Pesca a feeder col Twisted Loop

L'inizio del 2021 lo ricorderò come uno dei periodi più bui della mia carriera di pescatore. Le restrizioni imposte dalle zone rosse e arancioni per via del Covid-19 mi hanno portato ad uno stop dalle catture di circa tre mesi. Purtroppo, causa limitazione degli spostamenti e chiusure dei laghetti di pesca, non ho potuto praticare la mia amata trota lago. Ho potuto solamente effettuare qualche "lancio" pescando a passata, nelle tiepide giornate di metà febbraio che hanno segnato un caldo assolutamente insolito per il periodo. A marzo, vuoi per l'astinenza da cattura, vuoi per la primavera che cominciava timidamente ad avanzare, ho acuito l'ingegno e mi sono deciso a pescare in libera. Per coloro che non lo sapessero, dicesi pescare in libera o in zona libera l'atto di pescare in luoghi aperti come fiumi o torrenti, lontano da campi gara o acque private. Insomma, tratti di acque correnti sia cittadini che non, dove il pesce non è abituato alla pasturazione, quindi è più smaliziato, anzi oserei dire... ruspante.

A pesca in fiume in zona libera

Mi sono armato di tanta pazienza e ho cominciato ad esplorare i tratti cittadini della mia città che, per mesi, avevo ignorato. L'obbligo della zona rossa e arancione di non varcare i confini comunali è stato rispettato, quindi sono andato a pesca in fiume in zona libera, alla scoperta di trucchi e accorgimenti per entrare subito in azione, con una tecnica efficace quanto devastante. Tutto ciò perchè passare qualche ora in un tratto di acqua corrente mai esplorato (sia da te che leggi, sia da altri pescatori) equivale ad un terno al lotto. Il pesce può esserci come, al tempo stesso, può non esserci anzi mancare totalmente. La difficoltà quindi è nel farsi il posto, ovvero pasturare e pasturare, ingolosendo le prede vicine all'area di brumeggio, invitandole ad avvicinarsi in qualche modo. Senza pasturazione non si va da nessuna parte, questa è la regola. Quindi, se doveste affrontare anche voi uno spot nuovo, sconosciuto o testato in passato, scegliete una tecnica dove la pasturazione è parte essenziale del suo bagaglio. Quale? Beh, la risposta è scontata... la pesca a feeder (o ledgering che dir si voglia).

Pescare a feeder i carassi, le scardole e le brèmes

La primavera è il periodo ideale per riscoprire le acque libere, anche in attesa che la zona arancione passi e diventi poi gialla, consentendoci di spostarci. Le prede più comuni di questo momento sono i carassi, le scardole, le brèmes, le carpe e le tinche. Le prime due sono sicuramente presenti, visto l'alto grado infestante ma soprattutto la capacità di abituarsi ad acque non proprio salubri, come quelle dei corsi d'acqua cittadini. Ci sono poi le brèmes, che popolano quasi tutto il Nord Italia e non solo. Ed ancora, carpe e tinche, sicuramente più rare in acque libere, ma non impossibili. La pesca a feeder diretta a questi pesci richiede un'attenta pasturazione a base di sfarinati scuri (in caso di acqua fredda), gialli e dolci (acqua tiepida o calda), oppure a base di bigattino incollato per fare selezione immediata (sperando che non ci siano le alborelle!) e cercare di ingannare qualche bel cavedano. In foto mostro alcuni modelli utilizzati durante le varie uscite a pesca per realizzare questo articolo: cage feeder e open end feeder di dimensione variabile, con fori più larghi e meno larghi. A sinistra è presente un modello che rilascia la pastura quasi immediatamente, poi due modelli con la gabbietta dalle fessure più strette per un rilascio meno veloce. Infine, a destra, un open end con alcuni buchi, quindi adatto ad un rilascio ancor più lento. In fase di pesca occorre sicuramente alternare, passando da modelli con fessure più larghe a inizio pescata per poi concentrarsi su modelli dalle fessure più ristrette quando ormai il pesce risponde in modo convinto.

Montatura da feeder in fiume: il twisted loop

Pescare in acque libere ha un'ulteriore difficoltà oltre a quella di doversi "fare il posto" mediante un'accurata pasturazione. Il pesce è sospettoso, tende a spiombare, a piluccare, infatti non mangia con convinzione. Anche se le prede che vanteremo non saranno pregiate, ciò non vuol dire che siano vere e proprie "buste di plastica" che si agganciano all'amo in modo stupido. Tutt'altro! Per ingannarle c'è un metodo, anzi una montatura chiamata twisted loop. Si tratta di una chicca proposta da grandi campioni come Tom Pickering e Alan Scotthorne. Youtube ne è pieno di video con questo sistema. Per realizzarla occorre una girella, un gommino auto-ferrante (tipo lo Stonfo verde che uso in foto) e una perlina in gomma. Per prima cosa passate nel filo madre (uno 0,22 è l'ideale) la perlina in gomma. Poi il gommino auto-ferrante, posizionadolo al contrario o come meglio preferite. Passate una girella ed effettuate una brillatura di 10/12 centimetri. Chiudete la brillatura con un nodo a monte (se volete anche con un secondo nodo proprio sulla girella). Incastrate il gommino auto-ferrante nel nodo ed il gioco è fatto. Avrete un risultato finito proprio come il mio. Il vantaggio del twisted loop per la pesca a feeder è nella sensibilità. In altre parole, nella capacità di ammorbidire la lenza e far sentire meno il peso del pasturatore adagiato sul fondo.

Una variante avanzata della pesca a feeder

Trovo che il twisted loop sia un concetto da garisti che pescano a feeder oppure per pescatori che vogliono evolversi sempre più, proprio come me. L' ho conosciuto durante una fredda sera di febbraio girovagando in Youtube. L' ho applicato per tre uscite di pesca e le catture non sono mancate. Anzi, ho scoperto che in caso di media corrente, conviene allungare il terminale anche oltre i 50 centimetri, così da far fluttuare l'esca, donandole una naturalezza non da poco. Con acqua lenta, invece, bisogna mantenere il terminale corto, magari di 30/40 centimetri, non troppo lontano dal pasturatore. Ed infine, per essere ancora più delicati in un contesto fluviale che non ha mai visto un pescatore, vale la pena alzare e abbassare la canna per due volte prima che il pasturatore cada in acqua. Un consiglio di Andrea Venturini della Trabucco che prendo per buono e passo volentieri a tutti voi.

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, vive da diversi anni nel Nord Italia occupandosi di marketing digitale. Dopo una lunga esperienza nelle acque pugliesi dell'Adriatico, frequenta da tempo le acque dolci in Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore esperto, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan tra Facebook e Instagram. È inoltre autore di due romanzi d'amore e pesca, oltre ad essere poliedrico collaboratore di riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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