L'evoluzione del Light Rock Fishing

La pesca è la mia più grande passione. Un vero e proprio colpo di fulmine mi ha colpito sin da bambino quando provai l'ebbrezza del pesce in canna a soli sette anni. Di tempo ne è passato, ormai sono prossimo ai trenta, però ricordo quel momento con delle tinte ancora nitide. Oggi, dopo anni di “praticantato”, vi faccio compagnia con il consueto articolo mensile di pesca in mare parlandovi di Rock... Nella mia vita c’è anche spazio per una seconda passione che inizia con la M e termina con la A, ovvero musica. Suono la chitarra dalle medie, ho vissuto l’adolescenza a suon di rock, poi sono passato al metal e sonorità più cupe, attraversando un momento blues e funky che è tuttora nel mio stile musicale. Cosa c'entra con la pesca? Bene, in primavera ho sentito parlare di light “rock” fishing in un video promozionale a base di musica rock. E’ stato amore a prima vista, non tanto per l’aspetto ittico, quanto per il fatto che tutto fosse rock! E' nata qualcosa in me, al punto da sviluppare una sorta di vocazione per questo nuovo metodo di intendere la pesca in mare. Ho sviluppato la consapevolezza che il mondo di Poseidone non è fatto solo di spigole, serra, barracuda e leccie insidiabili a spinning. Scendendo di calibro possiamo scoprire luoghi apparente morti, al cui interno si intrecciano veri e propri mondi sommersi. E' anche una sorta di "purificazione" dell'animo che ci permette di vivere il mare in solitudine in compagnia della musica. Ci ho pescato per tutta l’estate in compagnia di un fedele lettore Mp3 che ha elargito emozioni a base di Metallica, Mr. Big, Dream Theater, Queen, Deep Purple... Dopo tanta meditazione alieutica è arrivato il momento di parlarne su I Segreti dei Pescatori, partendo da solide basi perchè è una tecnica giovane, in forte evoluzione e c'è bisogno di certezze prima di cimentarsi fino al collo!



Light rock fishing

Il 2012 ha visto la consacrazione del Light Rock Fishing. Il 2013 appena passato è diventato l’anno del Light Game. Tutti ne parlano, in tanti scrivono report e mostrano foto su Facebook. Sono nate pagine, gruppi, blog e siti web sul Light Game con una velocità davvero impressionante. Solo moda, tendenza commerciale o un’azione generalizzata volta al rinnovamento dello spinning in mare? Partiamo dal principio e vediamo di capire cos’è questo “laight rok fisching”… si mangia???

Cos'è il Light Rock Fishing?

Si tratta di una tecnica nata originariamente in Giappone, di recente importazione in Italia, che stressa il concetto della leggerezza nella pesca a spinning in mare. Apre le porte ad una differente strategia che punta alla cattura di piccoli predatori con canne leggere, mulinelli ridotti, diametri quasi capillari ed esche siliconiche di piccole dimensioni. Lo si può praticare tutto l’anno, di giorno e di notte, sia dalle scogliere rocciose che su sabbia, nei porti o in foce canale, con mare calmo o leggermente mosso. Sarete catapultati in un nuovo pianeta che vede protagonisti i piccoli pesci con i quali abbiamo preso confidenza da bambini, ovvero ghiozzi, bavose, scorfani, piccoli saraghi, orate di taglia mignon, piccole mormore. I filosofi del Light Rock Fishing affermano che non va considerato l’aspetto culinario della cattura quanto il valore intrinseco della preda. Sono totalmente d’accordo perché non mi aspetterei mai di cucinare uno scorfano di meno di un etto con le patate! Piuttosto guarderei la sua espressione, i colori, la vivacità, l’istinto che ha avuto nell’aggredire l’esca. Il catch & release di ogni preda è una prerogativa che rispetta il pesce e l’ambiente acquatico, anche perché spesso ci capiterà di catturare prede al di sotto dei limiti consentiti per legge (misure minime). Attenti a scorfani e tracine: capiterà di pescarli a light rock fishing, pertanto munitevi di pinzetta o un boca grip per slamarli (è una scelta personale – non sono contro il boca grip ma non lo preferisco)! Il pericolo di dolorose punture è sempre dietro l'angolo.



