Cefali e salpe in porto con la bolognese

L’estate sembra essersi prolungata un po’ troppo. Un ottobre così “estivo” è qualcosa di veramente anomalo. Ricordo una simile congiuntura meteorologica nel 2002 e 2008, con ottobrate piuttosto lunghe, temperature decisamente miti ed un mare incapace di reagire all’alta pressione. Dopo un’estate torrida, composta da anti-cicloni torridi e poche interruzioni di calore, è arrivata la prosperosa Poppea, con tante piogge settembrine, tempo un po’ incerto e inaspettatamente fresco. Speravamo in un cambiamento duraturo, invece si è risolto in un nulla di fatto. Da circa un mese siamo accerchiati: anticicloni persistenti portano temperature massime di 25/26°C e minime comprese tra i 14 e 18°C. Lo sbalzo termico non indifferente è causa di fastidiose ondate di umidità, che rendono quasi impossibile le nottate a pesca, se non coperti da tutte termiche o cappelli invernali. Il mare è vivo e vegeto ma i sedimenti sono depositati sul fondo. Le acque hanno un colorito molto delicato e sono piuttosto chiare per via del tempo sereno prolungato e la mancanza di mareggiate di rilievo.


Il mare non è più lo stesso

Oggi siamo in uno spot a cinque stelle. Benvenuti al porto di Bari (Molo San Cataldo). La città si erge ancora sonnecchiante al mattino. Posso ritrarla con un effetto silhouette che richiama gli scatti artistici della mia compagna. Fa caldo, il sole picchia, il mare è un brodo in cottura lenta. L’amico azzurro è sempre tendente al blu ma sotto le ombre ed i colori a tinte scure ci sono molte incognite. Non si pesca bene. Le catture sono ridotte al minimo, i volti dei pescatori recitano uno sconforto interiore. Cerco di intavolare una discussione con qualche esponente “barivecchiano”, poi con un simpatico fan di mezza età appassionato per le nostre avventure su Pescanet TV. Siamo tutti convinti che l’inquinamento e le reti illegali sottocosta rappresentino una piaga sociale senza precedenti, eppure c’è dell’altro: predatori. Serra e leccie fanno da padrone in spazi ristretti come i porti, allontanando spigole (predatori autoctoni) e cefali. Orate, salpe e mormore non sembrano spaventate dall’aggressività dei pelagici, infatti molti registrano un’annata record nella pesca allo sparide più prestigioso che ci sia. Il mare non è più lo stesso a causa del surriscaldamento globale che influisce, soprattutto, sulle correnti. L’acqua molto calda permette la proliferazione di specie infestanti molto aggressive provenienti da zone più meridionali del Mediterraneo.

Cambiamenti meteorologici che influenzano il mare

Trent’anni fa, la cattura di un serra o una leccia di taglia era un evento raro. Al giorno d’oggi siamo costantemente bombardati da fotografie di predatori over kilo che non appartengono alla popolazione ittica locale. Entrano nella catena biologica, fanno incetta di pesce, vivono a discapito di altri predatori e distruggono l’anello debole che univa le specie marine. A tutto questo marasma collettivo aggiungeteci la visita di qualche delfino, per carità… molto bella a vedersi, ma capace di mettere in fuga il poco pesce rimasto nelle nostre zone di pesca. C’è da buttare la spugna, concentrarsi su altre tecniche o acuire l’ingegno e sviluppare metodi e strategie alieutiche per la pesca di cefali e salpe.


Cefali sospettosi

Stefano è uno tosto. Quando il gioco di fa duro è pronto a giocare. Ne sa mille più di me sulla pesca al cefalo. Potrei definirlo un “figlio d’arte”, allevato a canna fissa e svezzato a suon di Maver Jurassic. In molti lo conoscono sul molo per la sua irrefrenabile passione chiamata Cefalo, che affronta col massimo rispetto e ferma pazienza. Marco è un giovane ragazzo dell'Associazione Pescanet, protagonista di una magnifica cattura a spinning, desideroso di migliorarsi nella pesca al cefalo. Sono giorni di calma piatta un po’ ovunque, sia a Molfetta che Trani, Barletta (occhio, qui non si può più pescare), Bari. Il pesce c’è, lo si vede a occhio nudo, ma non vuole mangiare. E’ forse irrequieto per i delfini ballerini? E’ colpa dei serra, veri e propri piranha dell’Adriatico? Non conosciamo il linguaggio dei pesci, eppure siamo entrambi consci che la sospettosità dei cefali aumenta sempre più. Mesi fa riuscivamo a pescarli con lo 0,14 di terminale ed un galleggiante da 2,5 grammi. Per la stesura dell’articolo odierno abbiamo ridotto il calibro, scendendo ad uno 0,14 in bobina, 0,10 fluorocarbon sul terminale e un galleggiantino a carota da 1,5 grammi. Molti lettori noteranno le poche differenze tra un setup e l’altro. Il cefalo le nota più di tutti noi, perché deve vivere in uno stato di costante vigilanza per sfuggire all’attacco dei serra, perde l’appetito verso il pane e prima di buttarsi a capofitto verso l’esca ci pensa almeno tre volte. I lisci sono all’ordine del giorno, persino un pescatore esperto come il sottoscritto ammette la défaillance sfociata in un cappotto fuori stagione. Chi reputa stupido il cefalo dovrebbe mettersi alla prova: sembrano usciti da una lezione universitaria!


