Pesca al porto di Trani

Le avventure del Pescanet Team proseguono senza sosta alla scoperta di nuovi spot, tra il dolce ed il salato. Ogni uscita richiede la messa in campo di esperienza, capacità ed adattabilità alle condizioni che si presentano, di volta in volta, al nostro arrivo. In una placida domenica di aprile abbiamo trovato il regno di Poseidone in una condizione assolutamente sfavorevole per la nostra attività alieutica. L’acqua cristallina, la mancanza di corrente e l’immobilità del tutto non lasciavano presagire nulla di buono, anzi ricordavano circostanze assolutamente estive e poco propizie per la pesca. Da qui è nata l’idea di affrontare il mare con la bolognese e con terminali capillari, come se fossimo in pieno inverno.

La location

Trani, la nostra meta, è una ridente località pugliese lungo la costa adriatica, a pochi chilometri dal Gargano, situata nella valle del fiume Ofanto. In passato è stata meta di illustri personaggi come Gino Paoli, Mina, Lucio Battisti; ora invece, è battuta dal turismo che va alla ricerca del piacere enogastronomico da abbinare al momento ricreativo delle giornate in spiaggia. Non potevamo di certo presentarci all’appuntamento con un vestito da quattro soldi: abbiamo indossato lo smoking, la cravatta, il pantalone di seta ed il mocassino (si fa per dire...). L’eleganza nei modi e la raffinatezza dei comportamenti ci hanno dato ragione, lo spiegheremo infatti, passo dopo passo, nelle prossime righe. Non il “solito” itinerario da cefalo, ma qualcosa in più, proprio perché quest’esperienza ci ha lasciato il ricordo di una pescata diversa dagli standard. Siamo stati presso la "torretta" (dicono di chiamarla così) ovvero in porto, verso la parte interna, dove d'inverno si sta sempre comodi e non manca mail il passeggio ed il chiacchierio della gente. La profondità si attesta sui 3 metri e mezzo e raggiungere il posto in auto non implica alcun problema.

Fair Play

La vera sfida, quella dal sapore sportivo, richiede uno slancio mentale non comune a tutti i pescatori. Pavese parlava di Spirito Olimpico, noi ci mettiamo qualcosa in più e vogliamo trasmettervi l’inventiva che spesso ci caratterizza. Nel preparare la battuta di pesca al cefalo occorre giocare d’astuzia, secondo le regole del fair play. La canna fissa regala sempre le emozioni più pure, quelle che entrano nel sangue e fanno sprizzare adrenalina da tutti i pori. Spesso, però, la telescopica senza anelli mostra i suoi limiti nel combattimento con i “negroni” (una specie di cefalo molto corpulenta e forzuta) al punto da farci perdere parecchie catture, specie quelle di mole sostenuta. La bolognese invece, è l’attrezzo che ci viene incontro quando c’è da abbinare la sensibilità all’efficacia. Negli ultimi anni le varie aziende sono riuscite a proporre canne polivalenti, ideali anche per montature che si attestano sul grammo, con azioni morbide, ma pronte e scattanti. Il cefalo non è solo attrezzatura, è anche approccio. In una condizione difficile lo spirito del pescatore deve farsi avanti, alla ricerca di tutti gli stratagemmi possibili per riempire la nassa perché più pesce pescato corrisponde sempre a divertimento assicurato (e fa anche rima!). Durante la battuta di pesca raccontata attraverso le foto, si può evincere la soddisfazione sui nostri volti, contenti di aver ingannato l’astuto netturbino del mare, davvero onnivoro ed assolutamente vivace, capace di piluccare l’esca e fuggire con uno scatto fulmineo prima della nostra reazione. Per comportarci da veri signori con giacca e cravatta appunto, dobbiamo portare il cefalo al ristorante e proporgli il suo piatto preferito ovvero pane e formaggio. Sicuramente vorrà anche un contorno, quindi teniamoci pronti con la risposta di riserva. Parafrasando queste simpatiche frasi, vorrei parlarvi dell’aspetto fondamentale di questa tecnica che risiede nella pasturazione. Come si può evincere dalla galleria fotografica , ci siamo prodigati in una pasturazione a base di sfarinati bianchi, con un’altissima concentrazione di pane e formaggio. Per aumentare la quantità di pastura, abbiamo poi aggiunto altro pan grattato ed alcuni integratori che sono facilmente reperibili in commercio. Nel nostro caso, per tre ore continuative di pesca, abbiamo utilizzato 1 kg di base da cefalo, 500 grammi di pane grattugiato e 250 grammi di additivo specifico per cefalo dal colore bruno, quindi con una forte componente a base di sarda. Non vi dico la felicità dei passanti!! Ma l’olezzo circostante è stato ben ripagato dall’eccellente risposta di cefali di taglia media.

Il primo passo consiste nel mischiare la pastura in un contenitore, che può esser una bacinella o un apposito bagna pastura rotondo. Dopo aver girato e rigirato lo sfarinato ancora secco, aggiungiamoci un po’ d’acqua a piccole dosi, senza esagerare. Qui dobbiamo un po’ spremere le meningi perché c’è da valutare la profondità dello spot. Per i porti con un fondale inferiore ai cinque metri possiamo preparare un impasto non troppo corposo e duro. I tempi di sfaldamento in acqua sarebbero lunghi ed il pesce risponderebbe in ritardo. D’altro canto, per i porti con fondali anche di 10 metri, occorre confezionare palle di pastura ben compatte e solide, che arrivino sul fondo intatte e possano liberare le sostanze pian piano. Lo scopo precipuo della pasturazione rimane sempre lo stesso e cioè portare il pesce nella nostra area di operatività con un costante intervento del pescatore, anche tra una preda e l’altra e a volte, quando i tempi si allungano, persino durante il recupero.

