Montature alternative per la pesca a bolognese

Il mare di ottobre, gli ultimi tepori dopo l'estate, branchi sparsi di pesci sotto costa e ancora tanta voglia di pescare prima dell'arrivo dell'inverno. Peculiarità ambientali e spirituali che incontrano il favore di una tecnica italianissima, la bolognese, nata nelle acque dolci e successivamente esportata nella tradizione marittima. Elegante signora che ha sostituito la cara canna fissa: quest'ultima ha dettato legge per molti anni ed ha ceduto il passo alle scintillanti 6 m, armate di mulinelli all'ultimo grido (quasi che il pescatore si distingue dall'altro a seconda del costo dell'attrezzo). I primi tentativi di adattare le canne di bambù a bolognese risalgono alla fine degli anni '60. Si trattava di rozzi accorgimenti che prevedevano la legatura di anelli lungo le sezioni, al fine di permettere la fuoriuscita del filo dal mulinello, anch'esso molto rudimentale. In tutto si concedeva al pesce qualche metro in più di filo, utile stratagemma per il combattimento con la preda.



Timidi cambiamenti poi sono apparsi con l'avvento delle canne in fibra di vetro, le attuali bolognesi si fascia economica, surclassate negli anni '80 dall'arrivo del carbonio ad alta resistenza e alto modulo. Ad oggi, l'evoluzione dei materiali ha portato a livelli di raffinatezza unici, impensabili 30 anni fa, grazie all'impiego di fibre di derivazione aerospaziale. Con il progredire della tecnologia, la bolognese si è fatta apprezzare per le opportunità che garantiva al pescatore rispetto ad altre tecniche di pesca. Ha avuto il merito, infatti, di ampliare il raggio d'azione della lenza e di gestirla anche in condizioni difficili: la frizione del mulinello consentiva non solo l'impiego di terminali sottili ma, in fase di recupero, garantiva l' affidabilità di un attrezzo lungo, leggero e resistente. Opportunità, certezze, scenari che hanno dato ragione al fenomeno italiano, oggi tecnica numero uno tra i pescatori di mare.

Come e quando pescare in mare con la bolognese

Si può pescare bolognese durante tutto l'anno e ad ogni ora del giorno. Le condizioni propizie prevedono comunque mare calmo, velato o leggermente mosso, specie dopo una mareggiata (ossia durante la famosa scaduta). Qui entra in gioco l'astuzia del pescatore: quanto più invitante e succulenta sarà la presentazione dell'esca, maggiori saranno le possibilità di cattura. Le lenze ben fatte con terminali capillari e ami piccoli, a volte piccolissimi, diventano requisiti fondamentali di una battuta di pesca alla quale sarà impossibile rinunciare, specie durante i caldi pomeriggi d'ottobre, circostanze in cui, vista l'acqua limpida, sarà obbligatorio presentare l'esca nel modo più naturale possibile. Il galleggiante partirà verso il fondo, ed avrà inizio la fase due della nostra pescata: il combattimento. Un lasso di tempo che va affrontato con determinazione ed emozione, dato che pesci cercherà in tutti i modi di farla franca, spezzando terminali e imbucandosi negli anfratti. Vincere un pesce da mezzo chilo, in pieno giorno, con la corrente inesistente, può sembrare facile, ma le variabili in gioco sono tante, spesso imprevedibili, e quando si riesce a centrare l'obiettivo, la soddisfazione raggiunge i livelli impareggiabili. L'appellativo "universale" è quanto mai veritiero: la bolognese infatti può essere applicata con successo dalle dighe cemento, scogliere artificiali, frangiflutti, muli, pennelli, pontili, porti-canale. Variegate situazioni di pesca che necessitano di alcune lenze chiave, di facile apprendimento che vi svelerò gratuitamente, senza chiedervi neppure un centesimo.



