Pesca della salpa con l'erba

Tra qualche tempo sarà marzo, mese del risveglio. Con i tepori primaverili è possibile notare lungo i moli e le barriere frangiflutti molteplici forme di vita sottomarina, tra le quali spiccano le prime verdi alghe che "vegetano" il mare. Distese di cibo con le quali una pletora di pesci suole banchettare, al riparo dalle insidie di noi pescatori. Ambienti ora artificiali, ora naturali, ove la forza della natura giunge a colonizzare anche strutture di cemento, costituendo un particolare habitat per salpe, boghe, occhiate, saraghi e castagnole, insidiabili con una tecnica alquanto primordiale, la pesca con l'erbetta. Questa cresce lungo le scogliere ed ha un aspetto piuttosto filamentoso, ideale per un innesco su di un amo, senza che si sfaldi o voli via durante il lancio. Ha un potere selettivo davvero impressionante ed è di facile conservazione. Si raccoglie, infatti, al momento della pescata, meglio se umida. Viene riposta in una bacinella e trasportata fino al luogo di pesca.


Esche per la pesca alla salpa: l'erba

Il menù vegetariano che andremo pertanto, a proporre, è destinato ad un celeberrimo erbivoro dei nostri mari: la salpa. Un pesce dai colori sgargianti, con striature orizzontali ed occhi dorati, apparato boccale molto tagliente e nuotatore provetto. Sovente pilucca il cibo presente tra gli anfratti, anche in giornate con cielo limpido ed acqua cristallina, mostrando la propria vena vorace, sino all'arrivo di una piccola risacca che smuove il fondale e apporta altro nutrimento. Un ritorno alle origini Sono ormai lontani i tempi in cui iniziavamo a pescare le boghe e gli sparli con la canna fissa. Tra un pesce e l'altro capitava anche lei che, con il suo dolce sguardo e l'abitudine aulenta di riproprorci il contenuto dei suoi intestini, restava impressa nelle nostre menti con il nome, insolito, di salpa. Indi, l'evoluzione, verso il cefalo, la spigola e altri pesci. Stavolta, però, vogliamo tornare alle origini, affrontando questa semplice ed inusuale pesca con un'ottica diversa. Durante le prime giornate soleggiate di aprile, cercheremo di uscire durante le ore più calde, scegliendo postazioni riparate dal vento, quindi tra le barche in porto oppure dalla scogliera. Ci porteremo in sacca una canna fissa, una bolognese di 6 metri ed un'inglesina ad azione rigida. La prima è la più divertente, specie se dovesse capitarci pesce di taglia; la bolognese e l'inglese permettono lanci maggiori e più agevolezza nella fase di combattimento col pesce.


Montatura per la pesca alla salpa dalla scogliera

La lenza sarà composta da un galleggiante da 3 grammi, a carota o goccia, a seconda delle condizioni della corrente. Un pallettone o torpille da 2 grammi, coroncina a scalare e terminale da 50 centimetri con rinforzo nei pressi dell'amo. Operazione preliminare è quella di sondare il fondale, per individuare il pesce che, solitamente, sosterà a mezz'acqua o a 3/4 di fondo, caratteristica prototipica delle salpe. Il rinforzo dell'amo Premesso che gli ami da comperare dovranno essere a gambo lungo (per dare minor numero di chance alla salpa di tranciare il terminale con i suoi denti affilati), la scelta ricade su tre soluzioni: "barbetta", shock leader con spezzone maggiorato, silicone.


Barbetta (brillatura), spezzone maggiorato o tubicino in silicone

La prima tipologia consiste in un sistema per la pesca dei cefali, utilizzato qui per le salpe. Su un unico filo di nylon dello 0,16 si collegano verso la sua estremità uno o due piccoli spezzoni non superiori ai 5 centimetri. Sarà un gioco da ragazzi camuffare gli ami in un nutrito boccone di erbetta al quale le salpe non sapranno resistere. La seconda soluzione è quella in voga tra molti garisti, ossia legare al terminale un ulteriore spezzone di 5 cm dello 0,25/30 con il nodo di sangue. Metodo molto efficace, ha solamente lo svantaggio di richiedere una certa competenza nel realizzare terminali di questo tipo, non adatti ad un pubblico neofita. Infine il silicone, uno stratagemma che ho avuto modo di sperimentare nel tempo con ottimi risultati. Dopo aver realizzato il nodo dell'amo, facciamo passare attraverso il monofilo un piccolo tubicino di silicone lungo 3 cm. Lo poggiamo sulla paletta dell'amo, facilitati dal gambo lungo, lasciando uno scarto pari alla sua metà. Ad ogni abboccata questo piccolo tubo in silicone permetterà all'amo di preservarsi dai denti affilati della vorace salpa. Purtroppo, in caso di acque cristalline, tale escamotage rivela la sua visibilità ma se la salpa dovesse ingoiare il ciuffo d'erba senza accorgersi di questo elemento "estraneo" significa che la frenesia alimentare ha ormai colpito anche loro.

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, vive da diversi anni nel Nord Italia occupandosi di marketing digitale. Dopo una lunga esperienza nelle acque pugliesi dell'Adriatico, frequenta da tempo gli spot del Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore esperto, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila followers. È autore di due romanzi d'amore e pesca, oltre ad essere poliedrico collaboratore di riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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