Carassi a ledgering

Vivo in un paese di mare a pochi chilometri da Bari. Respiro salsedine e sogno panorami tinti di blu ogni giorno. Eppure c'è qualcosa che mi spinge a fare tanta strada alla ricerca del carassio, un pesce che diverte per la sua semplicità, capace di allietare un freddo mattino d'inverno riscoprendo la tecnica del ledgering. Gennaio e Febbraio sono mesi di stallo perché la transizione verso la primavera arriverà a Marzo inoltrato. Spesso le giornate appaiono nebbiose e gelide ma, sott’acqua, i pinnuti sono sempre in attività. Noi indossiamo sciarpe e cappotti mentre loro vanno in letargo. Vivono liberamente cibandosi in dosi limitate, attendendo il volgere delle stagioni. Una giornata sul lago ha sempre il suo fascino, seppur tinta di nebbie e atmosfere zuccherate che richiamano panorami anglosassoni. Il ricordo dell'estate è lontano, pensarci desterebbe un po' di nostalgia. Siamo all'aperto, tra alberi e prati spogli, con i livelli idrici in crescita che lasciano ben sperare per la stagione futura.



Conosciamolo meglio: il carassio!

“Se non ci fosse stato il carassio, cosa avremmo pescato negli ultimi vent’anni?” La domanda sorge spontanea. Sono solito frequentare i laghi di Puglia, Molise e Basilicata, invasi colmi di metri cubi d'acqua raccolta a scopo irriguo e industriale. Molte di queste opere sono state costruite a cavallo degli anni ‘60/’70 grazie agli imponenti finanziamenti del Piano Marshall e Cassa del Mezzogiorno. Chi le popolava? Le popolazioni autoctone erano costituite da cavedani, alborelle, pesci gatto, barbi e trote che colonizzavano il corso di fiumi come l’Ofanto, il Biferno, l’Agri, il Sinni. Con la nascita dei laghi artificiali e il loro riempimento, sono subentrati (artificialmente) ospiti alloctoni come le carpe, le brèmes e i carassi. Questi ultimi appartengono alla famiglia dei ciprinidi, provenienti dall’Europa centrale e dall’Asia. Grazie all’immissione umana, si sono spinti lungo i fiumi che originano gli invasi, adattandosi a condizioni talvolta estreme.

Habitat del carassio

Li troviamo, altresì, in acque inquinante, poco ossigenate, lente e addirittura calde, tipiche delle cocenti estati meridionali! La qualità delle carni è veramente scarsa ma ciò non rappresenta un ostacolo per i pescasportivi dediti al catch-release. Il carassio ha un temperamento tranquillo e un carattere socievole. Si sviluppa in forme nane quando l’ambiente circostante è limitato mentre raggiunge pezzature di rilievo in habitat più liberi, sfiorando il chilo di peso. La livrea è tendente al bianco ma talvolta eccede in un giallo oro dovuto a possibili incroci con le carpe, talvolta chiamati “carassi carpati”. Il carassio è un pesce per quasi tutte le tecniche praticabili da riva: inglese, bolognese, roubaisienne, ledgering. L’articolo odierno focalizzerà l’attenzione sul ledgering, specialità importata in Italia dalla Gran Bretagna che riscuote, anno dopo anno, un enorme successo anche a livello agonistico.



Ledgering light

Le temperature rigide impongono un abbigliamento pesante, non a caso sono a pesca con un cappello, felpa e un paio di jeans dal tessuto rinforzato. Il freddo lo avvertiamo a pelle e lo stesso accade per i carassi. L’abbassamento termico rende più abulici i pesci, di conseguenza le funzioni primarie sono rallentate ma non annullate. Per intenderci, potremmo affermare che il carassio va a pranzo e cena tutti i giorni ma mangia pasti ridotti, perché impiega più tempo per digerire a causa della minore attività subacquea. Nella pesca tutto si traduce in mangiate più rarefatte, timide tocche e combattimenti un po’ limitati (comunque emozionanti) rispetto alla stagione primaverile che coincide con la frega. Il pesce tende a muoversi in acque profonde e staziona sul fondo alla ricerca del nutrimento. Tenteremo una delle tante filosofie del ledgering privilegiando la leggerezza: il menù è composto da cage feeder e power-gum con un terminale morbido. Invoglieremo i carassi con succulento pasto proteico, che cadrà dal cielo quasi come un dono natalizio! La scelta del power-gum non è casuale. Ho notato un comportamento migliore in pesca rispetto al classico “anti-tangle” . Per prima cosa, pare più preciso nei lanci e non ne modifica la traiettoria. Inoltre, quando si va sul sottile, trasmette al meglio le abboccate e non le spegne. Test ripetuti in tre dighe diverse mi hanno dato ragione sui vicini di postazione che, per scelta personale, continuavano ad usare l'anti-tangle.