Attrezzature per la pesca con la bolognese in mare

Col passare del tempo, le richieste del mercato sempre più esigente hanno portato allo studio e alla realizzazione di vere e proprie bolognesi da mare, con azioni di punta, ovvero attrezzi dove si nota particolarmente il lavoro del primo, secondo e terzo pezzo. Per armonizzare la curva di insieme, la ricerca ha approntato anelli per la cima, con tubicino in carbonio, anziché plastico. Canne con azioni più blande non consentono prestazioni migliori, in quanto non offrono la giusta prontezza che solo un attrezzo rigido può garantire (senza esagerare ovviamente!). Rigidità, tuttavia, non è sinonimo di pesantezza, anzi. Le case produttrici ormai si concentrano su bolognesi leggere, bilanciate, con flessione della punta e sottovetta, che consentono sessioni di pesca molto prolungate. Anche i mulinelli sono fondamentali e determinano la buona riuscita di molti momenti difficili, come il lancio a lunga distanza (specie quelli con bobina maggiorata) e il recupero. La misura classica ed universale taglia 2500/3000, con bobina conica, avvolgimento del filo a spire incrociate, dispositivi anti torsione del filo, anti-ritorno infinito, manovella bilanciata e chi più ne ha più ne metta, possono sopperire a un'infinità di situazioni. La frizione, forse l'elemento determinante in mare, è indispensabile nei momenti cruciali del recupero. Molte sono micrometriche, quindi anteriori con la regolamentazione dentro la bobina. Altre invece sono posteriori e vanno tarate su valori medi. Così facendo rilasceranno il filo nel momento necessario, ma sarà comunque compito del pescatore bilanciare la maggiore o minore uscita del monofilo durante la fase di pompaggio. Una parola va spesa sui monofili: 0.14 e 0.16 sono i più comuni, concepiti per mulinello. Il galleggiante, comune segnalatore di abboccata, viene disposto sulla lenza ad un'altezza fissa o variabile e permette di scorgere anche la minima mangiata di pesci quali spigole, cefali, saraghi, occhiate e boghe. Ce ne sono di diverso tipo: piombato e on piombato. Il primo ha bisogno di una piccola piombatura di contorno da applicare sulla lenza mentre il secondo necessità di un'intera piombatura portante. Le misure più utilizzate vanno dai 2 ai 6 grammi, con forme sferiche, ovali o a pera rovesciata. Concetto parallelo è la pasturazione, ossia il lancio di alcune quantità di "mangime" (sfarinati o bigattini) che dovrà attirare e far stazionare i pesci nella nostra area di pesca, senza sfamare il branco, rendendo il più naturale possibile la situazione che andremo a creare.



Corona per acque calme su alti fondali

Disporremo su tre metri di lenza una serie di pallini raggruppati, che formerà una lunga corona. Al momento dall'amo, un primo pallino. Poi, a 60 cm ancora due pallini, quindi a 60 cm altri tre pallini, poi ancora quattro e infine cinque. Il galleggiante consigliato ha una portata di 3 grammi. Per le acque calme è d'uopo ha la classica forma di goccia, mentre per acque un po' più veloci è bene impiegare la forma a carota. Esche più performanti: ciuffo di bigattini o gambero vivo.

Bolognese con spallinata ampia per acque ferme su alti fondali

Geometria per affrontare molte delle condizioni presenti in scogliera, valida principalmente per occhiate, castagnole, salpe, boghe e cefali. Lo schema prevede una spallinata progressiva da distribuire su 3 m di lunghezza, per un totale di 15 pallini a distanza regolare. I vantaggi sono evidenti: esca ben presentata e massima fluttosità. Il terminale sarà composto da un bracciolo di 1 m. Come esca, invece, useremo erbetta, bigattini, pezzi di coreano, scampo.



