Light Rock Fishing

“Non sono uno spinner, né lo sarò mai. Però amo il rock e lo pratico, sia a pesca, sia nella vita.” Quella che vedete in foto è una Jackson Performer del 1999, la mia prima chitarra elettrica di produzione giapponese, regalo di Papà per la promozione al 2° superiore. Ne ha cacciati di assoli dei più celebri chitarristi: Kirk Hammett (Metallica) in primis, Joe Satriani, Steve Vai, Paul Gilbert… Se solo potesse parlare, la mia Jackson avrebbe il sound melodico delle poesie interpretate dai mostri del rock. Col passare degli anni ho modificato i gusti musicali, passando dal metal ad un rock più maturo, attraversando una fase quasi post-glam, per dirigermi su tonalità più soffuse, miste di blues & soul, con il groove di Richie Kotzen. Chi ha l’orecchio fino noterà l’influenza di Kotzen nei video di Pescanet e tuttora lo considero un artista polivalente, non a caso il mio preferito.

Su youtube ho scoperto un filmato che mi ha incuriosito, proposto dalla Yamashita su Passione Pesca. Ho studiato il video di Stefano Corsi, campione del mondo di Bass Fishing 2011, col quale è stata introdotta ufficiosamente questa disciplina in Italia. Mi sembra che sia stato l’unico a parlarne con un video specifico ma la letteratura alieutica sul web resta povera di punti di riferimento. L’unire la passione per il rock musicale al rock nella pesca mi ha spinto alla realizzazione di questo pezzo, che si apre proprio con la chitarra in mano e vorrebbe spiegare con dovizia di particolari il Light Rock Fishing, con gli occhi di un pescatore esperto nella pesca al colpo, che non disdegna un approccio differente allo spinning tradizionale, un po' antipatico per l’avarizia di catture. Questo Light Rock Fishing mi è parso immediatamente alla portata di tutti, più idoneo alla mia Puglia dove grosse spigole sono ormai miraggi di Padre Pio e il pescetto vive una fase dominante.


Cos'è il Light Rock Fishing?

E’ tra le tecniche più innovative dopo il 2010 e sicuramente crescerà nei prossimi mesi estivi per via della “moda” dilagante che circola in rete. Apre le porte ad un nuovo modo di intendere lo spinning in acque salate con attrezzature limitate: canne leggere, mulinelli più piccoli, diametri ridotti, ed esche micro. Benvenuti in un nuovo pianeta inesplorato, nel quale i protagonisti sono i “pescetti” classici della tecnica a lancetto o la buca con la teleregolabile. Ghiozzi, bavose, scorfani, tordi, saraghetti… Questo pescheremo a Light Rock Fishing, puntando più all’aspetto sportivo della cattura che al valore culinario intrinseco. La sorpesa c’è sempre, ma non è la regola. Credo che per affrontarlo bene sia d’uopo andare con attrezzature leggere nell’ordine massimo dei 10 grammi di potenza (le canne specialistiche hanno azione 0-5gr) con fili anche dello 0,16/0,14 perché la taglia del pesce sarà sempre piccola, talvolta potrà superare a fatica i cento grammi.

Le sorprese del Light Rock Fishing

Impareremo a riscoprire quei pesci dalle livree accattivanti, con colori spenti ed accesi, dalla forma tozza o allungata, dimenticati a favore di altre specie più lussose. Da piccolo, nel 1993, ho imparato a pescare proprio questi pinnuti presentati nell’articolo odierno. Per molti anni non li ho più considerati, mentre adesso, che ne vado alla ricerca per fare light rock fishing, è come tuffarmi in un mare di ricordi con Nonno Mauro, mio grande maestro di vita, che era solito portarmi a pesca durante le vacanze estive a caccia di pescetto da zuppa. Il nome “rock” potrebbe trarre in inganno, infatti questa è una tecnica non solo rivolta a specie che vivono a contatto delle scogliere rocciose, che si infiltrano nelle tane come gli scorfani. Possiamo praticarla anche all’interno dei porti, di giorno e di notte, sia a fondo che a mezz’acqua che in superficie, calibrando l’esca e scegliendo quella giusta. E’ importante fare sempre catch & release, sia per il massimo rispetto per i pesci, sia per le misure minime. Capiterà spesso di beccare pesciolini al di sotto dei limiti consentiti dalla legge, quindi facciamo una cosa buona e giusta rilasciandoli, ammirando per un attimo la bellezza intrinseca che riuscirà a sorprenderci, recupero dopo recupero.


