Lenze avanzate per la pesca all'inglese

Il Luglio del 1940 segnava l’inizio della battaglia d’Inghilterra. Durante la Seconda Guerra Mondiale gli aerei della Luftwaffe scuotevano i cieli con le incursioni sulla “Temibile Albione” con lo scopo di costringere alla resa della Gran Bretagna per vincere in Europa. La democrazia occidentale si difendeva dalla dittatura in una delle più epiche battaglie del secolo. La Royal Air Force ha avuto la meglio e questo ce lo insegna la storia: l’accurata preparazione militare è riuscita a respingere gli stormi dei caccia tedeschi infliggendogli un’amara sconfitta. Sin da piccolo leggevo queste pagine negli archivi storici di mio nonno, professando un acuto interesse verso il mondo anglosassone e reputandolo quasi un micro-cosmo a sé stante.



I luoghi comuni sono rimasti tanti e ve ne nomino solo alcuni... “Gli inglesi hanno la Regina, il manubrio a destra, la corrente elettrica a 240 Volts, gli occhi azzurri, i capelli biondi e la pelle chiara”. Questi sono alcuni dei classici stereotipi che si sentono in giro, a volte veri o falsi. Gli inglesi hanno però il Severn e l’ Avon, due fiumi meravigliosi dove negli anni sessanta nasceva l’embrione della “pesca all’inglese”, grazie al campione Billy Lane. Crescevano piccoli aeroplani in balsa, chiamati “waggler” che volavano alla pari degli Spitfire inglesi, con un’agilità unica e protagonisti di una tecnica che avrebbe cambiato la storia della pesca.

Aspetti in comune

Scrivo da tempo per I Segreti dei Pescatori e Pescareonline. Molti mi conoscono per i diversi report dal meridione, in particolare Puglia, Molise e Basilicata. Col tempo ho deciso di specializzarmi in alcune delle tecniche più redditizie nelle nostre acque per promuovere e valorizzare ciò che offre la cultura alieutica del territorio. Nel primo approccio con la pesca all’inglese è sorta una domanda: cosa abbiamo di simile agli inglesi? I panorami e gli scenari della Murgia barese sono molto simili alle distese sempre-verdi scozzesi che si snodano in vallate dolci e colline poco pronunciate. La Basilicata una terra dalle mille sfaccettature, che si divide in un versante ionico, influenzato dal mare, ed uno appenninico mitigato dallo scorrere delle acque, come se fossimo apparentemente nella Bretagna del Nord. Non è solo una questione paesaggistica o geologica. In comune con gli inglesi abbiamo anche il problema del vento che è sempre vivo lungo i numerosi invasi quali il Lago Locone, l’Occhito, il Basentello, il Pertusillo, la diga di Acerenza, il San Giuliano ed il Monte Cotugno (famosi campi gara di Puglia e Basilicata). Un terzo elemento che ci accomuna è la passione per le tre pezzi. Qui da noi la canna all’inglese non ha mai avuto un declino a favore di altre tecniche. I fattori sono due: potere d’acquisto ridotto e praticità. La roubaisienne non è alla portata di tutti e se ne vedono realmente poche (tranne nel settore agonistico – una vera nicchia) perché i costi di mantenimento della canna transalpina a volte appaiono davvero alti. Una match rod può anche aggirarsi su prezzi ridotti, anche al di sotto dei fatidici 100€. L’innegabile praticità delle telescopiche inglesi compensa le scelte a favore di piccole velociste dal fusto pronto e dinamico, specie in punta, capaci di lanciare galleggianti piombati dai 5 ai 30 grammi e oltre.



