Pesca in Salento a Torre Sant'Isidoro

Salento come sale, terra e vento. Di sale ce n'è tanto grazie all'Adriatico e lo Ionio che bagnano la penisola salentina conosciuta altresì come Tacco d'Italia. Abbiamo poi la terra, con le immense distese di ulivo che poggiano su terreni rossi, secchi e ferrosi. Infine c'è il vento, che soffia da tutti i quadranti, generando un clima piacevole sia d'inverno che d'estate con il sole che non manca quasi mai. Il Salento è una terra dalle mille sfaccettature e compone un terzo della geografia pugliese, assieme alle Murge baresi, l'Appennino Dauno, il Tavoliere ed il Gargano. Si estende dolcemente verso Oriente con una delimitazione naturale che va da Brindisi a Taranto. Tutto ciò che vi è dopo è un Salento fatto di colline, spiagge dalla sabbia sopraffina che sposano scogliere naturali con rocce a strapiombo.



Per anni è stata una terra quasi “dimenticata” per via dello scarso interesse dei media nazionali che presentavano ai turisti le attrattive concentrate su Lecce ed il suo barocco, Gallipoli ed Otranto. Dai primi anni del 2000, vuoi per una maggiore crescita economica e di servizi, vuoi per l'impegno della Apulia Film Commission che vi ambientava molte fiction e pellicole, il Salento ha conosciuto (e conosce tutt'ora) una inarrestabile richiesta di soggiorno nel periodo estivo, con prenotazioni che giungono da tutte le parti d'Italia, persino dalle stesse province pugliesi, che si riversano lungo le spiagge ancora immacolate, dove non c'è degrado nè inquinamento.

I salentini sono pugliesi dall'animo nobile e generoso. Ciò che apprezzo maggiormente è la vera semplicità nel vivere la vita, accontentandosi dei valori più forti dell'esistenza: il lavoro e la famiglia. E' un popolo che non ha ancora conosciuto l'espansione industriale ed il consumismo delle grandi città. In provincia di Taranto, Brindisi e Lecce sono rari i comuni oltre 30/40.000 abitanti e tutto si concentra in borghi e "paesi" tra i 5000 ed i 15.000 abitanti. Agglomerati industriali sono presenti solo nella zona industriale di Lecce e Nardo, dimenticando gli ecomostri dell'ILVA a Taranto e le aziende petrolchimiche di Brindisi. Nel resto del Tacco d'Italia vi è un paradiso ancora da scoprire, che affascina sempre, vacanza dopo vacanza.



Il nostro spot: Torre Sant'Isidoro. Una prefazione così lunga ha lo scopo di introdurvi nello spot che conosceremo quest'oggi ossia Torre Sant'Isidoro, una frazione di Nardò che si affaccia sul mare, all'interno dell' Area Marina Protetta di Porto Cesareo, in provincia di Lecce. La pesca è consentita a seconda delle zone. Vi è una cosiddetta zona A (riserva integrale) nella quale è vietata la pesca di qualsiasi genere, compresa quella con canna da riva e va da Torre Sant'Isidoro a Località Casa Giorgella, estendendosi verso sud. Poi c'è la zona B (riserva generale) che copre interamente l'area che si estende da Torre Sant'Isidoro a Porto Cesareo, andando verso Nord. La pesca consentita è quella sportiva secondo alcune regole imposte dall'Ente di Gestione mentre la subacquea è interdetta. Infine abbiamo la zona C (riserva parziale) dove le limitazioni sono minime. Grazie all'operativa della Guardia Costiera e del Consorzio di Gestione Area Marina Protetta di Porto Cesareo, siamo in grado oggi di offrire ai turisti la massima tutela del territorio con un ambiente davvero incontaminato. Per maggiori informazioni potete visitare il sito: www.ampportocesareo.it . Cliccando su "Leggi e Regolamenti" è possibile effettuare il download del poster con tutte le specifiche per le aree interdette dalla pesca sportiva. Eventuali dubbi o perplessità possono essere dissolte con una telefonata allo 0833/560144 chiedendo maggiori delucidazioni. La pesca è comunque è consentita nelle zone B e C quindi, una volta giunti a Torre Sant'Isidoro, evitiamo di pescare oltre la torre e concentriamoci sulla scogliera che punta verso nord, in direzione Porto Cesareo.



Itinerario tecnico alla ricerca del cefalo. L'itinerario tecnico nasce da un'esperienza vissuta il 19 e 20 maggio 2012 in compagnia del Pescanet Team e dei tanti fan, tra i quali primeggia un giovane pescatore intraprendente, Giuseppe de Medio, che ci ha fatto da Cicerone. Il punto di riferimento è Jolly Mare, in via Marsala a Torre Sant’Isidoro. L’azienda lavora frutti di mare e possiede anche uno spazio ristoro con bar, piccolo bazar e servizi igienici. La scogliera si snoda in punto in cui nasce una sorta di “laghetto” marino, per via di una rientranza che è stata chiusa artificialmente con una serie di massi e cemento, dove anni fa sorgeva una coltivazione di spigole, orate e cefali. Ad oggi, la pesca nello specchio d’acqua antistante Jolly Mare non è consentita, però lanciando verso l’esterno non abbiamo alcun divieto e possiamo dedicarci tranquillamente alla nostra passione.



