Pesca al cavedano in fiume

La pesca al cavedano in fiume è, per molti appassionati della bolognese, la vera "quintessenza" delle acque interne. La prediligo a tutte le altre specialità che pratico durante l'anno, senza alcun timore di smentita. Resta pur sempre una tecnica elegante, precisa, che richiede sensibilità e una conoscenza profonda dei propri spot. Il cavedano è annoverato tra i ciprinidi più diffidenti e intelligenti, infatti è capace di mettere alla prova anche i pescatori più esperti. Non a caso esiste il detto "furbo come un cavedano". Pescarlo in fiume è possibile in tutta Italia, grazie alla grande varietà di ambienti popolati di questo pesce assolutamente autoctono. In questo articolo però preferisco concentrarmi sulla pesca che si pratica solamente nei fiumi di pianura, tipicamente di risorgiva, con corrente lenta o quasi ferma, con fondali non troppo profondi e temperatura non dell'acqua non troppo fredda. Sono queste le condizioni migliori per catturarlo, a partire da ottobre e durante tutto il periodo tardo-invernale, fino a inizio primavera.

cavedano pescato in fiume con la bolognese un grosso cavedano pescato a bolognese in fiume

 

Canne bolognesi per la pesca in fiume

La canna bolognese è l'elemento principale per la pesca alla passata o in trattenuta. Considerato che per l'applicazione dei miei consigli frequenteremo fiumi di risorgiva, non troppo ampi e non troppo veloci, opteremo sicuramente per canne lunghe tra i 6 e gli 8 metri. Queste dovranno essere di ottima manifattura, dotate di anelli a ponte alto distribuiti su ogni sezione (capiterà spesso di pescare in giornate grigie), possibilmente con due anelli sul sottovetta e tre sulla vetta. Dimenticate il panchetto a casa! Bisognerà pescare in piedi, con calcio appoggiato sull'inguine e talvolta in movimento lungo il corso d’acqua. Pertanto sarà fondamentale possedere una canna leggera, equilibrata e con un’azione parabolica o medio‑rigida. La flessibilità della parte terminale deve permettere una curva armoniosa, ideale per gestire lenze sottili, terminali delicati e galleggianti molto leggeri. Questa elasticità sarà un alleato prezioso anche per assorbire le fughe improvvise del pesce tra i canneti o negli anfratti, che spesso rappresentano la principale causa di rotture. Sul mercato esistono modelli per tutte le tasche, ma le misure più versatili restano i 6 e 7 metri, perfette per la maggior parte delle situazioni in acque correnti. Per la realizzazione di questo articolo ho impiegato una canna della mia collezione “vintage”, risalente al 2014: la Trabucco Energhia 2K Extreme, quanto di meglio l'azienda parmense avesse da proporre anni fa in fatto di bolognesi. Sono fiero di essere apparso tra le pagine del catalogo di quell'anno proprio con la Energhia 2K Extreme tra le mani.

 

 Canna Trabucco Energhia 2KS Extreme Bolo

 

I mulinelli per pescare il cavedano in fiume

Anni fa leggevo sulle riviste che il 4.000 era la dimensione preferita da molti passatisti. Onestamente io preferisco le taglie 2000/2500 e 3000. Ciò che conta è che il "mulo" sia fluido, leggero e affidabile nella chiusura dell’archetto. La frizione deve essere micrometrica, così da permettere al filo di uscire in modo controllato quando il pesce esercita la sua trazione. Una frizione precisa è altresì fondamentale per gestire cavedani di taglia senza rischiare rotture improvvise causate dal basso carico di rottura dell'esile terminale. Il rapporto di recupero ottimale è 5:1, perfetto per la passata: rapido ma non eccessivo. Il peso dovrebbe rimanere tra i 200 e i 300 grammi, con almeno 5 cuscinetti a sfera. Con le tecnologie odierne è possibile scegliere tra corpi in magnesio, carbonio (o grafite). Personalmente preferisco i corpi in carbonio, ma quando posso spendere senza badare al portafogli, prediligo i modelli in magnesio, proprio come il Mag Pro Trabucco in foto. Anch'esso è un modello acquistato nel 2014, compagno da sempre della Energhia 2K Extreme. Un ultimo dettaglio non indifferente riguarda la bobina. Essa deve contenere circa 150 metri di filo dello 0,14 o 200 metri dello 0,12. Solitamente caricheremo monofili dello 0,14 , ma talvolta - se le condizioni lo richiederanno - potremo anche osare con un sottilissimo 0,12 (che riduce ulteriormente l'attrito con gli anelli). Quest'ultima soluzione va applicata in caso di acque chiare, pesce davvero sospettoso o necessità di lunghi lanci.

