Pesca a fondo al pesce serra

La febbre dei serra ha contagiato anche noi! Da qualche tempo in Puglia si vive un certo effetto serra tra i pescasportivi locali. Non inquinamento atmosferico, bensì caccia grossa al pesce serra. Per molti pescatori l'arrivo della specie, sconosciuta fino a qualche anno fa nelle acque del basso adriatico, coincide con una cattiva notizia; per altri, invece, rappresenta un diversivo da sfruttare per esperienze indimenticabili. Una cosa è certa: il serra è un intruso, un disturbatore alloctono, un killer che va soppresso. Molto spesso ci capita di recuperare la nostra preda e avvertire un improvviso scossone. Pesci mozzati, distrutti e a dir poco dilaniati dal pesce serra che agisce indisturbato senza che la natura reagisca alla sua spaventosa voracità. Il carattere aggressivo del serra spaventa la minutaglia e i poveri cefali, costretti a rintanarsi per sfuggire al suo attacco. Più volte siamo stati testimoni di attacchi in diretta condotti sul filo del secondo. Altrettante volte, abbiamo visto la morte delle povere prede decapitate dalla furia del pesce serra.

Pesce serra: competizione alimentare e problemi ambientali

Persino la spigola è andata in competizione col serra e la penuria ittica riscontrata negli ultimi mesi è sicuramente da ricondurre anche alla presenza di queste bestie di Satana, che hanno raggiunto le nostre coste e vi sono accampate. La minore pescosità del basso Adriatico non è da attribuire esclusivamente ai pesci serra. Sebbene arrivino a compromettere la situazione, la piaga maggiore è rappresentata dalle reti sotto-scosta, posizionate da pescatori senza scrupoli che, appurato il lassimo e l'assenza di controlli delle autorità preposte alla vigilanza, si muovono indisturbati di giorno e di notte, anche a pochi metri dalle imboccature dei porti o manufatti portuali dove vige il divieto. Gli scarichi fognari non depurati e l'inquinamento causato da tutti noi fanno da contorno a una situazione non certo rosea che, per certi versi, è verosimilmente disastrosa: pesce piccolo, sotto misura minima, ricco di parassiti. Le immagini della propaganda televisiva (mi sento molto Beppe Grillo in questo momento) raccontano e paventano situazioni di bellezza paesaggistica delle spiagge di Puglia. In pochi sanno e documentano la pochezza ittica che registriamo anno per anno, causata sia dai depuratori fatiscenti, sia da pesci maledetti quali i serra. Fatto questo cappello introduttivo, lascio al lettore la scelta sulla sorte finale del Blue Fish. Permettetemi però di esprimere un parere personale: chi ha il coraggio di sopprimerlo (per gettarlo nella spazzatura o cucinarlo per se') eviterà la strage di pesce foraggio perpetrata dal temibile predone dei mari. Non basterà questo per ripristinare la catena biologica. Dovremmo tutti impegnarci per segnalare reti abusive e scarichi fognari malfunzionanti, perchè il mare soffre di tanti problemi, non solo dei serra!

Conosciamo meglio il pesce serra

Abbiamo un coinquilino che bussa alla porta da anni. Si chiama Pesce Serra. Non è molto bello a vedersi. Combina casini, fa' sempre un po' di cagnara, è uno stupratore di cefalotte e spigolette indifese. Dopo qualche anno di latitanza nei mari caldi ha deciso di rompere le scatole in casa nostra perchè... in Italia sono tutti ben accetti: clandestini, ladri, prostitute, papponi. Un po' di divertente xenofobia fa al caso nostro. La migrazione dei serra in acque tiepide italiane ed è il risultato della migrazione ittica del Mar Mediterraneo, conseguente l'innalzamento generalizzato delle temperature. Lo si può pescare sia da terra che dalla barca. Gli spot migliori sono l'interno dei porti, le imboccature o le scogliere con profondità bassa o media. Predilige i periodi caldi e lo si cattura da aprile fino a novembre inoltrato. Si muove principalmente all'alba e al tramonto, mentre riduce l'attività in pieno giorno o di notte. Si ciba di pesce foraggio, cefali, spigolette, occhiatine, aguglie e, talvolta, orate. Le testimonianze di pesci mozzati dai denti del serra conferma la nostra tesi. Le dimensioni sono variabili e partono dai 150/200gr per i "baby serra" fino ai 7/8 kg pescati lungo le coste pugliesi durante l'estate scorsa.