Lenza per pescare il carassio a ledgering

Lo schema riportato nell’immagine è alla portata di tutti. Lungo il trave dello 0,16/0,18 faremo passare un stopper in gomma, una perlina, un moschettone e successivamente una seconda perlina che funzionerà da para-strappi. Agganciamo la lenza ad uno spezzone di powergum già pronto di circa 15 cm (solitamente utilizzo il modello Middy acquistato online dall’Inghilterra). Colleghiamo alla girella del powergum un terminale di 30 cm dello 0,12, armandolo con amo del 12 a forma tonda, che ospiterà una bandiera costituita da 5 bigattini. L’innesco sarà grosso e invitante, capace di muoversi anche con temperature rigide. Il segreto per mantenere vive le larve è tutto nella conservazione dopo l’acquisto. Teniamole in frigorifero e portiamo con voi una “sacca a tracolla” per bigattini, tenendoli al caldo durante il tragitto. Mentre saremo a pesca, avremo cura di porre la sacca sotto il nostro abbigliamento tecnico. Il calore del corpo li terrà in movimento fino all’entrata in pesca. Solitamente questo metodo fa la differenza rispetto a larve moribonde o quasi congelate. Il bigattino va cambiato spesso, ogni quarto d’ora. Soffre il gelo e muore, perdendo l’attrattiva a causa del mancato movimento. Se proprio non dovessimo avere la disponibilità in negozio, opteremo per il lombrico.



Cage feeder e la pastura

L’ inverno ci obbliga a giocare tutte le carte possibili per raggiungere il massimo del rendimento col minimo sforzo. L’abbinamento di un cage feeder al ledgering light è una carta da sperimentare. Il pasturatore a gabbietta ha la capacità di caricare sfarinato e rilasciarlo nella zona di pesca, in un periodo di tempo relativamente breve. I carassi, incuriositi dalla nuvola di pastura, si avvicineranno sul letto depositato a fondo. L’acqua gelida porta con sé alcune insidie. La principale è nel mancato scioglimento della pastura all’interno del cage feeder. Occorre scegliere il modello giusto a seconda della profondità entro cui opereremo. Il tempo di scioglimento è proporzionale alla larghezza dei fori (chiamati anche maglie), ovvero più sono larghi e più la pastura verrà a contatto con l’acqua. Su acque poco profonde e correnti blande consiglio tipologie con maglie larghe, dai 15 ai 30 grammi. Per fondali più elevati punteremo su gabbiette a maglia un po’ più stretta, in materiale ferroso o plastico, con peso tra i 25 e 50 grammi. Per la realizzazione dell’articolo ho impiegato una pastura da carassio con grana media, ricca di sostanze appetizzanti, mais tutti-frutti e bigattini. L’impasto va dapprima setacciato e poi farcito con altri componenti per allungarlo al meglio. Se non dovesse sciogliersi correttamente ad ogni recupero, controlleremo la sua consistenza, rendendolo più malleabile al tatto. L’acqua fredda è spesso un ostacolo allo scioglimento di sostanze troppo leganti o compresse.



Carassi, uno dopo l’altro!

Lanciare, aspettare, tirare. Magari fosse tutto così semplice! L’idea dominante è legata alla concezione statica della pesca a fondo che è fatta di pause e silenzi. Nel ledgering, complice la pastura e l’azione di pesca più raffinata, i momenti di fibrillazione per il pesce in canna sono più frequenti. Lanceremo l’esca a distanze medio-lunghe, senza forzare la tre pezzi. Appoggiamo la canna sul rod-rest quasi parallelo all’acqua e concentriamoci sulle tocche dei pesci. Le partenze da capogiro sono molto rare. Assisteremo a blande abboccate e sterili tentativi di fuga. Sarà sovente notare una tocca dopo l’altra fino a quella decisiva. Spetta a noi cogliere l’attimo senza esagerare nella ferrata. Affrontate pure i vostri spot preferiti con le linee guida descritte nell’articolo!

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, coniugato, vive a Trento. Nella vita si occupa di marketing digitale al servizio di Archimede, pluripremiata società di marketing e comunicazione trentina. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci del Trentino e dintorni: divulga la pesca a spinning, al colpo, il ledgering e la trota lago. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network. Inoltre vanta collaborazioni passate con PescareOnline, I Segreti dei Pescatori, Pescare, il Pescatore d'acqua dolce e realtà aziendali italiane e internazionali come Trabucco, Decathlon Italia (marchio Caperlan), Rizov, Cogitech, Piscor, Sport Sile. Infine è top contributor per il blog di Pescaloccasione.

Articoli consigliati

I migliori articoli dall'archivio di Pescanet