Trout Area

Anni fa, quando si pensava alla pesca alla trota in laghetto, venivano in mente lo striscio, la tremarella, la pesca con la bombarda ed il galleggiantino. Fausto Buccella, nome conosciutissimo nel panorama alieutico nazionale, aveva creato una rivoluzione nella pesca sportiva, introducendo un metodo di pesca alla trota perfezionato da altri grandi campioni come Marino Poloniato e Gino Soffritti. La pesca alla trota, dagli anni '90 in poi, diventava un fenomeno di massa, da nord a sud, che colpiva tutti: l'agonista, l'appassionato e il pescatore della domenica che voleva cimentarsi in una tecnica divertente ed efficace. Venticinque anni più tardi, la pesca alla trota in laghetto ha subito un'evoluzione grazie ad alcuni pescatori che hanno importato un metodo giapponese applicato poi alle acque italiane. Ne ho parlato anche io, nel "lontano" 2013, quando iniziava a muoversi qualcosa (con un articolo ormai obsoleto e palesemente errato), ma solo due anni dopo c'è stata una consacrazione della tecnica tale da identificare canne, mulinelli ed esche per praticarla. Mi riferisco all'area trout, o Trout Area, come lo chiamano in tanti. Scopriamo nel dettaglio di cosa si tratta.

Cos'è il Trout Area?

Dal 2015 è nel bagaglio di molti pescatori in laghetto. Ha origini nipponiche e, se dovessimo cercarla di definire in modo semplice ed efficace, potremmo farlo indicandola come una pesca a spinning con esche artificiali della trota in laghetto, con l'obbligo del rilascio del pesce. Forse, detto così, potrebbe sembrare tutto un po' riduttivo. Effettivamente c'è molto altro da dire. Innanzitutto partiamo dal primo concetto: rilasciare la preda, ovvero catch & release incondizionato. Questo deve avvenire, per praticare la pesca a trout area, nel modo più indolore possibile, con la massima cura. Ecco il motivo per cui si pesca con ami senza ardiglione ed artificiali non invasivi, oltre all'impiego di guadini con rete in gomma per evitare di far male alle trote. Anzi, oltre al guadino, è stato inventato il cosiddetto releaser: piccolo slamatore di ferro piegato, che consente di slamare il pesce in acqua senza necessità di afferrarlo. Insomma, tutto il contrario della pesca a spinning con cucchiaini rotanti ed ancorette, o della pesca a trota lago con le esche naturali. In questi casi, infatti, il pesce abbocca su esche invasive e l'unico modo per slamarlo è intervenire in modo pesante sulle trote (che sono esseri viventi molto delicati), causando quasi spesso la morte per infarto o gravi lesioni.

Canne e mulinelli per la pesca a trout area

La pesca a trout area va praticata con canne e mulinelli specialistici, creati appositamente per la pratica di questa disciplina. Sono canne diverse dalle classiche 2 pezzi da spinning: simili alle finesse, hanno una lunghezza minima di circa 170 centimetri fino a raggiungere i 2 metri e lanciano mediamente da 0,5 a 5 grammi.  Le azioni sono dolci ed i fusti possono piegarsi fino al manico. Sono classificate solitamente come UL o XL ed hanno anche costi alla portata di tutte le tasche, anche le più ristrette. Ovviamente esistono modelli giapponesi dal costo esoso, con prestazioni eclatanti, ma credo che per iniziare possa esser sufficiente anche una canna sotto i 70/80€ di manifattura orientale, con anelli leggeri e manico in neoprene o sughero. Per ciò che concerne i mulinelli, i modelli di taglia 1000 o 2000 al massimo, vanno sicuramente bene. L'importante è che in bobina abbiano una buona riserva di nylon o fluorocarbon dello 0,18/0,20 oppure di trecciato (anche se onestamente preferisco il caro vecchio nylon).

Esche per il trout area

Oltre a canne e mulinelli, sono stati introdotti in commercio artificiali specifici. Non si pesca con esche siliconiche, esche rotanti (anche se talvolta ho letto di cucchiaini barbless specifici per trout area), esche naturali innescate su ami con ardiglione. Si utilizzano invece cucchiaini ondulanti (i cosiddetti spoon), minnow di piccola dimensione, jerk di grandezza ridotta. Tutto quanto su ami sottili, non invasivi, senza ardiglione e con colorazioni delle esche che spaziano da tinte morbide a fluorescenti. I pesi delle esche variano solitamente da 2 a 5 grammi: io stesso, per esempio, posseggo una nutrita serie di spoon di varie marche con affondabilità differenti e pesi di 2,5 o 5 grammi. In rete c'è un po' di tutto. Il mio consiglio è di valutare bene le caratteristiche dei laghetti che si intenderà affrontare prima di acquistare a vanvera. Se le trote si trovano spesso in superficie (come per esempio in primavera ed in estate), ben vengano artificiali che lavorano negli strati più alti del laghetto. Vice versa, se le trote sono spesso sul fondo (per esempio in inverno o autunno inoltrato), acquistate pure spoon più pesanti, che si muovano agevolmente sul fondo creando oscillazioni tali da attrarre immediatamente le iridee affamate.

Come si pesca a trout area?

La pesca a trout area è una forma di spinning in laghetto molto più raffinata e delicata di quanto si pensi. Il concetto base, però, non cambia. Si parla di spinning, ovvero lanci e recuperi di hard baits e conseguente inseguimento dell'esca da parte delle trote iridee o fario. Ho assistito a diverse competizioni di pesca a trout area e mi sono fatto un'idea ben precisa. Agli inizi della competizione, o comunque dopo la semina, le trote sono molto attive e vanno cercate con la massima precisione. Il recupero deve avvenire velocemente, con canne piegate al massimo, sfrizionate e rilasci col releaser, fuori o dentro il guadino. Perchè ciò che conta agli inizi è la celerità nel recupero della preda. Non è assolutamente scontato. Poi, man mano che le catture vanno avanti, si assiste ad un graduale rallentamento dell'attività dei pesci: mangiano più raramente, inseguono, tintillano o sputano. La vera capacità del trotaiolo ad trout area, se così si può dire, è di individuare la hard bait più idonea, sia a livello di movimento, sia di profondità. Per esempio, alcuni garisti mi hanno confessato che nella prima fase della competizione impiegano esche leggere e lenze in fluorocarbon per ingannare le prede sulla fiducia. Successivamente passano ad esche più da ricerca, più lente, che si muovono anche sul fondo, al fine di individuare esemplari più smaliziati che colpiscono più per fastidio che per fame. Ciò è quanto ho applicato anche io durante le volte in cui ho pescato a trout area, e mi sento di consigliarlo a tutti coloro che cercano una serie di consigli per pescare con questa nuova disciplina che ha fatto innamorare in tanti.

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, vive a Trento. Nella vita si occupa di marketing digitale al servizio di Archimede, pluripremiata società di marketing e comunicazione trentina. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci del Trentino e dintorni: divulga la pesca a spinning, al colpo, il ledgering e la trota lago. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network. Inoltre vanta collaborazioni passate con PescareOnline, I Segreti dei Pescatori, Pescare, il Pescatore d'acqua dolce e realtà aziendali italiane e internazionali come Trabucco, Decathlon Italia (marchio Caperlan), Rizov, Cogitech, Piscor, Sport Sile. Infine è top contributor per il blog di Pescaloccasione.

Articoli consigliati

I migliori articoli dall'archivio di Pescanet