Pesca col pellet waggler in carpodromo

Le estati sono sempre più calde, almeno secondo quanto riferiscono i media. I pesci dei carpodromi sembrano risentire positivamente di tali cambiamenti climatici, nel senso che non si verificano morie nei giorni più bollenti dell'anno. Anzi, l'attività delle carpe raggiunge un picco, infatti i pinnuti salgono a galla e cercano nutrimento negli strati superficiali dell'acqua, diventando particolarmente aggressivi, restando in una condizione di totale allerta, nell'attesa che qualcosa di buono cada miracolosamente dal cielo. È in questi contesti che trova piena applicazione una tecnica specifica che si chiama pesca col pellet waggler. È nata in Inghilterra più o meno nel 2010 e successivamente perfezionata, quindi esportata anche in Italia. Mi è piaciuta dal primo momento, ci pesco da più di sette anni e continuo a praticarla regolamente, sia in cave più naturali che in veri e propri contesti commerciali, come i carpodromi del Nord Est Italia

Pesca col pellet waggler in carpodromo

In alternativa alla roubaisienne o alla canna fissa con elastico, c'è la pesca con un galleggiante rivoluzionario: il pellet waggler, appunto. Trattasi di un galleggiante piombato, che non necessita di ulteriore rifinitura con bulk e pallini. Lavora in superficie perchè si regge perfettamente in piedi, affondando il giusto, mantenendo un assetto nel primo strato dell'acqua. Quando atterra, emette un tipico rumore che richiama le carpe. Per farle avvicinare e mantenerle attive, bisogna lanciare costantemente i pellet (senza esagerare con la quantità). Le prede aggrediranno l'esca, disposta a pelo d'acqua e inizierà il combattimento. Ecco, questa è una sintetica e semplicistica visione di quanto spiegherò nelle prossime righe. Andiamo quindi per gradi ed esaminiamo ogni minimo particolare della pesca in carpodromo col pellet waggler.

L'idea e la sua concezione è tutta british, quindi le attrezzature necessarie per questa divertentissima disciplina dovranno rispettare i dettami d'oltremanica. Partiamo dalle canne: una tre pezzi di 3,60 metri specifica per la pesca col pellet waggler è l'ideale, specie se di azione 4/12 o 5/15 grammi. Altrimenti, se volessimo solo sperimentare evitando di concludere un acquisto, potremmo impiegare una 3,90 metri sempre ad azione morbida, non troppo rigida. Il mulinello che supporterà la match rod dovrà essere di taglia 3000 o similare, con alto rapporto di recupero, preferibilmente per la pesca all'inglese. I recuperi di filo, infatti, sono parte integrante della tecnica e avvengono molto spesso. Meglio dotarsi di un mulinello veloce, che lasci poco spazio a tempi morti e aiuti il pescatore a mantenere una dinamica che gli consentirà di catturare quante più carpe possibili in meno tempo. Il monofilo da imbobinare sarà di ottima qualità, non obbligatoriamente affondante (non ho notato particolari differenze tra i sinking e i fili classici), di diametro 0,16/0,18.

Quali galleggianti usare?

Esistono diversi tipi di pellet waggler. La grammatura varia solitamente dai 4 ai 10 grammi. In comune hanno il segnalatore di abboccata, dalla fisionomia ridotta ma larga, arancione o gialla. Questi galleggianti piombati possono essere costruiti in balsa (fa molto rumore) oppure in materiale plastico (alcuni fanno rumore, altri no). In particolare, ci sono alcuni pellet waggler più silenziosi, senza alette o dalla piombatura svitabile. Altri invece hanno delle alette stabilizzatori nella parte inferiore, concepite per agevolare il volo del galleggiante o per procurare più rumorosità nell'entrata in acqua. Infine esistono pellet waggler con alcune fessure, poste in basso, che consentono il caricamento di pastura o pellet sfusi sul galleggiante stesso. Non è di questa variante che parleremo, bensì ci concentreremo sui modelli più diffusi in commercio che si possono notare anche nel servizio fotografico a corredo dell'articolo. Personalmente preferisco i modelli in balsa dato che fanno più baccano. Tuttavia ci sono state alcune circostanze (solitamente cave poco frequentate) in cui ho dovuto entrare in pesca con particolare delicatezza, quindi ho impiegato i pellet waggler trasparenti per non fare molto "casino", avendo a che fare con carpe particolarmente sospettose, essendo state probabilmente pescate centinaia di volte.

