Cefali e pesca all'inglese

Le feste natalizie sono una fucina d’idee senza paragoni. L’avere a disposizione una moltitudine di giorni da dedicare alla pesca mi porta alla ricerca di nuove strategie per la pesca invernale, che spaziano dal light rock fishing alla pesca al cefalo. Quest’ultima è sempre la mia preferita e continuerò a praticarla finchè ne avrò la piena possibilità. Sono nato come pescatore di ghiozzi e ho evoluto il mio pensiero filosofico-alieutico attraverso i rudimenti della pesca all’inglese, grazie ai video di Checco Casini nella collana “L’arte della pesca”. Molti fanno il passaggio più naturale, passando dalla bolognese all’inglese. Come spesso accade nella vita, ho camminato al contrario, muovendo i primi passi con l’inglese alla ricerca di prede interessanti quali boghe, occhiate e cefali. Li pesco solitamente a bolognese, forse per una pigrizia mentale che impone l’uso della telescopica con anelli. Talvolta è bene cambiare! E’ ora di smetterla di mangiare sempre pasta al forno! E’ buona cosa provare i rigatoni, un bel piatto di lasagna, un risotto. Bisogna lasciare da parte la convinzione che il cefalo mangi solo a canna fissa a bolognese. Occorre fare un corso di aggiornamento, imparando l’arte della pesca all’inglese!



La canne inglesi in 3 pezzi

L’uso in mare è veramente èlitario. In Puglia ne ho viste troppo poche, forse perché i pescatori non sono abbastanza eruditi o per colpa di una mancata interpretazione progettuale che vede la canna ad innesti come un attrezzo complesso, quasi da professionisti. Partiamo descrivendola pian piano, partendo dalla stecca. Il manico è composto in sughero misto a neoprene, si profila lungo una sezione conica in carbonio che è divisa in tre parti, incastrate tra loro attraverso innesti. Le lunghezze più comuni sono 3,90/4,20 e 4,50. In Inghilterra si parte anche dalla 3,60m , molto comune nelle commercial fisheries (i carpodromo) dove si pesca con lenze leggere e terminali sottili. Le 3,90m sono abbastanza conosciute in Italia, al punto da rappresentare la fascia entry-level per modelli ultra-light, come la canna utilizzata nel servizio che lancia fino a 15 grammi. Per praticare la pesca al cefalo opteremo per canne da profili sottili, discretamente conici, elastiche in vetta, paraboliche nelle sezioni inferiori, che fungeranno da leve corte nel contrasto del pesce. Diversamente dalla bolognese (che è una leva lunga 5/6/7 metri), le canne inglesi garantiscono buone gittate con basse velocità di lancio anche per grammature minime da pesca in mare. Vorrei anche sfatare l’errata convinzione che la tre pezzi sia difficile da smontare: dopo aver terminato la battuta di pesca possiamo riporre la lenza lungo una scaletta. Stacchiamo le sezioni dagli innesti, mettiamole una accanto all’altra, avvolgiamo un pezzo di carta adesiva sulla base e l’estremità superiore della canna. Provare per credere! La comodità di avere una lenza precostituita è notevole perché permette di risparmiare sul monofilo, minuteria e tempo!



Come costruire la lenza

Lo schema in figura riassume perfettamente la struttura da imporre alla montatura. Lungo il trave dello 0,14 passeremo un nodo di fermo (stopper), perlina salvanodo e galleggiante trasparente a forma di cannuccia da 2+1 gr (anche 3+1 o 4+1 gr). Per chi non lo sapesse, 2+1 gr significa che il segnalatore ha 2 grammi sul bulbo del piombo e può sopportare 1 2 sulla lenza. Posizioniamo un bulk di 3 pallini da 0,18 gr (misura 4) e, distanziandoli di un metro e mezzo, completiamo la lenza con altri 3 pallini da 0,15 (misura 5), separandoli l'uno dall'altro attraverso 20 cm di scarto. Chiudiamo lo schema con una girella tripla e due terminali da 40 e 50 cm dello 0,10 con ami n° 18 Gamakatsu 6315 o 120N.



Pasturazione e innesco del pane

Le basse temperature invernali richiedono l’acquisto di sfarinati meno grossolani, specialistici e di qualità superiore. Una buona pastura da cefalo per acque fredde è composta da:

- Sacchetto da 1 kg a grana fine di colore bianco, ricca di formaggio e aglio
- 500 grammi di pane grattugiato a grana fine
- 100 grammi di formaggio grattugiato
- Spruzzata di glutammato o amminoacidi
* quantitativo per 3 ore di pesca

Possiamo mantecare sia con acqua salata che latte scremato. La base ha il compito di amalgamarsi con gli altri ingredienti successivi che arricchiranno il composto donando un apporto proteico. Il glutammato è un esaltatore di sapidità, che aumenta la percezione del sapore e stimola l’appetito dei cefali portandoli alla frenesia alimentare. Gli amminoacidi, invece, sono elementi che costituiscono le proteine e hanno un comportamento leggermente diverso: il pesce ne è incuriosito e riconosce la pastura come fonte di cibo nutriente, desiderandola in futuro. Dai test effettuati in tanti anni di pesca, il glutammato è indicato per una risposta immediata del pesce, ma cala dopo una fase di picco, mentre l’amminoacido garantisce un risultato lento ma continuo. Per ciò che concerne l'esca, consigliamo l'acquisto del pan carrè/pan bauletto che dev'essere modellato eliminando la scorza, poi bagnato in acqua, strizzato e inescato sull'amo come un piccolo batuffolo.



Combattimento con il cefalo

Le ore più calde della giornata sono nettamente propizie per il cefalo, pesce che mantiene la sua attività fino al tramonto. Dopo aver misurato il fondale con l’ausilio della sonda, lanceremo in assoluta delicatezza, evitando accelerazioni che facciano perdere i batuffoli di pane. Pasturiamo dapprima con due/tre palle grosse quanto un’arancia e attestiamoci successivamente su piccoli richiami, grandi quanto mandarini. Le risposte dal galleggiante saranno due: affondamento o starata. Se il galleggiante affonda, siamo in presenza di cefali decisi ad abboccare senza esitazione. Se dovesse starare verso l’alto ( spiombata ) i pesci tenderanno ad alzare l’esca dal fondo, con un buon margine di sospettosità. La leva che abbiamo a disposizione per combattere l'astuto cefalo è limitata ai quattro metri della canna. Diversamente dalla bolognese, con l’inglese tenteremo di gestire il pesce dapprima con movimenti laterali verso destra e sinistra, poi con la tre pezzi verso l’alto. Gli inglesi amano pescare con l’anti-ritorno, un sistema che permette al mulinello di girare al contrario, cedendo filo alle pressioni del pesce senza usare la frizione. Ahimè in mare e in Puglia, l’antiritorno è quasi un tabù per via di una terribile ignoranza alieutica troppo diffusa tra i pescatori. In molti mi hanno criticato definendomi un mossista. Replico duramente perché la pesca all’inglese prevede un cambiamento di stile da applicare alla tecnica di recupero ed è bene farlo senza esitazioni. Minuto dopo minuto, il cefalo esaurirà le sue forze e cadrà nella trappola del guadino, pronto per essere rilasciato e godere di una nuova vita.

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Nato nel 1983, pugliese d'origine e trentino d'adozione. Autore di due romanzi d'amore e pesca, interamente autoprodotti, si occupa di marketing digitale in una pluripremiata agenzia di comunicazione. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci del Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan in tutta Italia. Vanta collaborazioni con riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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