Attrezzature per il light rock fishing

Le aziende di settore propongono in catalogo canne, mulinelli, monofili e esche specifiche per il Light Rock Fishing. Esistono due varianti, conosciute come “mebaru game” (quello che tratteremo oggi, per la pesca di piccoli pesci) e “aijing game” (sgombri, sugarelli, spigole) e differiscono solo nel peso delle esche utilizzate. Per il Mebaru Game sono preferibili canne da Light Rock Fishing in due pezzi, con vettino pieno (solid tip) o in carbonio tubolare (hollow tip). La prima, con cima in carbonio pieno, è ottima per avvertire anche le più timide tocche dei pesci con bocca piccola e carattere meno aggressivo. La seconda, con la cima classica in carbonio che tutti conosciamo, è indicata per i pesci più aggressivi, che ingoiano l’esca con voracità. L’ideale sarebbe avere due canne da Light Rock Fishing, una per pesche di finèsse al ghiozzo, bavosa, tordo, sciarrano da azione 0,5/5 grammi, l’altra per una light “spinning” alla mormora o all’orata su fondali sabbiosi da 2/10 grammi. Il mulinello da abbinare andrà dal canonico taglia 1000 per fermarsi al 2500, con una bobina ampia e buona riserva di monofilo. Considerando che non faremo chissà quali recuperi, né lanci sostenuti, potremo puntare su una linea di prodotto medio-economica. Imbobineremo un nylon o fluorocarbon evitando il trecciato perché irrigidisce tutto il sistema. Il nylon è un giusto compromesso tra prezzo e prestazioni, mentre il fluorocarbon resta la scelta per i puristi che si adegueranno a diametri dello 0,18/0,23.



Esche per il light rock fishing

Dedico un paragrafo a parte alle due categorie principali per praticare il Light Rock Fishing. Abbiamo le soft lures e hard lures. Per soft lures si intendono artificiali siliconici che imitano piccoli gamberetti, pesce foraggio, anguilline o vermi coreani. Ne esistono di tutti i tipi e di tutte le taglie, le colorazioni sono piuttosto appariscenti e spesso sono anche “glitterate” per favorire il riflesso in acqua. Le dimensioni sono davvero minime e partono dai 2,5 cm per arrivare ai 5 cm. Vanno innescate su teste piombate da 1 a 3 grammi con ami del n°8, a seconda delle esigenze di lancio e profondità da raggiungere. I pesci ritratti in foto sono stati pescati con diverse soluzioni di soft lures siliconiche dal colore bianco al fucsia, passando per l'imitazione di un coreano (sandworm). I colori bianchi sono preferibili in condizioni di acqua chiara mentre le varianti con gradazioni più forti danno il meglio di se' con moto ondoso medio, acqua torbida e condizione di luce incerta (tramonto e alba). Alcuni modelli sono capaci di illuminarsi al buio per via della fluorescenza dei materiali e vanno trattati con una luce ad alto potenziale o infrarossi. Ricordiamoci che questi piccoli pesciolini mangiano più per curiosità e istinto predatorio che per fame. Le esche da LRF sono quasi tutte inodore e non credo che un ghiozzo indifeso voglia sbranare un worm solo per assaggiare il sapore del silicone. Solo le Berkley Gulp Sandworm e le Marukyu Power Isome hanno la caratteristica di essere scented ovvero profumate. Sono conservate all’interno un sacchetto richiudibile al cui interno è presente una sostanza ricca di aminoacidi. Quando arrivano in acqua sprigionano fragranze che risvegliano l’istinto predatorio, quasi come un verme coreano. I puristi del LRF preferiscono le soft lures inodore ma non siamo obbligati a seguire gli estremismi. A noi piace pescare e sperimentare tutto, fuori dalle mode.



Split shot rig, la mia montatura preferita

Dopo aver perso decine di teste piombate, costose ed economiche, talvolta anche autocostruite, ho valutato altre soluzioni. Girovagando nel web ho scoperto una montatura diversa dal solito che mi ha colpito per l'assoluta semplicità. Lo Split Shot Rig è composto da uno spezzone di 5/10 cm con un'amo sull'estremità e un piombino a 5/10 cm dall'amo stesso. Permette di pescare appoggiando l'esca sul fondo riducendo le possibilità di incaglio. Personalmente costruisco il terminale con un amo del n°10 tipo 6315 e quasi 10 cm di monofilo Berkley Vanish dello 0,18. Collego il terminale col filo madre attraverso un nodo di sangue e ci posiziono un pallino da 1,80/2,70 grammi.Le soft lures (o soft baits - che dir si voglia) dovranno essere animate con piccoli saltelli e improvvisi strattoni, sfruttando la posizione decentrata del piombino. Per pescare così leggero e avvertire le minime tocche dei pesci, impiego una canna Daiwa In-feet Rock Fish da 2,10 metri con potenza di lancio 1/7 grammi. In abbinamento utilizzo un mulinello Daiwa Theory 3000. Per coloro che sono alle prime armi col light rock fishing, sconsiglio investimenti così esosi. Imparate con qualcosa di più economico e, se ne avrete voglia, fate il salto di qualità.