La seconda parola chiave è waggler mentre la prima è pellet. Cosa vuol dire? La pasturazione e l'innesco sono due elementi imprescindibili della pesca a pellet waggler: solitamente si effettua una fiondata con 6/8 pellet prima di ogni lancio, così da avvicinare le carpe o mantenerle in attività. L'innesco prevederà sempre un pellet, magari di colore diverso, innescato direttamente sull'amo (se morbido) oppure attraverso gli appositi cerchietti in silicone (duro - come appare in figura). Quale pellet utilizzare? Certamente i 6 millimetri per la pasturazione, magari all'halibut e di colore scuro, mentre i 4/6/8 millimetri per l'innesco con colori più sgargianti, tali da fare contrasto. Tuttavia, se siete alle prime armi, scegliete modelli simili a quelli mostrati nell'articolo, tutti di 6 millimetri di marchi facilmente reperibili in commercio, prodotti, anche di produzione locale con marchio dello stesso negoziante.

Montatura per la pesca a pellet waggler

La montatura più indicata per pescare le carpe a galla col pellet waggler deve essere semplice quanto efficace. Nel disegno mostro come costruirla, indicando nel dettaglio ogni singolo particolare. C'è quindi bisogno di acquistare alcune minuterie specifiche come gli attacchi della Matrix (in foto - vanno bene anche modelli similari), costituiti da quattro gommini e da una girella a barilotto con moschettone. Un gommino sarà disposto prima della girella, poi altri tre fermeranno la stessa, facendo da contraccolpo al peso del galleggiante. Riserveremo dello spazio tra i gommini e una girella, possibilmente micro (tipo del 24) o anche tripla, se preferite. Infine, dettaglio non trascurabile, il terminale sarà composto da uno svolazzo di 50/70 centimetri dello 0,14 in fluorocarbon, armato da un amo del 16 a gambo corto e senza ardiglione. In commercio ci sono modelli da carpodromo, sia con la paletta che ad occhiello. Preferisco e consiglio quelli ad occhiello, perchè sono più robusti e soffrono meno le sollecitazioni delle catture. 

montatura per la pesca a pellet waggler

Quanta distanza tra il pellet waggler e l'amo? La risposta è semplice: almeno 1 metro, massimo 1,5 metri. Il terminale tenderà ad affondare piano, dato che il peso di amo e pellet è minimo, quindi un metro di lunghezza è più che sufficiente per simulare un movimento dell'esca abbastanza naturale. Essendo una tecnica applicabile da tarda primavera fino a inizio autunno, che concilia il forte appetito dei ciprinidi alla capacità di operare in superficie, bisognerà anche considerare la necessità di effettuare dei piccoli "invitini" dello svolazzo, una volta atterrato sull'acqua. In altre parole, se le mangiate non dovessero essere fulminee, bisognerà recuperare leggermente, muovendo la punta della canna, simulando un movimento naturale del pellet. Vi assicuro che le carpe più scaltre, magari indecise, apprezzeranno tali movimenti e si lasceranno conquistare da un'esca molto invitante.

L' azione di pesca tra lanci e recuperi continui

Ripensandoci, tra la pesca all'inglese e la pesca col pellet waggler, forse c'è un'apparente somiglianza ma, di fatto, per quanto esse condividano parte dell'attrezzatura, si tratta di tecniche fondamentalmente diverse. L' esperienza accumulata mi insegna che questa specialità è fatta di continui lanci e recuperi, tra i quali si intervallano fiondate di pellet, invitini e catture. Non è statica, non è un lanciare e aspettare. Tutto il contrario! È proprio la dinamicità delle azioni, che vanno coordinate all'unisono che fa la differenza. Può capitare, infatti, che negli istanti più frenetici, dopo ogni fiondata, segua un lancio e una cattura. Sarebbe buona regola continuare a pasturare anche col pesce in canna, ma mi rendo conto che è impossibile (con la mini roubaisieinne invece è fattibile), quindi cercate di portare al guadino il pesce il più velocemente possibile e dateci dentro finchè non saranno le carpe stesse a farvi capire che la giornata di pesca è finita.

Per concludere, vorrei fare una nota sulle catture. In foto mi presento con prede sicuramente più piccole rispetto alle grosse carpe o agli amur che si muovono a galla. Esemplari di taglia sono un po' rari nella pesca a pellet waggler (le eccezioni ci sono - non lo nego). Vuoi perchè le piccole prede sono meno sospettose delle sorelle più anziane, vuoi perchè spesso stazionano in strati diversi e non proprio in superficie. Con ciò vorrei asserire che non si tratta di una tecnica volta alla "BiG", bensì di una divertentissima alternativa ideata per catture continue di taglia comunque divertente, che danno sicuramente filo da torcere e piegano armoniosamente la tre pezzi con fughe poderose e salti spettacolari.

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, vive da diversi anni nel Nord Italia occupandosi di marketing digitale. Dopo una lunga esperienza nelle acque pugliesi dell'Adriatico, frequenta da tempo gli spot del Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore esperto, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila followers. È autore di due romanzi d'amore e pesca, oltre ad essere poliedrico collaboratore di riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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