Feeder in laghetto col running-rig
Negli ultimi tempi il meteo sembra divertirsi a giocare con i pescatori. A metà marzo 2026, nel pieno di una primavera anticipata fatta di temperature miti e fioriture ovunque, avevo programmato un’uscita in fiume per realizzare un report fotografico dedicato ai neofiti del feeder. Un contenuto semplice, chiaro, pensato per chi muove i primi passi nella tecnica. Tutto sembrava perfetto… finché il vento non ha deciso di cambiare le carte in tavola.




Mi sono ritrovato a pescare in pieno centro a Padova con un Nord-Est tagliente, nuvole minacciose e i Burchielli che, passando, sollevavano onde capaci di rovinare qualsiasi presentazione dell’esca. In quelle condizioni, realizzare un servizio fotografico era impossibile. Da qui la necessità di trovare un’alternativa rapida e riparata. La scelta è ricaduta sulle acque FIPSAS del carpodromo vicino casa, insolitamente deserto perché i garisti erano impegnati nelle competizioni ufficiali. Un’oasi di tranquillità in una giornata tutt’altro che semplice, e soprattutto l’unico posto dove improvvisare una pescata sensata.


Per l’occasione ho utilizzato il setup che avevo preparato per il fiume: una feeder rod da 3,90 metri con cima da 1 oncia (28 g), abbinata a un mulinello taglia 4000 imbobinato con nylon dello 0,23. La montatura era essenziale: anti-tangle Stonfo minimalista, fermato da una perlina e da una girella che collegava il terminale, sul quale avevo realizzato una piccola brillatura per aumentare la sensibilità (e rigidità). In borsa avevo anche alcuni pasturatori mimetici da 15 e 30 grammi acquistati al Pescare Show di Rimini, che non vedevo l’ora di testare. La pastura era un mix interessante: base salata da feeder arricchita con alcuni granuli alla frutta esotica, anch’essi provenienti dalla fiera. Il risultato era un composto agrodolce, aromatico e molto attrattivo, perfetto per la transizione tra inverno e primavera.

Per l’innesco ho scelto un grande classico che raramente delude in questo periodo: un lombrico accompagnato da due bigattini a bandiera su amo del 14 Tubertini a gambo corto. Una combinazione semplice ma estremamente efficace quando i pesci iniziano a muoversi ma non sono ancora completamente attivi.


La pescata, alla fine, si è rivelata più produttiva del previsto. In poche ore sono riuscito a selezionare la taglia e portare al guadino sette carpe, alcune brèmes e due carassi. Pesci non enormi, “taglia da roubasienne”, ma in ottima salute e capaci di mettere alla prova la cima leggera della feeder. Una sessione senza eccessi, ma sorprendentemente divertente, soprattutto considerando le condizioni meteo iniziali. Ancora una volta il carpodromo si è dimostrato un rifugio prezioso quando il vento e il fiume decidono di remare contro. E, come spesso accade, una pescata nata per ripiego si è trasformata in una piacevole parentesi di inizio primavera.