Le canne da light rock fishing

Il Light rock fishing è una specialità da praticare con mare calmo o leggermente mosso in estate, autunno, inverno (quando le acque non sono troppo gelide) ed in primavera, quasi 330 giorni su 365. Ad ogni stagione corrisponde un pesce dominante. Lo spinning con le esche standard da 7/9 cm sarebbe assolutamente un suicidio senza le condizioni giuste, mentre lo stesso spot, visto con l’ottica “rock” può trasformarsi in un mare di opportunità per il nostro modo di intendere la pesca ultraleggera. Le canne specialistiche sono dedicate all’ oppure al mebaru fishing, con vettino pieno (solid tip) oppure carbonio tubolare (hollow tip). Le azioni sono sensibilmente diverse ed il primo tipo (quelle con vettino a carbonio pieno) si presta per il light rock fishing perché riesce ad avvertire le tocche dei pesci più piccoli, che hanno una bocca minuscola, che aggrediscono l’esca più per curiosità che un reale istinto predatorio. Tuttavia, il costo di attrezzi così da finèsse è più alto delle normali 2 pezzi a vettino tubolare, che rappresentano ormai uno standard in commercio. Queste sono di più facile costruzione ed hanno azioni più nervose, ma peccano di un difetto: spesso strappano via l’esca dalla bocca dei piccoli pesci se usate in modo scorretto, quindi andiamoci piano!


Mulinelli e monofili

La taglia del mulinello segue la filosofia già vista per le canne. Consiglio un modello 1000/1500/2500 con bobina ampia e capacità di recupero negli standard. Non servono mulinelli all’ultimo grido, possiamo anche limitarci sui modelli economici sotto i 100€ perché i lanci che faremo saranno minimi ed i recuperi non richiederanno alcuno sforzo, vista la minima taglia dei pesci. Quanto ai monofili, la scelta è duplice: nylon o fluorocarbon. Evitiamo il trecciato perché irrigidisce tutto il sistema, mentre il nylon è il giusto compromesso tra economicità e funzionalità. I puristi possono scegliere i fluorocarbon ( ottimi i Berkley Vanish o Trilene da Loconsole ) con diametri non troppo sottili, tipo uno 0,18 o 0,20 che non accusano problemi sul mulinello, purchè maneggiati con cura.


Esche per il Light Rock Fishing

Parlando di esche introduciamo le due categorie principali: soft lures e hard lures. Per la realizzazione di questo articolo abbiamo utilizzato modelli di esche della Molix: Sator Worm di colore bianco ( 78 - Clear ) e blu-violaceo ( 61 - Savetta), Virago colorazione Ghost Shad, Perch e Vairone ideale per i sugarelli al quale un ghiozzo di ottime dimensioni non ha saputo resistere durante i test.  Partendo dalle soft lures, esse sono piccole esche in silicone e di taglia veramente ridotta, quasi 3/5 cm. Si tratta di imitazioni classiche del pesce foraggio ovvero avannotti, piccoli cefalotti o pescetti mignon (a Molfetta le chiamiamo sarachelle) con forme che cambiano da dritto, con coda, a doppia coda, anguillina e così via. Il panorama proposto dalle aziende è veramente immenso e spetta a noi scegliere quelle più catturanti. I siliconici vanno montati delicatamente su teste piombate da 1 a 3 grammi a seconda della distanza e profondità da raggiungere. Quelle più leggere vanno bene per lavorare su strati al di sotto dei 2/3 metri, con scogliere basse mentre le più pesanti (da 3 grammi) già si prestano per scendere a profondità più elevate. Ci sono poi le hard lures, come piccoli crank, popper e minnow di dimensioni ridottissime, che però non tratteremo in questo pezzo e ci riserviamo di farlo in avanti, con nuovi esperimenti.