Est modus in rebus

Ovvero c’è una certa misura in tutte le cose. Dopo aver descritto l’opera di pasturazione possiamo dedicarci alla pesca in sé per sé. Nel farlo voglio aiutarmi con qualche latinismo. Siamo a pesca in compagnia di un VIP, non di un pesce qualunque. Facciamo valere la nostra cultura alieutica! Detto ciò, vorrei rammentarvi che quando l’acqua è ferma i detriti in sospensione tendono ad essere molto ridotti. Ciò comporta una trasparenza che ostacola l’azione di pesca, specie per coloro che sono alle prime armi. Monofili fluorocarbon o dicroici, con un coefficiente di rifrazione molto prossimo a quello dell’acqua, ci vengono spesso in aiuto, ma non sempre bastano. Per individuare la profondità di pesca ci muniremo di una sonda e setteremo il galleggiante ad un palmo dal fondo. Per l’esca lasciamo un ampio margine di scelta a seconda delle abitudini dei cefali locali. Si spazia tra il pane a treccia, la pastella, il bigattino e la sarda. Essendo queste esche spesso fragili è necessario non esagerare col lancio. Ma non solo... I movimenti sono tutto, né troppo bruschi, né troppo morbidi. Prorompenti ferrate possono causare la perdita di pesci e la conseguente “spuntatura” dell’amo. Blande e timide ferrate possono andare a vuoto, quindi in medio stat virtus. Nell’azione di recupero servono nervi saldi e prontezza di riflessi. Dobbiamo evitare di disturbare gli altri cefali, i così detti gregari, attivi nella nostra area ristretta dove avremo pasturato. Se dovessimo incocciare un esemplare oltre la norma, cerchiamo di allontanarci e gestiamolo senza fretta per evitare la rottura del finale. La prima fase è quella appunto del combattimento, la seconda è la più complessa perché prevede l’uso di entrambe le mani, con la sinistra che impugna il guadino e la destra la canna. La terza vuole l’avvicnamento della preda verso il guadino. Una perla di saggezza per i neofiti è la seguente: non il guadino verso il pesce, ma il pesce verso il guadino. Possono apparire concetti semplici e superati, ma vi assicuro che spesso ho visto pescatori esperti in completa difficoltà, pronti a chiedere aiuto anche ai passanti.

La lenza per i cefali in porto

I Giorni d’inverno, primavera, estate ed autunno passati a pesca di cefali ci hanno regalato la lenza perfetta, quella che ci sentiamo di consigliarvi per tutte le condizioni difficili. Ogni particolare è studiato minuziosamente ed ha anche un perché. il galleggiante, innanzitutto. Questo sarà a pera rovesciata o a carota da 1 grammo, più o meno alla portata di tutte le canne di fascia alta. Per entrare immediatamente in pesca, senza incontrare fastidiosa minutaglia a mezz’acqua, aggiungiamo una torpille da 1 grammo o, come consiglio nello schema, una spallinata in 15 cm di lenza, molto più morbida della torpille. La scelta è soggettiva, sarebbe preferibile la morbidezza dei pallini. In caso in cui si utilizzi la torpille, si avrà una maggiore velocità di entrata dovuta al peso raccolto in un unico punto. Infine un doppio terminale, attaccato alla lenza madre attraverso un micro-aggancio. I braccioli saranno lunghi dai 30 ai 50centimetri (noi abbiamo scelto uno 0,083 Tubertini Fluorine in figura con ami microscopici), a seconda dell’aggressività o diffidenza dei pesci. Per cefali smaliziati è buona norma allungare il terminale, in caso contrario accorciarlo, ma non troppo.

Conclusioni

Abbiamo voluto un po’ scherzarci su per sdrammatizzare. Chi avrà letto questo itinerario forse sarà rimasto colpito da tanta attenzione verso il cefalo. La sua pesca non è poi così complessa, non serve lo smoking, né la cravatta, occorre però riconoscerete che si tratta di un pesce altamente tecnico per la cattura del quale non basta sedersi lungo la banchina, lanciare una manciata di bigattini in acqua, innescarne qualcuno sull’amo ed il gioco è fatto. Il cefalo non è un pescetto e non lo sarà mai. Spesso la difficoltà nell’insidiarlo è pari ad una lezione all’università della pesca. Pescare bene i cefali permette di crescere ed apprezzare la loro innata sportività, non a caso entra nella rosa dei nostri cinque pesci preferiti (trota, carpa, orata, spigola e... cefalo!). Terminiamo l'itinerario con l'invito al catch & release, immortalando Sergio, membro del Pescanet Team, intento a rilasciare il pescato. La natura va sempre rispettata e con piccoli gesti possiamo assicurarci il futuro del nostro mare.

Altre informazioni utili:

Esche e pasture: Acquaria in Via Ceruti 41/43 ad Andria, tel. 0883-950699 / 320-7706400 (Nicola Fortunato).

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, coniugato, vive a Trento. Nella vita si occupa di marketing digitale al servizio di Archimede, pluripremiata società di marketing e comunicazione trentina. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci del Trentino e dintorni: divulga la pesca a spinning, al colpo, il ledgering e la trota lago. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network. Inoltre vanta collaborazioni passate con PescareOnline, I Segreti dei Pescatori, Pescare, il Pescatore d'acqua dolce e realtà aziendali italiane e internazionali quali Trabucco, Decathlon Italia (marchio Caperlan), Rizov, Cogitech, Piscor, Sport Sile. Inoltre è top contributor per il blog di Pescaloccasione.

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