Lanci, recuperi e catture

La tecnica di pesca resta comunque ancorata ai principi base dello spinning. Si lancia, si recupera e si attende la tocca del pesce al passaggio dell’artificiale. Entrando nei particolari più tecnici, c’è da dire che il Light Rock Fishing avviene a stretto contatto col fondo (non sarebbe “rock” se lo facessimo in superficie) e la testa piombata si muoverà tra alghe, sabbia, melma e rocce. Il recupero sarà lento, a zig zag, con piccoli saltelli e jerkate per stimolare l’appetito dei predatori. Non fermatevi troppo nel recuperare perché il fondale è un’insidia (forse una nota dolente) e causa spesso la perdita delle teste piombate. Potrebbero nascondersi ostacoli sommersi costituiti da anfratti, corde, rottami e tutto ciò che il mare di oggi presenta per via dell’inquinamento. E’ importante spendere due parole per la ferrata: essa è il risultato di una forza impressa per recuperare l’esca e far si che l’amo penetri nella bocca del pesce. Va tenuta a mente l’azione della canna perché se questa è formata da una cima in carbonio tubolare dovremo essere più delicati, per evitare di strappare la bocca del pesce. Se invece è una due pezzi in carbonio pieno, allora siamo facilitati e possiamo anche commettere qualche leggerezza nei primi tempi in cui faremo pratica.



Conclusioni

Abituarsi al pesce grosso è come arrivare ad un punto di non ritorno. Ho provato una strana sensazione nei primi giorni di light rock fishing. Mi sono chiesto se effettivamente valesse la pena spendere soldi ed energie in una pesca che punta alla riscoperta del pesce piccolo. Ero timoroso che dietro la novità Made in Japan vi fosse una logica commerciale quasi subliminale, fatta ad hoc per incrementare le vendite nel settore mare. Una serie di catture spericolate ha svoltato la mia filosofia. Non dimenticherò mai quel ghiozzo beccato sul più bello, lungo un canalone degradante, recuperato con un worm siliconico simile al coreano. Il sorriso della foto scattata dalla mia partner trasmette la mia soddisfazione per una sorpresa davvero inaspettata. Si trattava di un ghiozzo alla vigilia di Natale. Nulla di particolare, ma pescarlo a recupero aveva un sapore diverso! La carrellata di ricordi segue con l'emozionante combattimento di uno scorfano all'imbrunire, gonfiatosi quanto un pesce palla prima di uscire fuor d'acqua. Lo scorfano! Simpatico amico quasi sconosciuto alle classiche pesce al colpo che pratico tutto l'anno. In un caldo pomeriggio di fine agosto, invece, è stato il turno di due saraghetti catturati su un fondale misto roccia-sabbia con un Berkley Gulp e un Molix Virago. Chi l'avrebbe mai detto?! Due piccole prede capaci di sviluppare un reale istinto predatorio contro l'imitazione di un vermetto. Una soddisfazione dopo l'altra permetterà di cambiare anche il vostro modo di intendere l'acqua. Scoprirete veri e propri "acquari" in zone di mare apparentemente morte. Imparerete che il mare offre sempre qualcosa e spetta a noi apprezzare ciò che ci viene donato. Provate dapprima le soft baits più elementari, di colore bianco o marrone, per passare successivamente a quelle più articolate. Il comportamento dei pesci potrebbe cambiare di zona in zona, quindi evitate anche di fossilizzarvi su uniche tecniche di recupero ed alternate uno stile "morbido" a qualcosa di aggressivo! Torneremo a parlare di Light Rock Fishing molto presto. Ora diamoci da fare!

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Nato nel 1983, pugliese d'origine e trentino d'adozione. Autore di due romanzi d'amore e pesca, interamente autoprodotti, si occupa di marketing digitale in una pluripremiata agenzia di comunicazione. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci in provincia di Trento, Verona e Mantova. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan in tutta Italia. Vanta collaborazioni con riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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