ABC della pesca: i Galleggianti fissi

Ricevo molto spesso email e messaggi su Facebook che hanno il comune denominatore di individuare la lenza perfetta in pesca. Molta attenzione è posta sugli aspetti geometrici delle lenze, con spallinate, torpille, coroncine, ma pochi riferimenti ai galleggianti che, comunque, regolano in modo non indifferente la tenuta in pesca. L’articolo nasce dalla consapevolezza che niente dev’essere lasciato al caso nella pesca e non dobbiamo soffermarci alle apparenze. Quante volte ci è capitato di avere la stessa lenza del compagno di “banco”, gli stessi diametri di monofilo, ma catture in un numero minore. Vi siete chiesti che parte fa il galleggiante? Avevate lo stesso tipo di segnalatore? Le forme erano simili o differenti? Spesso è l’elemento che fa il gioco sporco e regge nel modo una lenza, contrastandone la corrente. In commercio c’è l’imbarazzo della scelta e le forme non bastano mai: goccia, pera rovesciata, affusolata, pennetta, pallina, moneta, ecc. Analizzeremo i modelli più comuni e diffusi, che coprono il 95% delle situazioni in pesca.

I galleggianti fissi

Una nota per il lettore è d’obbligo! Nessuna delle aziende presenti nelle fotografie ci ha pagati per la realizzazione dell’articolo, non vogliamo fare pubblicità subliminale. Eventuali difetti sono dovuto all’usura del tempo perché, come si può immaginare, i galleggianti “pescano” e si rovinano durante la loro vita naturale. Detto questo, veniamo al galleggiante (oggi trattiamo i modelli da bolognese – roubaisienne – canna fissa). Cos’è? Trattasi di un segnalatore piombato o non piombato composto da tre parti:

- ASTA. Segmento colorato che permette l’individuazione del galleggiante in acqua e le abboccate dei pesci. L’asta può essere gialla, arancione o nera; ogni colore si adatta meglio a diverse condizioni di luce.
- CORPO: Rappresenta la struttura portante del galleggiante che ne favorisce il galleggiamento.
- GAMBO o DERIVA: è il naturale prolungamento e garantisce la stabilità del galleggiante oltre alla funzione di fermare il filo per mezzo di tubicini in silicone. Può essere in carbonio o acciaio.

Analizziamoli secondo categorie, senza entrare nei minimi particolari dei prodotti (per questo ci sono i cataloghi, non Pescanet).


Galleggianti a carota

La forma è semplice e richiama una piccola carota con maggiore protuberanza verso l’alto che si profila più sottilmente a scendere. Nascono per un’applicazione in acque correnti sia basse che profonde, con canna fissa, bolognese, roubasienne. Vanno scelti quando c’è da tenere una buona stabilità perché contrastano bene la corrente e permettono una valida trattenuta della lenza. Maggiore è la “bombatura” e maggiore sarà la tenuta del galleggiante in acqua e viceversa. Quelli più allungati, con una distribuzione della balsa in un segmento costruttivo più lungo, è adatto per montature più morbide quali le spallinate, mentre i modelli più tozzi (sempre a forma di carota però) vanno tarati con la torpille o un bulk di pallini.


Galleggianti a goccia

La seconda categoria di galleggianti si chiama goccia per la sua caratteristica forma di goccia d’acqua verso il basso più o meno pronunciata. Vanno impiegati per la pesca in acque ferme, con assenza o minima corrente. La forma offre poca resistenza all’affondamento ma al tempo stesso è sinonimo di buona stabilità dato che la parte bassa ha una fisionomia più grossa rispetto alla parte alta. Possono essere montati su bolognesi, canne fisse e roubaisienne, con piombature raggruppate o scalate.


Galleggianti a forma di goccia affusolata

Il lettore meno attento non noterà grandi differenze tra i modelli a goccia e quelli dalla forma più affusolata. Il trucco c’è e riguarda la distribuzione della balsa in un segmento più ampio di longitudine (da sinistra a destra) e minore di latitudine (dall’alto al basso). Tale forma non incontra la resistenza dell’acqua e si muove con più agilità, ma oppone più superficie alla corrente. Tutto ciò impone un uso in situazioni molto statiche, per pesche delicate con piombature aperte.


Galleggianti speciali

Ci sono aziende che esprimono la propria creatività creando ibridi, come i modelli Colmic ritratti in foto. La particolarità di questo modello sta nell’antenna in plastica vuota multicolore piuttosto pronunciata. Ha il compito di segnalare le abboccate di pesci molto sospettosi come i cefali in acque ferme, lente o con poca corrente. La deriva è in fibra di vetro e, rispetto ai modelli in acciaio, affonda più lentamente in acqua, per un’entrata in pesca ancor più naturale.


Galleggianti "Tesse" di forma allungata

Esistono anche galleggianti dalla forma più pronunciata, che si sviluppa in lunghezza, disegnando quasi una penna con/senza bombatura finale. La particolarità è nel corpo lungo che termina con una piccola deriva solitamente in acciaio, utilizzati prettamente per la pesca dell’alborella, gardons, triotti con le velocette e corte canne fisse. Le piombature seguiranno la regola delle coroncine raggruppate, torpille o piccoli bulk. Il pescetto, infatti, è solito mangiare in velocità e l’esca dovrà apparire ferma, senza fastidiose oscillazioni.

Conclusioni

La prima infarinatura sui galleggianti fissi è conclusa. Prossimamente analizzeremo i galleggianti scorrevoli per la pesca all'inglese. Per scoprire come realizzare lenze per la pesca in mare e acqua dolce, consigliamo la lettura dei nostri articoli nella sezione dedicata. Buon divertimento!

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Nato nel 1983, pugliese d'origine e trentino d'adozione. Autore di due romanzi d'amore e pesca, interamente autoprodotti, si occupa di marketing digitale in una pluripremiata agenzia di comunicazione. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci del Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan in tutta Italia. Vanta collaborazioni con riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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