Feeder al cefalo in foce

In estate, quando il caldo raggiunge temperature insopportabili, la maggior parte dei corsi d'acqua perdono la tipica portata d'acqua e vanno in secca. Alcuni, invece, mantengono una portata più o meno costante, però risentono comunque delle maree, favorendo la nascita di ecosistemi misti, tra il dolce e il salato. In questo contesto, che si verifica solitamente tra metà giugno e la fine di settembre, prede tipiche come carassi e carpe tendono a lasciare il posto a cefali, spigole, cheppie, almeno per gli ultimi chilometri dei fiumi. Per chi non lo avesse ancora capito, ci troviamo in foce: uno dei più affascinanti spot per il pescatore evoluto, dove la pesca diventa ancor più tecnica e complessa, specie con l'arrivo dei simpaticissimi cefali che, almeno nel mio caso (e spero anche nel vostro), continuano a seguirmi regalandomi momenti di particolare divertimento.

Il cefalo, un pesce eurialino

L'aggettivo eurialino fa storcere il naso. Non deve spaventare. Si tratta di una caratteristica dei cefali, o muggini che dir si voglia. Questi pesci hanno la capacità di adattarsi ad habitat con bassi o inesistenti gradi di salinità. SI tratta di un processo biologico che avviene col tempo ed impiega mesi, se non anni. Ecco perchè può capitare di assistere a catture di muggini anche ai laghi di Mantova, oppure sul Canal Bianco a Garolda e così via. I cefali entrano in foce, poi si stabiliscono all'interno, rimanendo in balia della corrente di acqua dolce e da lì risalgono i fiumi fino a fermarsi o procedere ulteriormente oltre. Il cambiamento non riguarda solo la capacità di vivere in acqua dolce, bensì colpisce anche la dieta e la corporatura. Insomma, un ibrido che piace e scongiura il cappotto nelle calde giornate estive, per quei turisti (o pescatori per diletto come me), che tra una giornata e l'altra al mare, vogliono passare qualche ora a pesca in foce.

Pasturatori e montature per la pesca al cefalo in foce

Un primo approccio con la pesca in foce può avvenire proprio col feeder fishing. Trattasi di una tecnica che ben sposa l'ambiente fluviale, a patto che si rispettino alcune regole fondamentali. La prima è quella di fare particolare attenzione alle maree. Dalla mia esperienza posso dire che, in fase di marea crescente, il fiume rallenta il suo corso. In fase di marea calante, il fiume corre maggiormente, quindi la corrente obbligherà nell'utilizzo di attrezzature più pesanti. Cercate le tavole di marea nell'internet e scegliete le ore migliori per andare a pesca. Detto ciò, entriamo nel vivo della parte tecnica. Una canna da 3,60/3,90 metri in tre pezzi è l'ideale, meglio se munita di un mulinello di taglia 4000/5000. I pasturatori più indicati nel feeder fishing al cefalo sono quelli open end con piombo nella parte sottostante, oppure laterale. La differenza è nel modo in cui si disporranno sul fondale. Nel primo caso, il pasturatore rimarrà sicuramente in piedi, mentre nel secondo sarà appoggiato sul lato. Sceglieremo il modello a seconda degli ostacoli del corso d'acqua, che potranno essere preventivamente individuati attraverso un'accurata sondatura iniziale. Qualche lancio, poi ad ogni recupero, farete lentamente attenzione alle vibrazioni del piombo sul fondale, quindi capirete il punto ideale dove pescare (prossibilmente a ridosso di ostacoli che proteggono i cefali, evitando di pescarci sopra causa grovigli). Se l'acqua dovesse scorrere velocemente, preparatevi alla selezione di pasturatori nell'ordine dei 60/80 grammi mentre con acqua lenta, scendete su grammature da 30/50 grammi.

La montatura suggerita è quella del twisted loop, già descritta in un altro articolo su Pescanet. Può essere realizzata con una brillatura del filo madre, una girella, una perlina fermanodo ed un connettore da feeder. Il terminale avrà una lunghezza di 40/50 centimetri con acqua lenta, mentre in caso di acqua veloce e pesce sospettoso, è opportuno allungarlo anche fino al metro. Purtroppo (o per fortuna), il cefalo segue le regole della pesca in mare, quindi adora lenze ben presentate, morbide, dalla naturalezza più assoluta. Infine, su un amo del 14/16 a gambo corto, innescheremo un ciuffo di 3 bigattini possibilmente di colore diverso. Oppure, su un amo del 12 a gambo lungo, impiegheremo un jolly vincente: un lombrico di terra o un verme coreano di piccole dimensioni.

Le migliori pasture per il feeder fishing ai cefali di risalita

La seconda regola riguarda la pasturazione e le esche. In foce l'acqua è sicuramente dolce, ma la salinità si fa sentire. Pertanto la pastura dovrà avere elementi di salato per deliziare gli amati muggini. Un composto all'halibut, come quello che mostro in fotografia, può fare al caso vostro. Oppure comprate pure una pastura da fondo, a base di formaggio, indicata per scardole e cavedani (tipo la Fondo Big di Tubertini). Farcitela con dei bigattini e date inizio alle danze. Ci sarebbe infine un tentativo da fare nei casi più difficili, quando la foce sembra deserta, ma i cefali si muovono liberamente dando spettacolo. La soluzione si chiama melassa e si compra nei negozi di pesca a carp fishing. È un liquido amarognolo, scuro, che si ottiene dalla lavorazione della barbabietola da zucchero. Bagnate la pastura al formaggio con acqua mista a melassa (5/10 cl su 50 cl) e donerete allo sfarinato un sapore misto, tra il dolce ed il salato che non darà scampo agli astuti cefali di foce. Provare per credere!

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, vive da diversi anni nel Nord Italia occupandosi di marketing digitale. Dopo una lunga esperienza nelle acque pugliesi dell'Adriatico, frequenta da tempo gli spot del Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore esperto, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila followers. È autore di due romanzi d'amore e pesca, oltre ad essere poliedrico collaboratore di riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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