Ledgering in acqua dolce

Le idi di marzo sono già passate, il tempo è in costante mutamento e le giornate si allungano sempre più, regalando inaspettato sole alle acque flagellate dal maltempo. Sono solito definire questa parte dell'anno con un termine molto eloquente: il "risveglio". Un risveglio della natura che investe sia i pesci che altri animali. Lo si nota nell'aria, sempre frizzantina, che assume quel sapore primaverile, tanto desiderato da noi tutti appassionati di ledgering. Un campanellino d'allarme che si fa vivo interiormente, pronto a farci riscoprire la passione anglosassone importata in casa nostra. Scrivere di ledgering impone un approccio attento, specie perchè si tratta di una tecnica in continua evoluzione, che scopre ogni anno nuovi adepti, pronti a dare battaglia a barbi, savette, carpe, cavedani e carassi. Descriveremo, quindi, con dovizia di particolari e semplicità di termini tutto ciò che serve al pescatore alle prime armi per avvicinarsi a questa pesca a fondo evoluta. Esploreremo alcuni concetti chiave per la pesca di questi ciprinidi, i più comuni, che popolano le acque del meridione, in invasi di grosse dimensioni, dove la mangianza parte in primavera e si conclude in autunno inoltrato.


Attrezzature per la pesca a ledgering

Il ledgering (o pesca a feeder) ha l'aspetto devastante di essere una tecnica pescosa, spesso infallibile. Apparentemente può sembrare anche semplice: si lancia, si aspetta, si tira. Non è così... magari fosse così. Questo deriva da un retaggio obsoleto, che la vede come una pratica statica, con poco movimento e deludente passività. I risultati strabilianti del ledgering hanno portato ad un generale ripensamento, al punto tale da rivelarsi un metodo alternativo alla classica pesca a galleggiante. Non vi sono infatti sostanziali differenze di impiego rispetto alla pesca al colpo. Può essere praticato in acque ferme o correnti, sia in fiume che in lago. Le attrezzature dedicate sono di diverso tipo e vanno dalle classiche tre pezzi dai 3,60 ai 4,20 metri a telescopiche di ottima fattura, con rinforzi in kevlar sulle sezioni, che hanno assunto col tempo il soprannome di tutto-fare. Il manico in sughero è fondamentale, sia per una migliore presa che per il confort durante l'azione di combattimento, specie se sagomato e di buona qualità. I mulinelli da abbinare sono di taglia media, dal 2500 al 5000, con frizione anteriore o posteriore, con bobine larghe per recuperi possenti e buona capacità di filo. Infine, i pasturatori. In commercio ve ne è una miriade, perdersi è molto facile.

Per non mettere in difficoltà il pescatore alle prime esperienze, saremo soliti suddividerli in:

- Block-end feeders (pasturatori da bigattino)
- Cage feeders (pasturatori da pastura con gabbia metallica o plastica / pastura e bigattino-mais)
- Open-end feeder (pasturatori da pastura con rivestimento plastico, senza cappuccio)
- Method feeder (pasturatori di nuova concezione, per la pesca col "method")


Analizzeremo i primi due tipi che sono stati appositamente fotografati per la realizzazione di questo articolo. I Block end feeders sono pasturatori con chiusura a cappuccio, di struttura ovale o circolare, per un peso variabile tra i 10 e 50gr. Sono molto pratici da usare e devono essere riempiti di bigattini (farcendoli con piccole quantità di pastura) i quali, minuto dopo minuto, fuoriescono dai buchi laterali e superficiali. Per evitare uno svuotamento accelerato delle esche possono esser chiusi mediante del nastro adesivo, da apporre lungo i fori. Possono essere impiegati alternativamente ad acque veloci e lente, profonde e non. I cage feeders (a gabbietta) sono pasturatori dotati di piombo e struttura metallica, per un peso tra i 20 e i 60gr, ideali per acque ferme, che vanno riempiti di pastura con una pressione sullo sfarinato. Richiedono qualche competenza in più rispetto ai block-end, in quanto bisogna imparare a realizzare un buon impasto, ma l'efficacia è assolutamente garantita ed il risultato ripaga gli sforzi. Come funziona il pasturatore? Direi che è semplice ed intuitivo. Una volta arrivato in acqua si deposita sul fondo ed inizia a sprigionare pastura e bigattini nel punto di approdo. Lì incomincerà una carovana di pesci che, attratti dalla quantità di cibo a disposizione, non sapranno resistere ed ingoieranno l'esca, mimetizzata tra le larve.