Tutto l'occorrente per pescare il pesce serra a fondo

La pesca al serra richiede capacità di recupero e gestione del contrasto con una preda molto potente. Al bagaglio esperienziale va aggiunto un pizzico di compentenza derivante dalla pesca a fondo. Tuttavia, diversamente dal surf casting più spinto (che spesso genera estremismi alla "chi sono io e chi sei tu"), la pesca a fondo del serra è decisamente semplice, perchè si tratta di lanciare un boccone succulento e aspettare che la bestia passi in zona per abboccare. La visione così semplicistica della pesca al serra deriva dalla mia conoscenza di tecniche nettamente più complesse, che richiedono preparazione e molto più ingegno. La cattura del serra, invece, può essere effettuata anche con modeste attrezzature da pesca a fondo, senza particolari fronzoli. Persino Vito, il protagonista di questa battuta di pesca, ammette che pescare un serra appare paradossalmente più semplice di una battuta di pesca a galleggiante con terminali sottili. Le attrezzature necessarie saranno costituite da canne telescopiche o in due pezzi con azione 90/180 grammi attrezzate con mulinelli di taglia 6000/8000 a frizione anteriore. Imbobineremo uno 0,30 con shock leader dello 0,50/0,60 da impiegare come parastrappi nel lancio di piombi tra i 50 e 120 grammi, in contesti di calma assoluta come l'interno e l'imboccatura di grandi porti.



Montatura per pescare il pesce serra e consigli

La montatura è un invito alla purezza. Non necessita di accorgimenti da purista. La stessa foto del piombo e moschettone, fermato con piccolo gommino plastico e girella, certificano in modo netto e inequivocabile che la semplicità colpisce ancora! Monteremo lungo lo shock lader un peso variabile tra i 50 grammi (mare calmo, assenza di vento e gran caldo) e i 120 grammi (forte corrente, mare increspato e bassa pressione) che sarà fermato da una perlina salvanodo, seguita da una girella. Ad essa connetteremo il terminale dello 0,40 per circa 50/70 cm. Leghiamo al terminale un rinforzo con un cavetto di acciaio da 20 cm armato di amo, sul quale passerà ulteriore amo (libero). La grandezza di questi ami si attesta sui 2/0 o 3/0 (a gambo medio). I motivi sono principalmente due: presentano nel miglior modo la sarda e penetrano agevolmente nella bocca del pesce serra bucando il palato.



Come innescare la sarda?

La pesca a fondo al pesce serra si esegue con una sarda fresca, possibilmente non congelata nè seccata o abbrustolita al sole. Dobbiamo presentarla con un innesco voluminoso che si depositerà sul fondo e richiamerà l'attenzione dei predatori di passaggio. La sarda va dapprima fermata con l'amo fisso all'interno della testa, poi con quello mobile al livello della pancia. Una volta trapassata la carne, fissiamo tutto con del filo elastico, come se si trattasse di un salsicciotto. La sarda ha solo un inconveniente: d'estate è attaccata dalla minutaglia quindi bisogna cambiarla ogni 15/20 minuti per offrire al serra un pasto appetitoso. L'approvvigionamento delle sarde è molto facile d'estate al ritorno dei pescherecci. Possiamo comprarle in pescheria e al mercato rionale del pesce. Sceglieremo se usarle il giorno stesso oppure mantenerle in busta chiusa per la pesca nei giorni successivi. E' sempre bene avvolgerle in una carta di alluminio in gruppi di almeno 10/15 pezzi che rappresentano il minimo insindacabile per una battuta di pesca di 3 ore.