Chi non ama restare con la canna in mano può farsi il bagno assieme ai bambini, lasciando l’auto comodamente alle spalle dove è lecito anche sistemarsi con una sedia sdraio o l’ombrellone. Ciò che colpisce il turista-visitatore è l'assoluta qualità delle acque, il profumo del mare, la quiete dei tanti paesini affacciati sullo Ionio. Torre Sant'Isidoro è disabitata d'inverno e stracolma d'estate. Agli antipodi di questa bizzarra situazione ci sono i periodi intermedi che vanno da aprile a fine giugno e settembre ottobre. Se state organizzando la vostra vacanza in Salento potete scegliere al meglio il periodo in cui prenotare. Tuttavia, se le ferie sono prestabilite da periodi di fermo aziendali e vi è concesso un break in pieno Agosto non disperate! Lo spazio a disposizione è davvero tanto e le coste sono quasi tutte buone per la pesca da riva al pesce più sportivo che ci sia. Quale? Il suo nome in codice è cefalo.



Come pescare i cefali del Salento. Il pinnuto è ben distribuito lungo le coste dell' Area Marina protetta di Porto Cesareo e si lascia catturare con attrezzature alla portata di tutti. Una comoda bolognese da 5 metri ed un mulinello taglia 2000 sono più che sufficienti per combattere un avversario che staziona a pochi passi da riva, su fondali tra i 2 ed i 3 metri e mezzo. Prima di iniziare a pescare c’è da porre parecchia attenzione sulla pasturazione. Lavoreremo su acque molto limpide e le difficoltà non mancheranno. La grana delle pasture dev’essere piuttosto sottile, con un colore tipicamente neutro, tendente il più possibile al bianco. Farine di questo tipo sono facilmente riconoscibili sotto la voce “Cefalo Bianca” e si trovano in vendita un po’ ovunque. Diversamente dagli altri sfarinati da cefalo, le pasture bianche hanno una percentuale molto alta di mollica tritata, formaggi e aglio. Sprigionano una “puzza” (si fa per dire…) incredibile ma in acqua rilasciano un tappeto che attrae irresistibilmente i cefali più golosi. Per una mattinata di pesca è indispensabile reperire almeno 2 kg di pastura per effettuare un’azione di brumeggio continuata, con 5/6 palle quanto un’arancia all’apertura delle danze e mandarini compatti ogni 10 minuti o durante i recuperi. Si, avete letto bene: nel pieno della battaglia i cefali tendono a spaventarsi perché in Salento la pressione piscatoria è minima e ogni movimento sospetto allontana il branco. E’ sempre bene pasturare anche nel bel mezzo del combattimento così da non disperdere i cefali.



Quanto alla montatura, essa indica un modello piuttosto semplice fatto con una lenza madre dello 0,14, galleggiante da 1,5/2 grammi a forma di carota, torpille da 1,5/2 grammi e doppio terminale di 40/50cm dello 0,10 con amo del 18 a gambo lungo. In caso di acqua limpidissima l’estrema ratio impone di scendere fino allo 0,08 ma dobbiamo lavorare di antiritorno e frizione per evitare rotture improvvise. Terminiamo la descrizione del futuro modus operandi con un riferimento alle esche. Il pane lo si trova anche dal panificio richiedendo la “tartaruga” o la treccia mentre modelli specialistici sono soggetti a vendita nei negozi di pesca. Anche le pastelle vanno sicuramente bene purchè friabili e modellabili sull’amo. Il bigattino non è molto gradito al cefalo che preferisce inneschi semplici ma ben dosati.



Degustazione delle prede. Chi ha voglia di assaggiare un po' di pesce di mare può sopprimere gli esemplari più grossi per cucinarli arrosto oppure fritti. Anche se sono un convinto sostenitore del catch & release marittimo, trovo che l'aspetto culinario della pesca può rappresentare un passo in più per conoscere una cultura nuova. Il cefalo è molto gradito ai salentini per via delle carni succose e compatte. Gli amici conosciuti nella due giorni a Sant’Isidoro ci raccontano di cefali cucinati alla brace con una fetta di limone nella pancia. Le tradizioni locali vogliono anche che sia fatto leggermente soffriggere con un'impanatura e dell'olio extra-vergine di oliva, olio e origano e servito in tavola ancora caldo, accompagnato dal vino bianco.




Il video. Concludiamo il fantastico itinerario salentino con un video ricordo girato nel maggio 2012. Dell'esperienza felicemente trascorsa con gli amici del Pescanet Team ne resta un ricordo genuino, inalterato, che non conosce le rughe imposte dal tempo. Buona visione e... buone vacanze!

Altre informazioni utili:

Viabilità: Uscita autostradale consigliata a Bari Nord. Imboccare la superstrada E55 in direzione Brindisi. Giunti a Lecce, proseguite per la tangenziale e virate verso Copertino attraversando il paese. Da lì arrivate direttamente a Torre Sant'Isidoro attraverso una provinciale rettilinea, comoda da percorrere anche in caso di traffico.

Negozi di Pesca: In zona proponiamo un salto da Pianeta Mare in via Pirandello, 98 a Veglie (LE), tel. 339-1078633. La fornitura di esca viva è presente tutto l'anno. Disponibili anche canne da pesca, mulinelli, accessori per la nautica, pesca sub e bombole per campeggio. Alfredo e suo figlio organizzano anche battute di pesca collettive essendo profondi conoscitori del territorio.
Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino, è l'autore di "Una Vita per la Pesca", il suo primo romanzo interamente autoprodotto. Nato nel 1983, pugliese d'origine e trentino d'adozione. Nella vita si occupa di marketing digitale in una pluripremiata agenzia di comunicazione. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci in provincia di Trento, Verona e Mantova. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di venti mila fan in tutta Italia. Vanta collaborazioni co riviste cartacee, aziende e blog di settore con oltre cento pubblicazioni all'attivo.

Itinerari consigliati

I migliori itinerari dall'archivio di Pescanet