Montatura per pesca veloce anti-minutaglia

In giornate particolarmente calde potrà avvicinarsi la fastidiosa minutaglia, ancora presente nonostante l'autunno inoltrato. Questa è costituita da piccoli sparlotti o boghe con misure inferiore ai 50 gr. Lo stratagemma infallibile non esiste, ma con l'accoglimento di presentare una lenza dotata di una coroncina di pallini ben stretta e regolare, distribuita in 30 cm, avremo avevo più possibilità di dissuadere i fastidiosi pescetti dall'avvicinarsi. Il cardinale, piuttosto corto, pari a 30/40 cm, favorirà la trasmissione immediata delle vibrazioni dovute alla mangianza di pesci. Esche anti-minutaglia? Ciuffo di bigattini bello evidente, pastella grossa quanto un'oliva al sapore di aglio, pellet morbido da innesco.

Montatura per la pesca al cefalo

Un vezzo per gli amatori, un must per l'esperto: torpille con spallinata. Il 70% della piombatura sarà raccola nella torpille, il restate va distribuito con piccoli pallini su 10 cm di lenza. Il terminale doppio è di facile realizzazione. Prevede due braccioli di 50/60 cm n condizioni di acqua calma e limpida. Esche consigliate: fiocco di pane genovese, Pan Bauletto, Pan carrè, sarda a tocchetti.



Bolo-inglese con ovetto per mare mosso o scaduta

Una montatura standard ideale per la pesca di grosse spigole, occhiate, saraghi e leccie, che ha origine dalla pesca all'inglese e adotta un galleggiante scorrevole, a forma di pallina da 3 g, con la possibilità di inserire anche l'astina luminosa per la pesca in notturna qualora ce ne fosse bisogno. Sul trave unico (0,18 o 0,20 diretto) monteremo un solo pallino da 1 g, distanziato dall'amo per almeno 150 cm. Esche più idonee: gamberetto vivo, coreano a penzoloni, ciuffo di bigattini.

Ibrido tra bolognese e ledgering

Anche se sono un pescatore che predilige la "purezza alieutica", mi sento in dovere di mostrare montature alternative, nate in contesti differenti dalla cara Puglia dove ho pescato per più di 20 anni. I primi modelli di galleggiati con pasturatore interno, chiamati appunto "pasturello", apparvero alla fine degli anni '90 e incontrarono subito il consenso dei pescatori sportivi. Il vantaggio è lampante: possibilità di pasturare chirurgicamente senza impiegare una canna da fondo, usando invece la tecnica della pesca con la bolognese. Col passare gli anni, questa tecnica ha perso la sua integrità e si è trasformata in un vero e proprio ibrido tra bolognese, inglese e ledgering. Occorre reperire un piccolo pasturatore in plastica, dal quale staccheremo con attenzione la fascetta di piombo sul lato piatto. Avremo anche bisogno di un galleggiante scorrevole da almeno 5 grammi + 1. Faremo passare attraverso la lenza lo stopper per la pesca all'inglese, accompagnato da una perlina salvanodo. Poi il galleggiante, il pasturatore e, come chiusura del trave, una girella. Il terminale più consono sarà di 70/80 cm. Ovviamente l'esca e la pasturazione saranno composte da bigattini.



Conclusioni

E' fondamentale presentare le nostre esche in modo coerente rispetto alla pasturazione, alla corrente e alle condizioni congiunturali della pescata, così da non destare sospetti e invitare al banchetto una gran quantità di pesci. Come si evince dalla lettura dell'articolo, le lenze per pescare a bolognese sono veramente tante e ognuna ha una storia a sè. I disegni che illustrano le varie tipologie di lenze sono frutto di tante esperienze fatte direttamente sul campo dal sottoscritto che, diversamente da altri "soloni" della pesca sportiva, preferisce condividere con gli altri le proprie conoscenze, anzichè nascondere i propri "segreti"... anche se nella pesca, come credo da tempo, segreti non ce ne sono. Quando c'è il pesce, siamo tutti bravi pescatori. Quando manca c'è poco da fare!

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Nato nel 1983, pugliese d'origine e trentino d'adozione. Autore di due romanzi d'amore e pesca, interamente autoprodotti, si occupa di marketing digitale in una pluripremiata agenzia di comunicazione. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci in provincia di Trento, Verona e Mantova. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan in tutta Italia. Vanta collaborazioni con riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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