Terminali ed accessori

In figura indichiamo una lenza standard, per una molteplicità di situazioni dove possiamo impiegare con successo il ledgering. Il concetto chiave è la semplicità perchè essa significa purezza, sensibilità ed efficacia, a discapito di alcune montature più sensibili, ben fatte ma complesse da realizzare, che mettono in difficoltà chi si appresta ad avvicinarsi a questo meraviglioso mondo. La lenza madre è collegata ad una girella di medie dimensioni. Lungo il monofilo scorre un sistema "anti-tangle" (anti-groviglio) che possiamo acquistare dal negoziante scegliendo fra i modelli in plastica (più economici) e quelli con astina metallica (più resistenti e leggermente più costosi). I primi vanno bene per pasturatori poco pesanti, i secondi sono ad uopo per feeders di maggiori dimensioni, magari colmi di pastura e mais. L'anti-tangle è pratico, veloce, di facile sostituzione, pertanto lo consiglio a chi non ha familiarità con il power-gum, che non tratteremo in questa sede. Va montato nel verso suggerito dallo schema, ossia con la curva verso l'alto e l'astina verso il basso. Per evitare possibili strappi, consiglio di fermarlo con una perlina prima della girella. Per i terminali c'è molto da dire. Uno spezzone dello 0,14/0,16 per 70/80cm di lunghezza è lo standard, funziona sempre, in condizioni di acqua ferma o leggermente mossa. Le regole sono fatte per essere infrante e le circostanze, spesso, chiedono di rivisitare le teorie generaliste. Per una maggiore sensibilità, nel caso di poche abboccate, conviene allungare il terminale per arrivare anche a 120/150 cm, scendendo su diametri dello 0,12. Questa modifica si fa necessaria se vi è presenza di pesce infreddolito, ancora un po' abulico, magari sospettoso. Sembra, infatti, che allontanare l'esca dal pasturatore possa sortire ottimi risultati, forse perchè il pesce non avverte il pericolo e decide di ingoiare il boccone con più naturalezza.


Esche, inneschi ed ami

Bigattini e mais non possono mai mancare nella sacca del pescatore di ledgering. Gli inneschi sono variabili, analizziamoli con alcuni esempi:

- ciuffo con 2 bigattini (pesce con mangianza regolare - cavedani, carpe, carassi)
- ciuffo con 5 bigattini (pesce ingordo di taglia media - cavedani, carpe, carassi)
- chicco di mais singolo (valido per le carpe, anche sospettose)
- chicco di mais e 2 bigattini (pesce con mangianza regolare - carpe e carassi)
- 2 chicchi di mais o più (specifico per carpe - ottimo se di diverso colore)

Solitamente l'innesco misto rende in presenza di carpe e carassi, mentre il ciuffo di bigattini è ideale per un ledgering-light rivolto a cavedani e carassi o altri pesci di dimensioni medio/piccole, sotto il chilogrammo. Per inneschi meno consistenti propongo ami a gambo corto, del 12/16 mentre per il misto consiglierei di passare ad un 8/10 a gambo medio o lungo, così da far filare agevolmente il mais, senza che si rompa durante il passaggio tra l'ardiglione e la paletta.


L' assetto in pesca

Aspetto di fondamentale importanza è l'assetto in pesca, che deve essere curato alla pari di tante altre tecniche. Per praticare correttamente il ledgering è necessario dotarsi di un poggia-canna da panchetto. Chi non vuole acquistarlo o non possiede il panchetto può utilizzare un "ledger-rest", una sorta di attrezzo da riposo, dove appoggiare la canna quando si è in fase di attesa, con filo leggermente in bando e padronanza di riflessi per l'arrivo dell'abboccata. Questo appoggio può esser anche realizzato attraverso due pali telescopici, uno più corto e l'altro più lungo, conficcati nel terreno, dotati di sostegno per la canna da pesca. Questa deve essere impostata con un'angolazione ampia rispetto al terreno, in caso di acque correnti o vento, mentre in presenza di calma e assenza di vento va riposta quasi parallela alla superficie dell'acqua, per acquisire maggiore sensibilità. L'abboccata è avvertibile ponendo attenzione sulla vetta colorata. Può essere a piccole e brevi tocche oppure singola, con una partenza fulminea e diretta.


Conclusioni

Abbiamo superato le 5.000 battute per definire in pochi ed essenziali concetti una filosofia di pesca che ha un suo fascino davvero particolare. Mario Molinari e Sabino Civita hanno portato in Italia questo metodo di pesca innovativo, spiegandone trucchi e particolarità, noi ci siamo limitati ad analizzare solo una parte iniziale che, se ben impostata, può regalare le prime grandi soddisfazioni. I mesi migliori sono proprio Aprile, Maggio e Giugno, quindi le porte della palestra sono aperte agli esperimenti!

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Nato nel 1983, pugliese d'origine e trentino d'adozione. Autore di due romanzi d'amore e pesca, interamente autoprodotti, si occupa di marketing digitale in una pluripremiata agenzia di comunicazione. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci in provincia di Trento, Verona e Mantova. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan in tutta Italia. Vanta collaborazioni con riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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