Come pescare a Roubaisienne

Potrei iniziare l'articolo in mille modi. Preferisco esordire con una piccolo racconto dal gusto fiabesco, che corrisponde alla realtà. L'esigenza di scrivere un testo introduttivo e tecnico allo stesso tempo nasce da una storia vera. C'è la voglia e la consapevolezza di voler mostrare al lettore che ci segue dal Nord e dal Centro Italia che anche al meridione (perdonate il campanilismo) la pesca è evoluta e, nonostante le prime impressioni, una tecnica transalpina può adattarsi perfettamente alle nostre acque. Per chi non l'avesse ancora capito, stiamo parlando della roubaisienne, canna ad innesti d'origine francese ormai nel bagaglio di tutti, dall'agonista all'esperto, passando per la fascia dei cosiddetti “amatori”.



Amarcord

Ricordo ancora la prima volta con questo lungo “arnese” in riva al Lago... correva il Maggio del 2008 ed ero in pesca al Lago Locone, nei pressi della murgia Barese, teatro delle più aspre competizioni agonistiche del circuito Eccellenza sud – FIPSAS. Erano anni in cui la pesca al meridione vedeva il blocco imposto dall'assurda legge 24/2000 della Regione Basilicata, che impediva ai non residenti in regione di praticare liberamente la pesca sportiva, previo pagamento di un assurdo balzello. Tutto a un tratto era nato l'interesse per campi gara neutri, liberi dalle normative restrittive. In questo frangente il Lago Locone divenne punto di riferimento per agonisti lucani, pugliesi e campani che davano spettacolo con le lunghe canne ad innesti durante le domeniche primaverili. Però, come si può immaginare, si trattava di gocce in un deserto, ovvero nicchie specializzate, mentre i pescatori locali erano più propensi al ledgering o alla pesca all'inglese. In un sabato di metà maggio posizionai panchetto e accessori lungo le sponde più basse, dove una moltitudine di ciprinidi era visibilmente in pascolo a quasi 10/15 metri dalla mia riva. Ricevetti la piacevole visita di un pescatore autoctono appassionato di pesca al colpo, che mi scambiò quasi per un marziano, a causa della lunghezza spropositata dell'attrezzo. Nacque una spiegazione tecnica circa le motivazioni di una canna così lunga, i suoi vantaggi, gli svantaggi, ecc. Al termine dell'incontro realizzai quanto la roubaisienne fosse ancora sconosciuta in Puglia, nonostante l'importante alfabetizzazione alieutica imposta dai tanti agonisti che frequentano ormai le acque dolci. Poco è cambiato da allora. Oggi credo che la carta stampata possa fare la differenza attraverso un articolo semplice e schematico, alla portata di tutti. A distanza di anni sono tornato sul Locone, nello stesso punto in cui battezzai il mio primo attrezzo. Siamo a pesca tra verdeggianti distese di erbe e margherite, con l'eco della vallata che ci fa compagnia e tanto bel pesce con cui divertirci. Siete pronti?



Cos'è la roubaisienne?

Nasce a Roubaix in Francia. Per roubaisienne si intende una canna ad innesti tra i 9 e 14,50 metri (lo standard è 13 metri) costruita in carbonio alto modulo, abbastanza rigida e impiegabile per la pesca a corta distanza. Quasi tutti i pezzi presentano innesti che permettono di usarla alla lunghezza desiderata. La cima, invece, è costituita da “vettoni” telescopici più lunghi di una normale sezione, all'interno della quale vi passa un'elastico ammortizzatore, fermato da un apposito accessorio inserito nella base del primo, secondo o terzo pezzo. Non entriamo negli aspetti pratici del montaggio dell'elastico: su youtube ci sono dozzine di video che affrontano l'argomento. Dieci anni fa la roubasienne era un attrezzo di nicchia perchè i costi degli attrezzi sfioravano i due milioni di lire per una canna base. Oggi, vuoi per l'enorme offerta di attrezzi usati, vuoi per il progresso tecnologico dovuto alla produzione in oriente, la roubaisienne è alla portata di tutte le tasche. Una canna per le prime esperienze può costare sui 250/400€ ed è provvista di kit (punte supplementari), fodero, tubi, tutto l'occorrente per iniziare l'avventura francese. Molti rivenditori, sia privati che negozianti, propongono l'attrezzo già montato al momento dell'acquisto. A noi spetta solo andare a pesca e iniziare a fare pratica.



Come funziona?

