Pesca alla breme a passata e in trattenuta
Nella pesca al colpo esordiamo spesso col dire che “tutti i pesci sono pesci”, anche se spesso facciamo delle differenza tra prede. È un modo di ricordarci che ogni cattura ha un valore, indipendentemente dalla specie che capita a guadino. Nei social network, ammettiamolo, la situazione è ben diversa: ci sono tanti pescatori che continuano a guardare le abramidi – oggi chiamate bremes – con un certo disappunto, definendoli "pesci schifosi", per via del muco che le ricopre spesso, quasi fossero una disgrazia di Dio alla pari della pastilenza. Credo che le cose siano molto diverse dagli estremismi di qualche imbecille su Facebook. Da un lato i nostri corsi d'acqua presentano ancora (spesso in diminuzione) i protagonisti storici della passata – pighi, cavedani, barbi, savette e scardole – , ma dall'altro è da considerare un nuovo arrivo dal Nord Europa che talvolta cede agli inviti dei passatisti. Le bremes hanno colonizzato intere aree sia di fiumi, sia di canali: pesci alloctoni, comparsi in massa agli inizi degli anni 2000 nel Nord Italia, sicuramente divertenti e capaci di regalare emozioni quando i pesci italici non vogliono saperne di abboccare. Non è mia intenzione addentrarmi in discussioni su autoctoni e alloctoni. Lasciamole da parte e proseguiamo serenamente!


Pesci che non combattono? Tutt'altro, almeno secondo me.
Leggo spesso che le bremes oppongono una resistenza minima, tanto da sembrare di combattere con una busta di plastica (alla stregua dei carassi!). Può esser vero per le piccole taglie, non lo nego. Tuttavia, quando taglia cresce e raggiunge i 1,5-2 chilogrammi, soprattutto in contesti fluviali o canali con una certa corrente, la situazione cambia diametralmente. Le bremes diventano avversari divertenti, forzuti, che partono per il largo, sfruttano la corrente al meglio e oppongono una resistenza incredibile. La sua sagoma a rombo le consente di trasformare ogni recupero in una sfida. L’aspetto docile è solo una caratteristica di facciata: le ho catturate a bolognese e feeder, casi in cui hanno sfoderato un temperamento contrario all'apparenza. Inoltre hanno trasformato giornate di febbraio e marzo, iniziate col piede storto a causa del freddo, in autentiche pescate da incorniciare, con carnieri di tutto rispetto come quello mostrato tra le immagini sottostanti.


La mangiata tipica della breme
La breme mangia in modo assai particolare. Per interpretarla al meglio serve attenzione e una strategia che deve tenere conto dell'assenza di denti nell'apparato boccale. Bisogna dar tempo al pesce di scrutare e ingoiare l'esca senza sfilarla durante la fase di abboccata. Ecco perchè in molti tendono a pescarla con bigattini morti, stirati, bolliti o congelati. La tecnica che si rivela più efficace è una trattenuta oserei dire "estrema": bisogna trattenere il galleggiante al limite della corsa, facendolo passare sopra la zona in cui avremo pasturato, per poi lasciarla andare come se pescassimo a passata. Secondo quello che ho letto sulle riviste di pesca, tale sistema fa si che sott’acqua l’esca compia un movimento inusuale. Essa arriverà a sollevarsi e ricadrà sul fondo, generando un invito visivo più stimolante agli occhi del pesce.


Dicono inoltre che nella maggior parte dei casi, ferrando subito dopo il rilascio, il pesce sarà già allamato. Ecco, dal canto mio posso confermare questa teoria: spessissimo ho catturato le bremes proprio a fine trattenuta, mentre mi apprestavo a lasciare andare il galleggiante in balia della corrente. Talvolta, specie su fiumi del Nord-Est come il Lemene, il Malgher o il Naviglio del Brenta, ho notato mangiate dirette, senza troppi fronzoli. Ciò può essere segno di un pesce grosso, direi pure astuto, oppure di pesce in fermento alimentare nella fase di pre-frega che spesso coincide con la fine di febbraio.


Pasturazione: si o no?
La breme è un pesce gregario, che tende a "imbrancarsi" (gergo tecnico di molti garisti) facilmente, specie dove il cibo è abbondante. In acque ferme predilige pasture dolci, dalla grana fine, poco nutrienti e dal colore nero. Le pasture "black" da bremes sono ormai comuni ed è facile trovarle in molti negozi di pesca. Quando si pescano in corrente richiedono pasture più salate, tipo quelle da barbo, cavedano e scardole per la pesca a fondo, a base di formaggio, crisalide e pane. Considerando la pesca in canale o in fiume, con correnti lente, credo che una pastura nera specifica, arricchita con esche vive o morte, rappresenti la soluzione più confacente.


Per una sessione mattutina possono bastare 2 kg di pastura e mezzo chilo di bigattini, meglio se accompagnati da caster o bigattini morti. Potete congelarli o bollirli (attenzione a non dirlo alla moglie!): non preoccupatevi, alle bremes piacciono mentre ad altri pesci un po' meno. Chi invece preferisce un approccio minimalista, proprio come il mio, tipico delle stagioni fredde, può puntare su un chilo di bigattini e pasturare esclusivamente con larve, abbondando a ogni lancio con fiondate piuttosto generose. Dimenticate i 4/5 bigattini per solleticare l'appetito dei cavedani: in questo caso una quindicina di larve, che riempiono tutto il cestello, sono ciò che fa al caso delle bremes!

Montatura consigliata
Quando le bremes entrano in pastura, decifrare la loro presenza è assai facile. Si imbrancano, c'è poco da fare. Arrivano persino a disturbare i cavedani, beffandoli in velocità, "spazzolando" le larve che cadono dalla superficie. Perdono la sospettosità e garantiscono una buona continuità di mangiate. Vorrei condividere con voi una montatura efficace, sperimentata negli ultimi anni sulle rive degli spot padovani e veneziani. È molto simile a quella usata per il pigo: un bulk che tara un galleggiante da 1 g, seguito da 60-70 cm di lenza con 10-12 pallini equidistanti. Il terminale, lungo 25-30 cm dello 0,08-0,10, porta un amo del 20-24 con due bigattini a bandiera (meglio se morti o stirati). Una lenza così composta può andar bene su profondità fino a tre metri, con correnti lente, tipiche dell'inverno. Sono convinto che possa essere un buon punto di partenza per prendere dimestichezza con le bremes. Se non dovesse funzionare, tentate le lenze da cavedano descritte in questo articolo. A mali estremi, estremi rimedi!