Salpe "ficcanaso"

Alla salpa piace farsi i fatti altrui. E’ una buongustaia: erba, pane, gamberi, filetto di sarda. I colori sgargianti e l’occhio dorato sono caratteri distintivi di un pesce che corre come un treno e mette alla prova anche il più preparato dei pescatori. Sovente capita di catturarle nei momenti di pausa, tra un cefalo e l’altro. Settembre e ottobre sono mesi in cui raggiunge gran parte dello sviluppo in acque calde, prima di allontanarsi verso acque più temperate durante l’inverno, quando gli esemplari più grossi restano a riva per la “covata”. Mentre il cefalo si appoggia sul fondo e vive a stretto contatto con gli alimenti depositati in profondità, la salpa è un po' lunatica. Capita di agganciarla durante la discesa dell'esca a mezz'acqua, oppure sul fondo, come il cefalo grufulatore. Individuarla è un gioco da ragazzi perché, diversamente dal cefalo, fugge lateralmente con velocità, spezzando gli esili terminali in fase risolutiva, prima di entrare nel guadino. Non va disdegnata, anzi ogni cattura allontana il fallimento della battuta di pesca, dirigendo l’attenzione verso un pesce altrettanto divertente, che nuota serenamente nei porti e non è vittima dell’attacco (e dell’interesse alimentare) dei grossi predatori.


Lenza, pasturazione, strategie per evitare la rottura del terminale

Condizioni così complesse suggeriscono l'uso della spallinata da distribuire su un metro di lenza. Qui casca l'asino! Le spallinata hanno il pregio di allungare la discesa della lenza, rendendola più naturale e fluttuante alle correnti sotterranee. Se la torpille ci impiega 15 secondi per disporsi in linea perpendicolare con il fondale, la spallinata ne richiederà quasi il doppio, esponendo l'esca vulnerabile all'attacco della minutaglia, salpe comprese. Impiegheremo una torpille secca da 1,5/2 grammi per una pesca statica e precisa, con due terminali di 40/50 cm dello 0,10 fluorocarbon e ami n°18 a gambo lungo per l'innesco del pane. Il monofilo in fluoro-carbonio è necessario per acque cristalline e basse profondità, trasmette rigidità all'esca con un senso di immobilità. Prima di sondare il fondale, prepariamo la pastura con una base da cefalo da kilo, 250 grammi di pecorino romano grattugiato, 250 grammi di pane grattugiato a grana fine. Compattiamo le palle di pastura e lanciamole dove effettueremo la pescata, cercando di spingerci un po' oltre i soliti 10/15 metri da riva. Prepariamo tre fette di pan carrè, immerigiamole in acqua, strizziamole e disponiamo il tutto su un panno asciutto. Entriamo in pesca con mille speranze, innescando il pane delicatamente sulla doppietta di ami n° 18. Se arrivano i "lisci" è buon segno, l'attività dei cefali non manca. Se il galleggiante parte verso il largo con una velocità inaudita, è il turno delle salpe. La prima cattura è molto determinante, dobbiamo mantenere la calma senza forzarla a riva, perchè i denti affilati potrebbero recidere l'esile 0,10. Dopo averla slamata con cura (usiamo uno straccio - gli escrementi sono terribili) riprendiamo a pescare. Se le salpe rendono impossiible la ricerca del cefalo dobbiamo montare la brillatura come spiegato nell'articolo delle salpe con l'erba. Trattasi di un sistema che prevede un piccolo spezzone di filo maggiorato che non soffre la dentatura della salpa, applicabile quando la situazione si capovolge e siamo costretti a pescare pesci che non vorremmo. Se il cefalo fa capolino durante la tregua delle salpe dobbiamo richiamarlo con la pastura anche durante il recupero. Lanciamo qualche palla di pastura nel bel mezzo del combattimento. Il "plof" della pallina accompagnato alla discesa di sostanze in sospensione aumenterà la curiosità dei cefali, incuriositi dal naturale banchetto di cibo proposto dal pescatore.

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, vive da diversi anni nel Nord Italia occupandosi di marketing digitale. Dopo una lunga esperienza nelle acque pugliesi dell'Adriatico, frequenta da tempo gli spot del Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore esperto, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila followers. È autore di due romanzi d'amore e pesca, oltre ad essere poliedrico collaboratore di riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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