 Mulinello Trabucco AIR Mag 3000

 

Galleggianti da passata e trattenuta

Per insidiare il cavedano servono galleggianti sensibili, capaci di segnalare anche le tocche più timide. I modelli in balsa a forma di goccia o carota sono tra i miei preferiti per leggerezza, precisione e adattabilità alle condizioni delle acque. L’antenna, in plastica o fibra di vetro, deve essere sottile ma ben visibile; la deriva può essere in metallo, fibra o carbonio, a seconda delle condizioni. La ma preferita è quella in carbonio, su cui sono solito applicare tre tubicini in silicone. Considerando le condizioni in cui opereremo, ovvero acque lente o ferme, profondità non eccessive, fondali regolari e condizioni atmosferiche favorevoli, suggerirei l'impiego di grammature tra 0,75 e 1 grammo. Anche galleggianti da 1,5 grammi o 0,5 grami potrebbero garantire catture, ma dovendo trovare una regola universale, eviterei di superare il grammo di peso o scendere sotto 0,75. Nel primo caso la motivazione risiede nella rigidità di una lenza che dovrebbe essere leggera e morbida. Nel secondo, invece, potremmo avere difficoltà a lanciare con una montatura incapace di caricare a dovere il fusto della bolognese.

Galleggiante da pesca da 0,75 grammi Montatura per pesca a bolognese in fiume

 

Montatura consigliata per pesca in acque lente o ferme

La montatura che ho impiegato in questo articolo può essere la vostra base di partenza. È stata in grado di vincere la diffidenza dei cavedani in due sessioni di pesca con differenti condizioni atmosferiche, ma velocità dell'acqua pressoché identica. Partendo dal basso, essa è composta da un terminale da 25 cm dello 0,08 e un amo del 22/26. La connessione con la lenza madre dello 0,10/0,12 può avvenire con due asole, ovvero uno stratagemma che continua a donare morbidezza a tutto l'impianto pescante. A completamento della lenza ci sono poi 15 pallini a scalare distribuiti su 60/70 cm (1x12 – 2x11 – 3x10 – 4x9 – 5x8 per un totale di 0,75 grammi). L'intera successione di piombini tarerà alla perfezione un galleggiante da 0,75 g. L'immagine sottostante chiarifica ogni dettaglio. In caso di dubbi, vi basterà seguire le istruzioni nella grafica allegata.

montatura per pescare il cavedano in fiume con la bolognese

 

Ami microscopici e terminali capillari per ingannare i cavedani più grossi

La scelta dell’amo non è un dettaglio da trascurare. Preferisco modelli a gambo medio-lungo, dal filo sottile, perfetti per innescare uno o due bigattini. Le misure variano in base alla diffidenza dei pesci: 22 per acque difficili e pesci sospettosi26 per condizioni estreme e innesco singolo sotto pelle. Il terminale deve essere di un diametro proporzionato: 0,09/0,07 di ottima qualità, capace di resistere alle poderose fughe del pesce, magari rivestito in fluorine o fluorocarbon. Osservate le immagini sottostanti e noterete il monofilo Smart SLR dello 0,08 e gli ami Tubertini serie 4 del n°22. Trattasi di minuteria "vintage" che ha sicuramente più di una decina d'anni alle spalle. Nonostante il passare del tempo, grazie alla conservazione in apposite scatole a chiusura ermetica, è ancora in grado di fare egregiamente il suo dovere. Un combo "oldie but goldie", come dicono gli inglesi, che non delude mai, neanche quando c'è da affrontare gli smaliziati cavedani dei fiumi di pianura.

inensco del cavedano sotto pelle 

 