Combattimento col pesce serra

Sceglieremo lo spot in una zona interna o esterna del molo. Ci sono specifici divieti che non permettono la pesca nei porti, eppure un po' di tolleranza c'è sempre, specie nei porticcioli di piccole località. Il senso dell'acqua in ognuno di noi individuerà le zone di transito dei pesci. Sovente capita di osservare branchi di cefali a pelo d'acqua o salti improvvisi. In giornate molto calde, con alta pressione e marea crescente è un copione che si ripete. I serra cacciano nelle immediate vicinanze ma non lo danno a vedere. E' molto raro che segnalino la presenza con guizzi o salti nel vuoto. Spaventano il pesce foraggio che corre impaurito per l'attacco del temibile avventore. Lanceremo a ridosso delle mangianze, sia a 50/60 metri, sia a 80/100 metri. Non serve scagliare l'esca in modo poderoso. Gli spazi di pesca sono ristretti. Un semplice above cast è quanto fa per noi. Poggiamo la canna sul treppiede e poniamo il filo in tensione. Apriamo la frizione del mulinello e aspettiamo l'abboccata. In tanti sperimentano il sistema bait-runner tipico del carp-fishing, ovvero la frizione "a folle", che parte con l'abboccata e la successiva fuga del serra. In mancanza di un mulinello ad-hoc possiamo arrangiarci in modo alternativo. L'importante è ferrare e tener stretta la bobina, fino alla regolazione della stessa mentre daremo vita al combattimento. E' la soluzione migliore perchè concede tutto il tempo necessario all'esca di infilarsi nella bocca del serra. Il nemico può ingoiarla e scappare con la coda tra le pinne!

Combattimenti spettacolari

Il combattimento è un vero spettacolo. Il pesce serra si muove come una locomotrice impazzita e prende il largo in un attimo. Salta, si dimena con capriole, disturba la tranquillità del mare. E' veramente un pesciaccio che non ha nulla da condividere con gli abitanti pacifici dei nostri mari. Durante il suo show, il pescatore mantiene i nervi saldi e la massima concentrazione nel recupero, forzando il pesce verso riva, sfruttando l'azione rigida dell'attrezzo. Gli attimi finali sono i più importanti. Non c'è margine per alcun tipo di errore. Il serra ormai sfinito salirà a galla. L'amico di pesca sarà pronto col guadino in acqua (l'azione si fa obbligatoriamente in due) e attenderà l'arrivo del pesce verso la battigia. E' bene far entrare prima la coda del serra all'interno della testata, poi il resto del corpo. Se dovesse scappare, ripetete l'operazione. Prima la coda poi la testa. Nel salpare il pesce non bisogna mai commettere l'errore di alzare il guadino verso l'alto perchè rischierebbe di spezzarsi in due. A pesce sicuro, infiliamo nella bocca una pinza a becco lungo che avrà il compito di staccare l'amo dal palato o dal labbro. Non mettete mai le mani nella bocca del serra! Non fatelo per nessun motivo! I denti sono acuminati e il rischio di una dolorosa ferita è quantomai reale. Prendiamolo in mano e scattiamo una fotografia. Anche stavolta ce l'abbiamo fatta. Il big fish sarà vostro!

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, vive a Trento. Nella vita si occupa di marketing digitale al servizio di Archimede, pluripremiata società di marketing e comunicazione trentina. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci del Trentino e dintorni: divulga la pesca a spinning, al colpo, il ledgering e la trota lago. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network. Inoltre vanta collaborazioni passate con PescareOnline, I Segreti dei Pescatori, Pescare, il Pescatore d'acqua dolce e realtà aziendali italiane e internazionali come Trabucco, Decathlon Italia (marchio Caperlan), Rizov, Cogitech, Piscor, Sport Sile. Infine è top contributor per il blog di Pescaloccasione.

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