La ferrata ed il recupero per il Mebaru Game

La pesca a stretto contatto del fondo è chiamata Mebaru Game. L'Aijing game invece lavora a galla e le prede principali sono i sugarelli, le occhiate, gli scombri e le lecce, talvolta anche aguglie e spigole. La bocca dei pesci che insidieremo a rock fishing con il Mebaru Game è molto piccola: ghiozzi, castagnole, bavose, donzelli, tordi e saraghetti hanno un’apertura boccale davvero limitata, quindi attaccheranno la testa piombata con voracità ma non sarà facile beccarli. Mi spiego meglio. La ferrata è il risultato di due situazioni: noi, che dall’alto tiriamo il monofilo e l’amo, che dal basso, si conficca nella bocca del pesce. Nel far questo dobbiamo tener conto della cima sulla nostra canna. Se è in carbonio pieno potremo imprimere maggiori colpetti per ferrare efficacemente. Con la cima in carbonio vuoto sarà d’uopo andare leggeri, con ferrate molto delicate per evitare i lisci classici del rock fishing. Quanto al recupero, va effettuato molto lentamente, sia mantenendo un contatto con il fondo attraverso piccole jerkate a saltello (attenzione a non fermarvi eccessivamente – rischiate di incagliare e perdere molte teste piombate, nota dolente del light rock fishing), sia movimenti laterali per imprimere una dinamica diversa dell’artificiale. In tutti i test effettuati per la realizzazione dell’articolo abbiamo sempre impiegato le teste piombate con amo incorporato (ovviamente…). L’altra lenza possibile vuole l’amo ad occhiello libero ed una piombatura terminale a 20/25cm (drop shop o down shot) fatta da piccoli pallini montati tipo una coroncina. Evitiamo fondali rocciosi per non sacrificare le nostre finanze nelle teste piombate e preferiamo, piuttosto, le banchine dei porti per fare allenamento o zone in cui c’è molta sabbia. I punti migliori sono quelli in cui il fondo degrada improvvisamente come canali o zone di risacca.


Ibrido: testa piombata ed imitazione di un coreano

Cari signori, la pesca non è una scienza esatta e neppure il light rock fishing lo è. Abbiamo tutto il diritto di “snaturare” in libertà una disciplina per sperimentare qualcosa che si applica nel lancetto o nella pesca in buca, sempre nella massima sportività proposta dalle esche siliconiche. Per effettuare questo ibrido, ho montato su una testa piombata da 2 gr un piccolo pezzo di verme della Berkley Gulp Saltwater Sandworm. Sebbene l’esca abbia tutte le caratteristiche del coreano, può essere annoverata tra le soft baits più redditizie per due motivi: non è in materiale naturale ma in composto simile al silicone, ha un buon movimento nell’acqua ed imita perfettamente un vermicello sbandato.


Questa è solo la prima puntata di una lunga serie

Concludiamo così questo primo grande articolo sul Light Rock Fishing specifico per il Mebaru Game, che ci ha visti impegnati per due settimane fatte di test e prove in diurna e notturna. Approfondiremo con nuovi test la pesca al sugarello, sgombri, occhiate e piccola spigole insidiabili con attrezzi ultra-light, attraverso l'Aijing Game. Crediamo molto in questa nuova tecnica e la praticheremo per tutta l’estate, con nuovi report ed aggiornamenti sul sito. Ricordate che il valore intrinseco del Light Rock Fishing non è nella qualità del pesce che pescheremo, ma nel contatto con il mare, la scogliera e questi abitanti quasi sconosciuti che vi doneranno piacevole relax.

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Nato nel 1983, pugliese d'origine e trentino d'adozione. Autore di due romanzi d'amore e pesca, interamente autoprodotti, si occupa di marketing digitale in una pluripremiata agenzia di comunicazione. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci in provincia di Trento, Verona e Mantova. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan in tutta Italia. Vanta collaborazioni con riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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