L’importanza di sondare il fondo

Conoscere il fondale e individuare il pascolo dei pesci può cambiare l'esito della giornata. Quando si cercano i cavedani, l’esca deve lavorare sempre vicino al fondo, talvolta anche appoggiata, per risultare il più naturale possibile. Capita però di trovare fondali discontinui, con ostacoli sommersi (come rami o piante) che impediscono una corsa regolare del galleggiante, obbligandoci a continue ferrate a voto o modifiche manuali della traiettoria della passata. La sonda è un'amica indispensabile: dedicare qualche minuto alla meticolosa misurazione del fondo può sembrare noioso ma - credetemi - è un'operazione che vi premierà in fatto di catture. Se si pesca appoggiato, la sonda a molla è perfetta. Quando pratico infatti la "passata al rovescio" o voglio appoggiare l’esca, posiziono la sonda sull’ultimo pallino: così il terminale resta sul fondo, attirando i cavedani che grufolano alla ricerca di cibo. Altrimenti la sonda a campana o a clip (tipo i modelli Stonfo) è perfetta per una misurazione standard, destinata poi alla pesca a un palmo dal fondale.  

 cavedano pescato in fiume con la bolognese

 

Passata o trattenuta?

Durante il periodo freddo che va da ottobre a marzo, il cavedano rallenta l’attività ma non smette di alimentarsi. È un pesca autoctono, quindi ben tollera temperature minime fino allo zero e massime fino ai 10 gradi, dopodichè il gioco si fa ancor più complesso. Cosa c'entra questo con la passata o la trattenuta? Entrambi sono due stili di pesca del cavedano in fiume con la bolognese. La passata consiste nel lasciare scorrere la lenza con la corrente, dopo un lancio a monte. È ideale in tratti con corrente lenta o quasi nulla e permette una presentazione naturale dell’esca. Sono solito impiegarla in assenza di bollate, pesce abulico, temperature di 4/8 gradi e cielo nuvoloso. Quando la corrente è medio-lenta, la temperatura sale anche fino a 10/12 gradi e c'è sole, i cavedani sono più attivi. Si notano le bollate, il movimento sott'acqua si fa intenso e può entrare in gioco la trattenuta: si solleva leggermente la punta della canna, rallentando la corsa del galleggiante senza farlo uscire dall’acqua. In questo modo l’esca precede il galleggiante e si muove in modo più credibile, simulando una larva trascinata dalla corrente. È una tecnica che punta alla stimolazione dell'esca come fattore più catturante, rispetto alla naturalezza.

 pesca alla tinca con la bolognese

 

Pasturazione con sfarinati o bigattini?

Credo che in tanti abbiano capito il mio stile. Non credo di dire un'eresia quando affermo che pescare il cavedano nei fiumi di risorgiva con un approccio "minimal" è come essere all'università della pesca. Portare con me la sacca delle bolognesi, una borsa e un guadino, camminare e sfidare il pesce in tratti sottostimati è quanto amo di più durante la stagione fredda. Il pesce si avvicina al letargo oppure lo è già, quindi i bigattini possono essere preferiti agli sfarinati al formaggio, che invece useremo da aprile a settembre. Sono solito effettuare una fiondata di larve a ogni lancio: dapprima caricando maggiormente il cestello, per arrivare poi a 6/7 larve dopo la prima cattura. Credo che, seguendo quest'ultimo consiglio e tutti gli altri indicati nel resto dell'articolo, potrete sicuramente garantirvi catture di tutto rispetto. E magari, tra un cavedano e l'altro, potrà venire a farvi visita una tinca... proprio com'è successo a me mentre realizzavo il servizio fotografico a corredo di questo articolo.

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, vive da diversi anni nel Nord Italia occupandosi di marketing digitale. Dopo una lunga esperienza nelle acque pugliesi dell'Adriatico, frequenta da tempo gli spot del Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore umile, sempre disposto a documentarsi e amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila followers. È inoltre autore di due romanzi d'amore e pesca, oltre ad essere poliedrico collaboratore di riviste cartacee, aziende e blog di settore.

Articoli consigliati

I migliori articoli dall'archivio di Pescanet