Come pescare in gara dalla scogliera

Scrivere di una gara di pesca rappresenta un tuffo immaginario nel mio passato, quando ero solito organizzare trofei giovanili Juniores per scintillanti promesse che, contestualmente, battevo ad ogni competizione. Nel mio piccolo ho collezionato un piccolo palmares che custodisco gelosamente a casa, mostrato a pochi intimi invitati nella mia maison durante gli incontri di vita e pesca. Vorrei illustrarvi una top four di soluzioni per le gare in mare, valide in campi gara simili a quelli presenti a Bari, Molfetta, Brindisi, Manfredonia. Si tratta di spazi esterni ai porti, quindi scogliere extramurali dove è possibile impostare alcune tecniche molto redditizie, alla portata di tutti che non richiedono particolari doti ma solo una terribile meccanicità volta al fare incetta di ciò che capita. Trofeo o competizione regionale non vi è differenza. La determinazione che spinge un “garista” (non basta solo fare una garetta per improvvisarsi garista - n.d.r. ) verso la vittoria è sintomo di voglia di crescere, imparare e magari condividere successi ed insuccessi. Il mare è sempre più avaro di catture, non si vedono più i famosi 7/8 chilogrammi a vincitore come avveniva negli anni ’90, quando a Bari si vincevano le competizioni con boghe enormi, sugarelli e pesce da battaglia. Adesso si cerca di scovare quanto più pesce possibile con tutti i metodi e la bravura dell'agonista sta nell’individuare il pesce giusto, al momento giusto, con la tecnica giusta. Giusto è l’aggettivo ricorrente, non è un mio errore grammaticale. Molti degli spunti presenti nell’articolo meritano un approfondimento che è possibile fare visitando la nostra pagina Articoli nella quale vi è una immensa bibliografia dedicata. Protagonisti del nostro servizio fotografico sono i garisti del Fovea Fishing Club di Foggia ed Antonio Viola, fan e amico del Pescanet Team, impegnati in una gara di canna da riva a Manfredonia.



Canna fissa e bolognese per la boga. Partiamo con un classico, una tecnica che ho visto praticare da un... ehm... "maestro” che oggi nutre una particolare ammirazione per il sottoscritto. Ciò che colpisce è la presenza di movimenti chirurgici e meccanici, sempre ripetitivi che il pescatore dovrà fare col massimo della perizia. Ciò che serve è una bolognese di 6 metri o una canna fissa di 7/8 metri da armare con uno 0,18 in bobina, galleggiante da 2 grammi, torpille secca e terminale singolo da 30 cm di 0,14/0,16 non fluorocarbon. La boga ha denti affilati, taglia tutto.

Dopo 4/5 pesci è normale veder cedere il terminale e possiamo utilizzare la barbetta (vista in un nostro articolo sulla pesca alla salpa) oppure semplicemente cambiare il terminale con un micro-aggancio Stonfo. Per la boga è necessario pasturare a piccole dosi con sfarinati a base di farina di pesce, mista a gocce di latte e ammoniaca. La boga è un pesce presente nella prima fase della gara, perché meno astuto di altri pinnuti, quindi va combattuto nelle fasi iniziali della gara, macinando gramigna tra i 50 ed i 100 grammi in totale scioltezza.



Aguglie all’inglese. L’aguglia è il jolly che può portare ad una vittoria. E’ una pesca che, se praticata bene, conta dai 20 ai 40 esemplari a competizione. Vivono negli strati superficiali e la pesca all’inglese viene incontro alle nostre esigenze con lenze molto leggere, che lancino il waggler tra i 30 ed i 50 metri. La lenza è descritta nei nostri articoli (pesca all’inglese col pallettone); propone una discesa rapidissima dell’esca che stazionerà tra i due ed i quattro metri. La pasturazione segue la regola già vista per le boghe, con sfarinati a base di farina di pesce, olio di sarda, formaggio e glutammato, un esaltatore di sapidità. Esche consigliate: verme coreano, filetto di sarda e scampi su ami Gamakatsu 120N tra il 12 ed il 16.



Cefalo a fissa e bolognese. La mia tecnica preferita, ideale per la seconda fase, quando il pescetto non è più a tiro di canna da riva essendo stato macinato dai concorrenti. Il cefalo è sveglio, astuto, diffidente. Pescarlo richiede una canna fissa di 7/8 metri con cima riportata da alternare alla bolognese con galleggiantino da 1,5 grammi, torpilla secca o spallinata e doppio terminale dello 0,12 da 30 e 40 centimetri. Conviene sondare prima dell’inizio della gara per essere sicuri di pescare correttamente sul fondo. Prepariamo una pastura a base di formaggio, pane grattugiato e latte di montagna (consigliato da Sergio Gattulli). Lanciamo pallozze ben chiuse, con dimensioni medie tali da raggiungere il fondo senza disgregarsi a mezz’acqua. Può sembrare una pesca lenta ma il cefalo di fondo (diverso dallo schiumarolo che vive in superficie – n.d.r. ) è mediamente tra i 300 ed i 700 grammi quindi un buon esemplare ripaga dello sforzo e vale quanto 10/15 pescetti, con un vantaggio che ci porterà in una buona posizione in classifica. Esche consigliate: pane, pan carrè, trancio di sarda.



Buca con la teleregolabile. L’ultima specialità, quella per gli intenditori. Non è una tecnica da novellini perché richiede familiarità col tocco dei pesci che, pian piano, aggrediscono il verme. Nasce come evoluzione della pesca a fondo tra gli scogli e la si pratica con lunghi attrezzi teleregolabili, che hanno la capacità di aprirsi e chiudersi a varie altezze mediante boccole termo restringenti, quasi che avessimo tre o quattro canne in una. Le cime possono essere asportate e sostituite con quelle in nylon, operazione che io preferisco non fare perché mi piace sentire il pesce senza modificare l’integrità della canna. La lenza è di facile costruzione: trave del 0,25 , braccioli ad elicottero di 15 cm dello 0,20 e piombo a perdere. Occorre lanciare nei buchi ed avvertire le timide tocche dei pesci prima di ferrare. La consiglio per la parte finale della gara, quando cefali e boghe sono latitanti e dobbiamo comunque portare a casa il risultato. Esche consigliate: vermi, molluschi, scampi.

Non vi è altro se non l’augurio per un buon posto in classifica. Il nostro non è un trattato per vincere, ma per imparare a gestire una gara, evitando di strafare, concentrandoci su qualcosa di pratico. Solo vivendo le gare potremo migliorarci, internet diventerà un momento di scambio, un luogo dove condividere esperienze ma… le gare… non si vincono col pc!
Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Nato nel 1983, pugliese d'origine e trentino d'adozione. Autore di due romanzi d'amore e pesca, interamente autoprodotti, si occupa di marketing digitale in una pluripremiata agenzia di comunicazione. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci in provincia di Trento, Verona e Mantova. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan in tutta Italia. Vanta collaborazioni con riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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