Pesca ai calamari - Eging ai cefalopodi

La pesca al calamaro sta subendo un'evoluzione tecnica di notevole spessore. Negli scorsi anni alcuni timidi approcci avevano portato le case costruttrici verso la definizione di articoli ed attrezzature specifiche per la pesca ai cefalopodi. L'inverno del 2011 si è presentato con una sorpresa alle porte: coste invase di calamari senza un'apparente spiegazione, forse dettata dal clima e dai cambiamenti dell' Adriatico. E' scoppiata così la mania dell' Egi Fishing, volgarmente chiamata pesca al calamaro. In occasione del raduno Sea Bass Clan del 28 Gennaio al porto di Brindisi, gli amici Antonio Laporta, Vincenzo Muscolo e Marco Tortora del Team Molix hanno effettuato una dimostrazione di Eging. Ne abbiamo approfittato per capirci qualcosa, vista la nostra totale inesperienza in questo campo. Ecco a voi una base sull' Eging, molto semplice e completa di un video istruttivo alla portata di tutti!



Introduzione all' Eging - di Antonio Laporta

L'eging è una branca dello spinning che ha origini antichissime ed il nostro target è costituito da tutti i cefalopodi che verranno ingannati con l'utilizzo di esche finte a lancio. E’ una tecnica tra le più praticate in Italia soprattutto nei mesi invernali. Parliamo di un sistema di pesca che può risolvere tristi giornate di spinning, avare di catture. Ovviamente i cefalopodo insidiabili saranno seppie, totani e calamari, con la sporadica comparsa di qualche gradito polpo.

L' evoluzione della pesca a seppie e calamari

Anche per l' Eging, l’evoluzione della tecnica ha portato a far crescere questa disciplina a livelli altissimi. Le esche più usate sono le "egi", volgarmente chiamate totanare. Si tratta di esche che ricordano la forma di un gambero; in testa sono provviste di un piombo che le fa affondare in maniera differente a seconda del loro peso. In passato erano rivestite di seta e verniciate con del materiale glow che le rendeva fluorescenti al buio. Quelle di ultima generazione sono rivestite di materiale sintetico ad alto potere termico e riflettente che ne aumenta la localizzazione da parte dei nostri amici predatori tentacolati. Anche in questo caso troviamo su alcuni punti del corpo della vernice glow che ne aumenta la visibilità in acqua.



Attrezzature specifiche

In questo caso, come nel light rock-fishing, per praticare al meglio questa tecnica bisogna munirsi di attrezzi specifici. Utilizzeremo delle canne di lunghezza compresa tra 7’9 piedi e 8’6 piedi, di potenza di lancio compresa tra 10-30 gr ad azione regolare. Queste canne di solito montano un maggior numero di anelli che diminuisce il problema grovigli del filo in fase di lancio. Sono attrezzi abbstanza morbidi che ci consentiranno di ferrare in maniera precisa la preda e di assecondarne le fughe senza strappare le loro delicatissime carni. Un buon mulinello a frizione anteriore e con un basso rapporto di recupero caricato con del multi-fibre da 15 lbs è ciò che fa al caso nostro. Il terminale in fluorocarbon varierà di dimensione e sarà compreso da uno 0,24 fino ad uno 0,40 a seconda dello spot e della dimensione delle prede in zona.



Come recuperare pescando a eging

La tecnica di recupero moderna alla “japan style” è molto particolare. Lanceremo l’esca e la faremo affondare fino a toccare il fondo. A questo punto effettueremo un paio di poderose jerkate eseguite dal basso verso l’alto, a cui seguirà una pausa lunghissima e così via. Una volta avvertito il peso della preda, che avrà afferrato l'esca tra i tentacoli, ferreremo in maniera decisa in modo tale da far penetrare gli aghi dell’esca nelle carni del cefalopode. Seguirà un attento recupero che si concluderà con il salpaggio di una preda che in casi di peso eccessivo avverrà con l’ausilio di un guadino.



Conclusioni

Ringrazio Antonio Laporta per questa sua introduzione all' Eging, una disciplina di notevole interesse che desterà una particolare curiosità tra i pescatori di Puglia e dintroni. Vista l'assoluta novità, Marco de Biase ha realizzato un video tutorial in collaborazione con Vincenzo Muscolo e lo stesso Antonio. Il nostro filmato spiega nei nei minimi particolari la pesca ai cefalopodi e invita a testare le vostre attrezzature per future catture di successo!

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Nato nel 1983, pugliese d'origine e trentino d'adozione. Autore di due romanzi d'amore e pesca, interamente autoprodotti, si occupa di marketing digitale in una pluripremiata agenzia di comunicazione. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci del Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan in tutta Italia. Vanta collaborazioni con riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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