Risveglio primaverile

Tutti gli invasi costruiti nella Siticulosa Apulia, come la definiva il poeta latino Orazio, nascono per esigenze agricole ed industriali. L’acqua da bere, invece, la si preleva dal fiume Sele, in Campania. Il continuo alzarsi ed abbassarsi delle dighe, causato dagli sbalzi idrici tra la primavera e l’estate, porta anno dopo anno a cambiamenti delle sponde. Non vi è mai uno stesso livello tra una stagione e l’altra. Oggi tocchiamo davvero il “tutto esaurito”, con dighe colme quasi fino alle pinete circostanti. L’anno prossimo, forse, potremmo rischiare di soffrire uno scarso approvvigionamento idrico. In primavera, con l’acqua ai massimi livelli si rischia di pescare a poca distanza con fondali molto ridotti, anche di un solo metro o quasi, tra fastidiosissimi ostacoli sommersi quali rami, piante e arbusti vari. Molte sono le perdite di preziosi galleggianti, col rischio di dover rifare le lenza più volte nella stessa giornata. Si fa strada il desiderio di lanciare più in là, lontano da fastidiose “rotture”, con profondità superiori ai tre metri. Il pescatore deve allora scegliere tra la pesca all’inglese ed il ledering. La prima è una pesca a galleggiante mentre il ledgering, come molti sanno, è un metodo per la pesca a fondo con piombo o pasturatore. Per poter sparare galleggianti che somigliano a veri e propri bombardieri da bassa quota, le diverse aziende propongono, anno dopo anno, canne molto potenti e galleggianti piuttosto pesanti, contribuendo ad arricchire la pesca all’inglese “a modo nostro”. Nascono così le super tre pezzi da 4,20 metri o 4,50 per arrivare alle lunghe 4,80 metri, da situazioni davvero al limite. Canne così lunghe e potenti allungano il nostro braccio immaginario, permettendo lanci siderali, anche di 50/60 metri con un’adeguata preparazione. Il pesce reagisce bene a queste sfide, concentrandosi proprio nei punti in cui tendiamo a sparare sia l’esca, sia la pastura. Molte delle competizioni primaverili si svolgono in questi scenari e la pesca all’inglese la fa da padrona, dimostrando che le similarità tra meridione italiano ed Inghilterra possono essere sanate, specie se con lievi ritocchi e con un po’ di pepe nostrano.



Tutto l'occorrente per ogni esigenza

Pescare all’inglese long distance non è un gioco per ragazzini. Richiede pratica e attrezzature un po’ diverse dai classici canoni di fiumi e canali. Le canne necessarie appartengono alla fascia delle 4,20 e 4,50 metri, modelli abbastanza spinti e non molto generosi di diametro sulla prima sezione, ma con fusti rigidi e potenti. Quelle più indicate hanno un range variabile tra i 5 e 25 grammi per le 4,20 mentre le 4,50 salgono a valori tra i 10 ed i 30 grammi. Ci sono poi le lunghe 4,80 m che sono proposte spesso in versione telescopica, col manico a stecca di biliardo senza il rivestimento in sughero. Questi sono modelli potentissimi, che garantiscono lanci molto lunghi e prolungati, sebbene in punta vi sia una cima elastica e sensibile. I mulinelli da abbinare avranno una taglia 3000/4000 con un recupero veloce di 6.2:1, possibilmente con doppia manovella e bobina a bassa capacità. Il vantaggio di possedere una bobina meno capiente del normale sta nella sua forma. Queste, infatti, nascono allo scopo di ospitare 100 metri di filo specifico per la pesca all’inglese che ha la peculiarità di essere affondante e prodotto solitamente in bobine da 100 o 150 metri. Capitolo necessario è quello dei galleggianti all’inglese. Ne esistono di due categorie ovvero bodied (bombati inferiormente con peso consigliato tra gli 8 ed i 20 grammi) e straight (senza bombatura, a penna di pavone con peso tra i 2 ed i 5 grammi). Ovviamente compreremo modelli bodied, con i fischioni, astine cave sovradimensionate che permettono una visibilità maggiore del normale starlite plastico da 4,5 mm. Questi “galleggiantoni” hanno anche le alette sul fusto, per una maggiore aerodinamica. Tra gli altri accessori necessari per praticare correttamente la pesca all’inglese, consigliamo di acquistare i classici pallini inglesi in piombo tenero con le sigle AA, BB o SSG per dirvene alcune. È richiesta anche una fionda molto potente, che scaglierà le nostre palle di pastura anche a quaranta e cinquanta metri. I modelli piuttosto consoni hanno lo scodellino in materiale sintetico e gli elastici piuttosto rigidi o doppi.



Montature avanzate per la pesca all'inglese

Rammentavamo una differenza di livelli idrici delle dighe tra la primavera e l’estate. Gli invasi sono il risultato di sbarramenti su fiumi e torrenti che nelle età glaciali hanno scavato intere vallate con diverse pendenze. Nascono così due tipi di pesca a seconda dei fondali che, spesso, raggiungono anche i 7/8 metri di fondo dovuti ai dislivelli del terreno, coperto dalle acque. La prima è una pesca a mezz’acqua o a tre quarti di fondo, specifica per breme, carassi e scardole. La seconda impegna il pescatore nella ricerca di grossi ciprinidi come carpe, carassi extra-large dalle pinne maxi e simpatici cavedani. Da marzo a giugno gli inneschi di lombrichi, mais e bigattini sono molto redditizi perché, ricordiamo, la pressione piscatoria nelle nostre dighe meridionali non è agli stessi livelli del centro e nord Italia. Entrambe le montature che proporremo nelle prossime righe necessitano una tecnica di lancio da affinare col tempo. La canna è posta dapprima parallela alla superficie dell’acqua, poi la si porta all’indietro quasi a 150° gradi, caricando l’attrezzo con il peso del galleggiante. Poi, con la mano sinistra prendiamo il tallone della tre pezzi e lo portiamo verso il nostro petto; catapultiamo così la lenza che va fermata un istante prima che tocchi la superficie dell’acqua. Movimenti così collaterali sono obbligatori perché l’equilibrio dei piombini impiegati nella costruzione della lenza deve seguire una giusta tecnica di lancio che, poi, stenderà il monofilo a destinazione, evitando fastidiosi grovigli. L’ultima azione prima di entrare in pesca vuole l’immersione del cimino, con un rapido giro di mulinello ed uno strattone laterale. Il filo affondante resterà sott’acqua e non soffrirà l’azione del vento.



