Cefali di Ferragosto

Scrivo queste righe mentre fuori imperversa una dura perturbazione autunnale, oserei direi quasi invernale. La mia mente torna all'estate appena trascorsa. Un'estate strana, fatta di timori e rivincite contro un nemico comune: il Covid-19. Sono tornato a Molfetta, mia città natale, dopo ben otto mesi. Un lasso di tempo enorme, che mi ha tenuto lontano da affetti, amici, parenti e... cefali. Si, proprio i cefali, miei insostituibili avversari di pesca a canna fissa e bolognese. Approfittando delle ferie di Ferragosto, ho frequentato quei luoghi a me tanto cari, come il molo Pennello e il porto (per chi non lo sapesse, negli anni '90 erano veri e propri cefalodromi). Le catture non sono mancate e ho scelto di raccontarle qui, sul mio blog, condividendo una bella esperienza di pesca in mare che non provavo da mesi, anzi da anni! 

Pesca al porto di Molfetta

Il porto della mia città è cambiato col passare degli anni. Probabilmente non importerà a nessuno ma è proprio qui che ho imparato a pescare. Ho potuto farlo da piccolo, negli anni '90, perchè lo specchio d'acqua cittadino offriva (purtroppo parlo al passato) una varietà di specie ittiche e situazioni di pesca non indifferenti. Oltre ai cefali, il porto di Molfetta garantiva la cattura di orate, spigole, boghe, salpe, aguglie, triglie, mormore, sugarelli, occhiate e tante altre prede. Si poteva praticare la pesca a canna fissa, a bolognese, l'inglese, il ledgering, la pesca a fondo e persino la roubaisienne! Purtroppo, con i lavori di realizzazione del nuovo porto, il fondale è stato dragato e ci si è messo di mezzo anche lo spauracchio del terrorismo: l'accesso al molo è stato ridotto al minimo, costringendo tanti pescatori a frequentare altre zone; inoltre soon le povere attività commerciali dedite alla vendita delle attrezzature ed esche vive sono state letteralmente messe in ginocchio.

Cefali a bolognese e canna fissa: l'università della pesca per pochi eletti!

Lo scenario appena descritto vi fa capire quanto la pesca a Molfetta sia diventata degradante. Poche catture, peraltro raffazzonate e in ambienti angusti, in circostanze quasi illegali. Pescarvi è sempre più difficile ma non impossibile. Nel 2020 ho deciso di farlo: sia perchè ero in astinenza da cefalo come non mai, sia perchè volevo capire se il lockdown di 3 mesi avesse in qualche modo migliorato la situazione. E così è stato, non lo nego. Potrei dire, infatti, pochi ma buoni. Pochi cefali di taglia ma buoni, divertenti, combattivi e degni di una foto ricordo. I pesci più piccoli non sono mancati (si veda l'immagine col cefaletto in mano), ma la tendenza del big si è dimostrata una costante: cambi di marea. Si, quest'estate è stato fondamentale pescarli a cavallo delle 11 e delle 7 del pomeriggio, mentre la marea tendeva a salire (se non erro). Inoltre ho dovuto scendere sia con i diametri dei terminali, portandoli allo 0,09, sia con gli ami, armando i piccolissimi 20 e 22 a gambo corto. Una vera e propria università della pesca, non credete?

In un contesto così ostile, non è difficile comprendere perchè in tanti abbiano scelto di abbandonare (quasi del tutto) la pesca a Molfetta. Qualcuno si è dato ad altri hobby, altri invece inventano scuse strampalate per non andarci, altri ancora hanno acquistato una barca e vanno alla ricerca di emozioni piuttosto al largo. Io ho scelto di esserci: un po' per la responsabilità sociale ed alieutica che riveste la mia figura, un po' perchè sono comunque legato ad un posto che mi ha dato tanto e ora merita di essere confinato nel cassetto dei ricordi. Sarà bello tornarci, ogni tanto, per salutare tutto e rammentare ciò che era la pesca a Molfetta... ma sarà bello anche tornarci per fare quattro lanci e recuperare quei pochi ma bei cefali che popolano il porto. Un porto che, nel bene o nel male, era ed è la mia casa.

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Nato nel 1983, pugliese d'origine e trentino d'adozione. Autore di due romanzi d'amore e pesca, interamente autoprodotti, si occupa di marketing digitale in una pluripremiata agenzia di comunicazione. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci in provincia di Trento, Verona e Mantova. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan in tutta Italia. Vanta collaborazioni con riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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