Pesca al tocco in torrente con la canna fissa

Il mio incontro con la pesca è stato decisamente tardivo. Inizialmente, infatti,  tendevo a vivere il tutto da spettatrice: accompagnavo senza mai fare nulla, lo facevo per i magnifici paesaggi che mi aspettavano, per le magiche cascate che popolavano i miei sogni notturni e per le splendide piscine naturali che amavo immaginare popolate da fantastiche creature. Successivamente ho voluto provare il primo lancio della lenza. Così per curiosità, non immaginavo che da un semplice gesto potesse nascere una passione così profonda. Da quel giorno, infatti, non ho più smesso.  La mia iniziazione alla pesca è avvenuta in un piccolo torrente nell’Appennino tosco emiliano. Per quanto io sia consapevole del fatto che pescando nei torrentelli non ci sia possibilità di prendere la trota della vita, continuo comunque ad amarli. Non è semplice spiegare il perché: è come un ritorno alle origini, una tecnica di pesca ancestrale, che ha come cornice un paesaggio selvaggio, sconosciuto ai più e nascosto nel cuore dei pochi che hanno avuto il privilegio di conoscerlo.  

 

Attrezzature per la pesca al tocco con canna fissa

Si utilizzano canne telescopiche che vanno dai tre ai cinque metri, con rare eccezioni di due metri per rii angusti e ricchi di vegetazione. Non azzarderei metrature più elevate per non intaccare la sensibilità e la reattività della ferrata. Il materiale più utilizzato è il carbonio, prediletto per la sua leggerezza che permette di non affaticare il braccio durante la sessione di pesca. Un consiglio che sento di dare è acquistare canne dotate di molte sezioni in modo tale che, una volta chiuse, risulteranno facilmente trasportabili nello zaino. Spesso, infatti, il ritorno dai piccoli torrenti è impervio, ed avere le mani libere è molto utile. I tipi di filo utilizzati per la lenza sono due: il trecciato e il nylon. Quindi all’estremità superiore della canna posizioneremo un apicale, da dove partirà la nostra montatura, composta da  una porzione di 40/50 cm di trecciato. Questo conferirà un movimento naturale alla lenza a cui legheremo, con una semplice asola, il nylon per coprire tutta la lunghezza della canna.

 

Come diametri consiglio un range  tra lo 0.16 e lo  0.20 mm sia per il nylon che per il trecciato. Scendendo verso l’estremità inferiore troveremo, invece, la vera e propria montatura, ossia piombatura e amo. Per quanto riguarda la piombatura, ne esistono di varie tipologie: dalla corona di piombini al pallettone,  dalle spirali alle spaccatine di montagna. Ma, data la semplicità di questa tecnica le ultime due rimangono le più gettonate ed intuitive. Ovviamente la grammatura delle montature sarà decisa in base alla quantità di acqua e corrente che troveremo in torrente. Ed infine, per completare la montatura, amo con paletta, possibilmente a gambo lungo per facilitare l’innesco delle esche.

La tecnica della pesca al tocco

La pesca al tocco con canna fissa è la tecnica ideale nei piccoli torrenti, dove l’acqua non è mai troppa e la boscaglia impedisce grandi lanci. Con questa tecnica, il pesce non viene richiamato da esche rumorose e luccicanti. Essendo una pesca a fondo, va “stanato” con il lombrico o con la camola, sondando ogni angolo e anfratto della buca, motivo per cui possono non essere sufficienti pochi lanci per verificare la presenza di trote. È fondamentale avvicinarsi in silenzio e con cautela prima di gettare l’esca. A causa della metratura ridotta di canna e filo, infatti, si è sempre esposti alla vista delle trote. Questo stile di pesca non sempre è visto di buon occhio: molti pescatori ritengono che, con l’uso della pesca al tocco, si uccidano molti pesci perché c’è il rischio che l’amo penetri molto a fondo. Tuttavia non è sempre così! Mi è capitato più volte, infatti, di prendere trote già pescate in precedenza, quindi in ottima salute. Credo piuttosto che dipenda tutto dal pescatore. La ferrata non deve essere troppo tardiva, pertanto meglio rischiare di perdere il pesce che rovinarlo in modo permanente. E' inoltre fondamentale trattare la trota appena pescata con il massimo rispetto, bagnandosi accuratamente le mani prima di toccarla, tenendola tenerla fuori dall’acqua al massimo qualche secondo, in modo da non recarle danno.

 

Conclusioni

La pesca al tocco è per me un primo amore, nato per caso e forgiato nel tempo. Raccontare questa tecnica mi fa sentire parte della natura, di qualcosa di grande; quando pesco non pratico solo uno sport, faccio del bene alla mia anima. Pescare nei piccoli torrenti mi fa sentire alla pari di un'esploratrice. Spesso i luoghi sono così difficili da raggiungere che mi viene il dubbio che qualcuno ci abbia mai messo piede, e questo non può che essere un privilegio. L'unica “pecca” di questo tipo di pesca è il privarsi della possibilità di prendere trote di grosse dimensioni ma, ogni tanto, è anche bello potersi godere una bella pescata senza pressioni di nessun tipo. La pesca al tocco, a mio parere, è la tecnica perfetta per approcciarsi ai piccoli torrenti. E' semplice ed intuitiva e vi conquisterà al primo lancio!

Carlotta Giliotti

Carlotta Giliotti

Da Milano si è trasferita in provincia di Parma per essere più vicina ai suoi amati torrenti dell’Appennino, che lascia solo per qualche avventura nell’arco alpino. Pratica la pesca al tocco alla trota per la maggior parte dell’anno, ama però dedicarsi anche alla pesca dei ciprinidi.

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