Montature per la pesca in carpodromo d'inverno

Tra le tecniche più complesse che io abbia mai sperimentato c'è una specialità tipica del Nord Italia che, pian piano, ha preso il sopravvento un po' ovunque. Trattasi di un esperimento invernale volto principalmente alla cattura di carassi (e carpe) nei carpodromi o laghetti non popolati da salmonidi. Lo si fa solitamente pescando assolutamente di fino, con una delle canne più delicate che siano mai state ideate: la roubasienne. Ho scelto di condividere con tutti le mie conoscenze in materia, dopo anni di test sul campo nei carpodromi del Veneto, che sono solito frequentare da ottobre fino alla fine di marzo, quando voglio alternare qualcosa di diverso alla trota lago. Partiamo dal principio e cominciamo a scoprire assieme i migliori trucchi per pescare in carpodromo durante la stagione fredda. Si, proprio il carpodromo tanto detestato in estate, perchè considerato da "pesce facile", improvvisamente riscopre la sua vitale importanza e diventa teatro di aspre competizioni tra garisti e amatori, pronti a combattersi a suon di carassi!

 

Pesca a roubasienne col bigattino: accoppiata vincente!

Fare una premessa è sicuramente fondamentale. Nella maggior parte dei carpodromi si pesca solo ed esclusivamente con esche naturali, quindi le pasture invernali a base di halibut fanno spazio a bigattini e caster (o lombrichi, per chi lo desidera). Oltre ad una motivazione legata al regolamento, ce n'è anche una determinata dalle proprietà del bigattino. Si tratta di un'esca proteica, che rappresenta un boccone succulento per i pesci infreddoliti che popolano piccoli specchi d'acqua destinati alle competizioni. Non sporca eccessivamente l'ambiente acquatico, è assolutamente naturale ed è digerita abbastanza bene, alla pari (o quasi) del mais che presenta però elementi lassativi e poco sazianti. Con temperature basse, nebbia e freddo, il bigattino diviene esca principe e tutto l'assetto di pesca dev'essere ripensato per trarne il massimo dei vantaggi. Ciò vuol dire roubasienne a 8, 9,5, 11 o 13 metri, a seconda della mangianza delle prede, perchè non è detto che il pesce si trovi al largo, anzi spessissimo è a tiro di una mini-roubasienne.

In aggiunta vanno considerate le punte da bianco, con elastici vicino al millimetro di larghezza e terminali capillari, tipo dello 0,08/0,10 millimetri con ami del 18/20 a gambo corto, per innescare una larva per il dorso o massimo due bigattini a bandiera. Non va dimenticata la pasturazione costante, ogni 5/7 minuti, a base di bigattini sfusi. Eviterei invece di consigliarvi i bigattini incollati, perchè rischerebbero di non muoversi a dovere per via dell'acqua fredda. Detto ciò, scopriamo altri trucchi per la pesca a roubasienne in inverno: diamo un'occhiata alle montature!

Lenze per il carpodromo d'inverno

Voglio presentarvi un tris di geometria di lenze per il carpodromo:

- la prima quasi universale, che può essere personalizzata per il galleggiante e peso dei piombini;
- la seconda per acque un po' più profonde e grammature superiori (magari per carpe o quando il pesce si muove a uno o due metri a tiro di roubasienne);
- la terza molto leggera, specifica per il carassio in condizione di acqua fredda e mangiate veramente limitate.

Per quanto concerne la prima lenza, ho scelto volutamente di non indicare una grammatura perchè ciò che conta è la geometria, non il peso dei pallini. Può essere costituita con un bulk di 6 piombini (più grandi, medi e piccoli a due a due, come in foto) a cui segue un pallino distante 8 centimetri, poi un altro pallino dello stesso tipo a 12 centimetri ed infine un terzo, sempre a 12 centimetri. Il terminale sarà di 15 centimetri: corto, rigido, per una maggiore trasmissione dell'abboccata.

La seconda lenza è una geometria che diventa un jolly quando c'è bisogno di pescare un po' più fuori il tiro della roubasienne. Capita spesso, infatti, che carassi e piccole carpette, dopo le prime due o tre ore di pesca, si allontanino più in avanti. A questo punto, la soluzione più utile è di aumentare la bannière, ovvero la distanza tra galleggiante e cima. Ma, allo stesso tempo, si fa necessaria una lenza un po' più pesante e stabile. Ecco la soluzione proposta per 0,80 grammi di galleggiante: 5 pallini del 9, 1 del 10, 1 del 12, disposti rispettivamente a 5, 20 e poi 15 centimetri dall'amo.

La terza lenza è la soluzione per le condizioni difficili. Nebbia, temperature prossime allo zero, cielo grigio o pioggia. Le carpe sono immobili e soltanto i carassi mantengono una timida attività. Cosa fare? Tentare il tutto per tutto, specie se si è in uno sfidino tra amici. Suggerisco di impiegare un galleggiantino da mezzo grammo e di posizionare 3 pallini del 9, 2 dell'11 e 2 del 12 a distanze di 10 e 15 centimetri. Il terminale, stavolta, potrà essere più lungo: 20 centimetri sono un buon compromesso tra sensibilità e stabilità dell'esca.

Ammetto che le geometrie proposte non nascono interamente dai miei test, bensì sono il frutto di elaborazioni di lenze viste e studiate nell'internet. Le ho applicate più volte durante i miei tour e mi sento di proporle con cognizione di causa. Chi viene a pesca con me potrà confermarlo, dato che le utilizzo spesso con risultati molto buoni.

Le prede tipiche del carpodromo in inverno con l'appoggio dell'esca

Piccole carpe a specchi, regine, carassi mignon potranno rivelarsi interlocutori ideali per una domenica in laghetto, a patto però che si adottino due filosofie. La prima è quella di appoggiare l'esca sul fondo e la seconda prevede un appoggio di buona parte del terminale, così da renderlo totalmente sdraiato sul fondale. Adagiare soltanto l'esca è un'operazione meno complessa e richiede una preparazione basica: bisogna infilare l'amo nell'apposita fessura della sonda e assicurarsi che l'esca tocchi il fondale, magari eccedendo di qualche centimetri rispetto a quanto segnalato dal galleggiante. In caso di pesce particolarmente sospettoso, vince particolarmente la tecnica dell'appoggio (la chiamano così) che necessita di una sonda a molla. Essa va posizionata, infatti, sul pallino più vicino all'amo che si troverà solitamente 15/20 centimetri dall'amo. In altre parole, adagerete tutto il terminale sul fondo, rendendolo totalmente coricato e libero di attrarre i timidissimi ciprinidi. Attenzione però! In questo caso l'abboccata non sarà segnalata dal galleggiante con un movimento verso il basso, anzi noterete una vera e propria starata. Il galleggiante perderà il suo assetto e diventerà parallelo alla superficie dell'acqua, dandovi conferma dell'abboccata. 

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, vive da diversi anni nel Nord Italia occupandosi di marketing digitale. Dopo una lunga esperienza nelle acque pugliesi dell'Adriatico, frequenta da tempo le acque dolci in Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore esperto, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan tra Facebook e Instagram. È inoltre autore di due romanzi d'amore e pesca, oltre ad essere poliedrico collaboratore di riviste cartacee, aziende e blog di settore.

Articoli consigliati

I migliori articoli dall'archivio di Pescanet