Il principio tecnico che regola la roubaisienne consiste nel pescare con una lenza più corta della canna, distribuita su due-tre sezioni o quanto ne serve per raggiungere il fondo. Un accessorio fondamentale è il rullo che ci permetterà di portare all'indietro la “rouba”, favorendo le azioni di montaggio e smontaggio dei pezzi, evitando il contatto con la terra, graffi e sporco. Attraverso il rullo, il pescatore potrà gestire una canna lunga 13 metri che, nelle fasi di recupero, risulterà smontata e a riposo, con la sola punta impegnata nella gestione del pesce. Apparentemente può sembrare un concetto macchinoso ma non lo è. Nelle foto che completano l'articolo, potrete notare i miei movimenti in pesca: posizione base, canna all'indietro, combattimento finale. Giorno dopo giorno si fa pratica e gestire una canna così lunga diviene sempre più semplice, fermo restando che si tratta di una pesca impegnativa, che porta allo sfinimento fisico dopo 4 ore continuative.



Quale roubaisienne scegliere?

Poc'anzi abbiamo detto che una roubaisienne per le prime esperienze ha un costo di sui 250/400€. Cerchiamo di capire il perchè. Esistono canne da pesce bianco, da carpodromo e le linee intermedie, che hanno caratteristiche dell'uno e dell'altro tipo. Una canna da bianco è sicuramente da top di gamma e si configura come un attrezzo delicato, ma non trova molta applicazione con i pesci di media dimensione (carassi oltre i 200 gr, brèmes, piccole e medie carpe). Ci sono poi le canne da carpodromo nate per stress gravosi con chili e chili di pesce da macinare, grazie a elastici sostenuti e sezioni rinforzate. La soluzione per le nostre acque sta nel mezzo. Le canne “all-round” sono roubaisienne intermedie, fornite con almeno 3 punte, ovvero una da pesce bianco (consiglio di montare elastici da 0,8 a 0,96 mm) , una per tutti gli utilizzi (da 0,96 a 1,4mm) e l'ultima da grosse carpe (1,4mm in su). A seconda degli spot sceglieremo se innestare il primo o il secondo kit, tenendo di riserva il terzo qualora dovesse farsi viva una colonia di carpe. Il sottoscritto, per esempio, utilizza al Lago di San Giuliano (MT) e Basentello (BA) una punta da bianco con elastico da 0,96 in presenza di scardole, carassi e brèmes. Al Lago di Monte Cotugno (PZ) o al Lago Locone (BT), dove c'è una discreta popolazione di scardole, carassi, brèmes e carpe scelgo la punta intermedia. Al Lago Teaterno (CH), ormai divenuto un carpodromo di riferimento per il centro-sud, credo che occorra equipaggiarsi con kit da carpa senza troppe esitazioni.



Lenze per la roubaisienne

La roubaisienne ha il vantaggio di presentare la montatura in modo chirurgico, all'interno di una zona molto delimitata, in quasi tutte le condizioni di pesca. La bannière, ovvero la distanza tra cima e galleggiante, potrà essere adattata a seconda della lunghezza totale della lenza, del vento, della sensibilità che vogliamo avere in ferrata. Sono davvero tante le lenze per la pesca con la roubaisienne ma ne elencheremo quattro, nate per affrontare al meglio gli invasi del meridione.

- Lenza 1: Acqua ferma
Trattasi di una coroncina di pallini distribuita in 40/50 centimetri eseguita con piombini regolari, tutti della stessa misura. La struttura così lineare permette una discesa lenta e continua dell'esca che sarà attaccata senza troppa esitazione. I galleggianti più indicati sono a goccia allungata o dalla forma affusolata, che amplificano la percezione dell'abboccata. Questi modelli hanno la capacità di segnalare anche le abboccate “a spiombare”. E' la soluzione per la pesca di carassi, scardole e brèmes.

- Lenza 2: Corrente leggera
Il concetto è più avanzato del precedente ma non impossibile. La piombatura parte con tre pallini tutti uguali posti a una distanza decrescente ad una distanza regolare. Segue un gruppo di piombini, dapprima uguale ai tre iniziali, poi aumentiamo di due misure fino a poco più della metà della taratura. Scendiamo nuovamente di peso coi pallini, fino a tornare alle stesse misure iniziali. I galleggianti che vanno per la maggiore hanno una forma a goccia o ellittica con deriva in metallo (entra in pesca con maggiore velocità). E' una lenza perfetta per carassi e scardole combattive.



- Lenza 3: Corrente forte
Solitamente la corrente sostenuta implica un fondale alto (è possibile tra aprile e giugno, con le dighe al massimo dell'accumulo idrico), quindi dobbiamo contrastarla con una lenza ben disposta e graduale, per pescare in trattenuta con il galleggiante a distanza ridotta dal cimino. Dopo il terminale di 30 cm sistemeremo 5/7 pallini di misura crescente che tareranno al 50% la portata del galleggiante. A completare il tutto vi sarà una torpille o una piccola biglia di piombo. La soluzione proposta garantisce un'ottima presentazione dell'esca che si muoverà in modo sinuoso, alzandosi leggermente dal fondo per via della corrente laterale. I galleggianti con corpo tozzo a forma di goccia sono i migliori per queste situazioni difficili.

