollecitazioni del pesce in fase di abboccata, conseguentemente porta alla perdita del pesce. Infine la genialità di qualche assurda idea presa dall’ambiente dulciacquicolo. La lenza più lunga della profondità reale (con 30 o 50cm in eccesso) con il bigattino immerso nella melma. Una sorta di pesca a fondo con il galleggiante? Peccato che poi la lenza si ingarbugli spesso tra i detriti melmosi.

Cambiamo direzione. Ciò che vorrei trasmettervi, dopo una premessa del genere, è il non copiare ed incollare dagli altri senza riflettere. Spesso questi obbrobri nascono dalla presunzione di capire tutto della pesca, quando in realtà non si hanno le normali basi della fisica dedotte a scuola. Lenze troppo rigide o in eccesso portano ad una lentissima trasmissione delle piluccate. Per dirlo in due parole: la mangiata la si vede dopo dieci minuti (è una battuta! Ovviamente il ritardo è di qualche secondo). Apprezzo chi sperimenta alternative, come la pesca a fondo leggera o la validissima pesca all’inglese, nata anche per questo scopo e cioè su profondità inferiori alla lunghezza della canna.



La lenza "quasi" perfetta. Finora ho deciso di proporre articoli didattici, per neofiti o ragazzi alle prime armi. Forse ho concluso in quest’opera perché poche sono le lenze standard da mostrare. Ora è tempo di sperimentare e descrivere qualcosa da puristi, come piace a me, con lenze sopraffine da intenditori che vogliono leccarsi i baffi. Iniziamo con questo primo esempio di gran classe, un' architettura che funziona e permette di pescare ancor più pesce.



Il sistema che il nostro grafico ha preparato per voi propone in figura una doppia spallinata con due raggruppamenti ben distinti, costituiti da 22 piombini della stessa dimensione. Capiamo come realizzarla in pochi e semplici passaggi, partendo dal terminale. Iniziamo con uno spezzone di 0,10 fluorocarbon dalla lunghezza di 30/40 centimetri. Vado contro la teoria dello svolazzo lungo perché il corto funziona, specie con pesci che vogliono la lenza immobile, lontana da condizionamenti di correnti o bigattini che, pieni d’aria, non si depositino sul fondo e galleggino ad un palmo da esso. Colleghiamo poi il terminale alla lenza madre di un buon 0,14 con una micro-girella. La prima spallinata va distribuita in 60/70cm di lenza, quindi con 10 pallini a 6/7 centimetri l’uno dall’altro. Direi che si tratta di un gioco da ragazzi, nel disegno forse appare un po’ complesso ma è solo indicativo. Dopo il decimo pallino, ne poniamo altri 12 in uno spazio di 30/40 cm quindi a 2,5/3,2 cm l’uno dall’altro. Questa è matematica e la pesca a volte lo è nella sua arte. Infine settiamo il galleggiante. Rivedendo lo schema comprendiamo la sua dinamica distributiva in 90/110 cm di lenza. La prima parte, quella con la corona più stretta, serve a far affondare velocemente la lenza in acqua. La seconda contrappone una forza di discesa inferiore che ben si unisce all’assenza di pallini nella parte terminale.



Non solo cefali extra-large. La lenza funziona e non lo dimostrano solo le catture di cefali, astuti e sportivissimi pesci che popolano le banchine dei porti. Persino la simpaticissima spigola ha gradito il doppio sistema di spallinate, in una taglia piccola ma capace di sprigionare una forza impressionante. La geometria attrae anche occhiate, salpe e chi più ne ha, più ne metta.

Anche questa volta vi invito alla prova, gratis.
Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, vive da diversi anni nel Nord Italia occupandosi di marketing digitale. Dopo una lunga esperienza nelle acque pugliesi dell'Adriatico, frequenta da tempo gli spot del Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore esperto, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila followers. È autore di due romanzi d'amore e pesca, oltre ad essere poliedrico collaboratore di riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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