Montatura per mezz'acqua o tre quarti di fondo

Molto in voga durante le gare per la cattura di minutaglia composta da scardole, scarassi sotto i 200 grammi e breme (molto diverse dalle sorelle del nord Italia, perché introdotte solo di recente). Prevede l’uso di un waggler bodied ollegato alla lenza per mezzo di un sistema a cambio rapido. Personalmente consiglio un 8+1/10+1 in condizioni standard; un 12+2/14+2 per giornate ventose con acqua mossa. Sulla lenza facciamo passare un nodo di fermo in cotone, costruiamo poi un bulk composto da 5 pallini variabili nel peso a seconda che il galleggiante regga 1 o 2 grammi. Tra il bulk e la spallinata, composta anch’essa da 5 pallini, passano circa 3 metri di lenza. Completeremo la taratura con i restanti pallini del n°6 distanziati a 10 cm l’uno dall’altro. Infine propongo una girella tripla a barilotto per evitare le torsioni del monofilo in fase di recupero ed un terminale di 30/40 cm dello 0,12 con un amo specifico per l’innesco del bigattino. Il tutto si sviluppa in quasi 4 metri di lenza e va operato su fondali di 6/8 metri, condizioni tipiche delle anse o dislivelli collinari nelle dighe.



Montatura per la pesca a fondo su lunghe distanze

Il concept nasce dall’esigenza di impiego in fondali molto alti che possono anche arrivare a 10/12 metri e forte vento frontale o laterale. I galleggianti da montare lungo uno shock leader del 0,24/0,28 saranno del 12+2/14+2 fino a raggiungere anche i 25+2. Per costruirla in modo corretto occorre posizionare dapprima un nodo di fermo seguito successivamente da un bulk ferma galleggiante composto da 1 AAA e 2 BB (pari a 1,60 grammi) con una distanza di circa due metri da un grosso pallino BB (0,4 grammi) a ridosso del corto terminale di almeno 25 centimetri (non superate i 40 cm altrimenti non avrebbe senso) con ami indicati per la pesca a mais o a bigattino, innescando due cagnotti a bandiera come in figura. Una montatura come questa si appoggia delicatamente sul fondo e colpisce l’attenzione di pesci quali grossi carassi, cavedani e carpe di dimensioni interessanti.



Come sondare correttamente?

Attenzione al vostro modo di sondare. Una volta tarato il galleggiante alla perfezione dobbiamo collocare sull’amo un morbido pallino inglese SSG che farà affondare il galleggiante. Lanciamo e rilanciamo più volte, trovando la giusta profondità che sarà data da uno scarto aggiuntivo tra l’asta del galleggiante e il piombo (solitamente 15/18 centimetri). Vi è poi un secondo metodo utilizzato solo per la seconda montatura, per mezzo di una sonda a molla da posizionare sulla girella. Lo scopo infatti è di andare sul fondo con una ventina di centimetri in eccesso, condizione che piace molto ai ciprinidi curiosi.



Conclusione

Abbiamo descritto un altro pezzo di storia della pesca all’inglese. La nostra esperienza ci insegna che un sistema nato in Inghilterra può essere applicato con successo alle acque del sud Italia, cambiando alcuni aspetti, ma non il succo del discorso. Provate entrambe le soluzioni, pasturando con composti specifici da mezz’acqua e fondo, aggiungendo un po’ di mais e bigattini. Noi del Pescanet Team saremo in tour durante tutta la primavera in Puglia e Basilicata. Potrebbe nascere occasione per conoscersi e confrontarci in una fantastica giornata di pesca.

Vi aspettiamo!

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Nato nel 1983, pugliese d'origine e trentino d'adozione. Autore di due romanzi d'amore e pesca, interamente autoprodotti, si occupa di marketing digitale in una pluripremiata agenzia di comunicazione. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci in provincia di Trento, Verona e Mantova. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan in tutta Italia. Vanta collaborazioni con riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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