- Lenza 4: Pesci a galla
Quando i pesci vanno in frega non seguono le regole. Capita spesso di notarli mentre amoreggiano a pelo d'acqua. In tali circostanze dobbiamo inventarci un sistema per la pesca in superficie con poco piombo da distribuire in spazi veramente limitari. Conviene disporre i pallini a distanze regolari con un numero minimo di 3 e massimo di 5. La lenza entrerà in pesca lentamente ed in modo uniforme in un'altezza tra il metro e il metro e mezzo su un fondale doppio. Sceglieremo galleggianti affusolati ma a filo passante e antenna rinforzata. Le “botte” con le grosse carpe sono causa di rotture dei galleggianti più fragili!



Pasturazione

Nella pesca con la roubaisienne vi sono due concetti per la pasturazione. La prima, quella classica, prevede il lancio di palle di pastura mentre siamo in piedi sulla pedana del panchetto. Si prende la mira, si calibra il braccio e “plof”! Il sistema più conosciuto è indicato per la pasturazione pesante ad inizio pescata. Poi, quando bisogna andare un po' sul leggero, c'è chi sceglie di utilizzare la fionda oppure il cupping kit. Con la fionda e a mano abbiamo sempre un margine d'errore, sia che peschiamo con bigattini, sia con pellet o sfarinati ridotti a piccole noci. Una novità degli ultimi anni, non ancora in voga tra i pescatori amatoriali a roubaisienne, è il cupping-kit ovvero una coppetta che può essere applicata su una vetta specifica per la pasturazione. In questa piccola ciotola potremo metterci bigattini, pellets, miscugli di sfarinato con esche, ecc. Basterà allungare la roubaisienne fino al punto in cui pescheremo e versare il contenuto della coppetta in acqua, semplicemente girando la canna su se stessa. Solo così saremo sicuri di aver pasturato con precisione millimetrica.



Posizione e combattimento

Assumere una posizione corretta mentre siamo in pesca con la canna ad innesti è fondamentale. Molti garisti soffrono di mal di schiena dopo le competizioni, figuriamoci cosa può accadere ad un pescatore alle prime armi con la prima roubaisienne! Anche nella postura ci sono due scuole di pensiero. La prima vuole la canna al fianco col busto eretto e l'avambraccio che segue l'attrezzo. La canna è appoggiata sulla coscia destra e la mano sinistra la impugna a mo' di bilancia. E' una posizione per chi ha già fatto esperienza o, magari, possiede la giusta muscolatura per sopportare un peso non proprio contenuto. La seconda idea prevalente vuole la roubaisienne poggiata sui supporti centrali dei panchetti, con la canna tra le gambe appoggiata quasi sotto il sedere (c'è un apposita fessura nella seduta del paniere). Entrambe le mani la fermano ed il corpo è flesso in avanti. Sebbene si configuri come una posizione apparentemente più comoda, rischia di caricare un po' troppo la parte bassa della schiena. La scelta è molto personale e dipende dal fisico, considerando la capacità delle braccia e la resistenza allo sforzo. Una volta entrati in pesca con la posizione a noi più congeniale c'è solo da attendere l'abboccata. Facciamo attenzione alla ferrata: non stiamo usando una bolognese o un'inglese; alziamo la canna con fermezza ma non esageriamo! L'elastico ammortizzerà la fuga del pesce ma dovremmo dosarla attraverso due movimenti contrastanti. Quando il pinnuto tenderà a muoversi verso il largo, abbasseremo la canna concedendo lenza, mentre alzeremo l'attrezzo quando inizierà a indebolire la sua corsa. Pian piano porteremo la canna all'indietro, facendo attenzione al rullo alle nostre spalle. Una volta giunti all'innesto del kit, che coinciderà con la lunghezza della lenza, sganciamo la punta e peschiamo solo con le ultime due-tre sezioni. Sarà come usare una corta canna fissa con elastico e avremo un contatto ancora più diretto con la preda. Al termine dell'operazione slamiamo il pesce, completiamo l'innesco e ripartiamo innestando il kit. Uno dopo l'altro, cadranno in trappola carassi, scardole, carpe, brèmes e cavedani. Il risultato è garantito!

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Nato nel 1983, pugliese d'origine e trentino d'adozione. Autore di due romanzi d'amore e pesca, interamente autoprodotti, si occupa di marketing digitale in una pluripremiata agenzia di comunicazione. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci in provincia di Trento, Verona e Mantova. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan in tutta Italia. Vanta collaborazioni con riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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