Ledgering invernale alla carpa

Solitamente l'arrivo dell'inverno segna una battuta d'arresto per la pesca ai ciprinidi. Le temperature fredde, spesso glaciali, impongono un regime di letargo ai pesci che vivono negli invasi di Puglia e Basilicata, allontanandoli da riva alla ricerca delle acque più profonde. Questo comportamento è ormai noto, però la pazzia alieutica spesso ci porta a fare esperimenti e ciò che vi proponiamo quest'oggi è un saggio del nostro diario, appartenente al passato. Due anni fa, con la voglia di ledgering a mille, ci ritrovammo a pesca di carpe in un Lago Locone con un buon livello idrico, dalle sponde ancora verdeggianti con una quiete quasi paradisiaca. Al nostro arrivo ci fa compagnia la nebbia, amica di queste circostante bucoliche che spesso si rivelano appaganti dopo una settimana di lavoro in ufficio. Nella cornice dell'agro di Minervino Murge scorgiamo una mongolfiera che sovrasta su di noi, che aleggia lungo la riva del lago e si ferma proprio dinanzi alle nostre postazioni munite persino di rod-pod. Fenomeni quasi extraterresti, davvero paranormali. Lo vedrete nel nostro video, non è questo ovviamente lo spirito del racconto ma un po' di storia dev'esserci per creare un'atmosfera alquanto invernale.


Il freddo: nemico dei pesci

Le temperature rigide sono il fattore principale che allunga i tempi di reazione dei pesci. Spesso sono abulici, non hanno fame, perdono l'aggressività estiva e primaverile. Capita anche di vederli a pelo d'acqua, immobili, come se fossero morti. I momenti migliori per tentare la cattura di qualche grossa carpa restano le ore centrali del giorno, quando fa più caldo, solitamente dopo le 11 del mattino fino al pomeriggio inoltrato. In queste circostanze è necessario fare il meno rumore possibile, con lanci lontani e minimi, evitando di ripeterli più volte perchè le mangiate saranno rare e fulminanti. Non serve creare un tappeto di pastura; non occorre bombardare di esche e granaglie. Un eccessiva presentazione di cibo porterebbe le carpe a saziarsi immediatamente, con un errore madornale da parte del pescatore. Dobbiamo solo avere calma e pazienza, restando incollati con gli occhi sul cimino in attesa dalla famelica tocca.


Ledgering, come fare?

La lenza mostrata nel nostro schema riflette due esigenze fondamentali: semplicità e buona presentazione dell'esca. Innanzitutto la semplicità, perchè siamo convinti che in circostanze difficili le montature arzigogolate possano rovinare l'esito della nostra giornata in riva al lago. Acquisteremo alcuni cage feeder (pasturatori a gabbietta) dal nostro negoziante di fiducia che riempiremo di una pastura da fondo di colore giallo, su base di pastoncino, da farcire con mais, bigattini e caster. Collegheremo il monofilo madre alla treccia di powergum sulla quale si muoverà un cage feeder da 2 once (56 grammi). Sono preferibili modelli con buchi non molto ampi, perchè l'acqua penetra con più lentezza nella pastura, disperdendola in un tempo più lungo, giusto il necessario per far affondare il pasturatore. Dopo il powergum segue un terminale di 70 centimetri, con un amo a gambo corto sul quale innescheremo due o tre chicchi di mais. Parlavamo prima di buona presentazione dell'esca, assolutamente importante quando il lago si trasforma quasi in un placido stagno. Possiamo scegliere se adottare l'hair rig oppure no, conta però evitare i bigattini perchè questi, col freddo, perdono vitalità. Qualche volta è bene testare il lombrico, meglio se autoctono, scavato nel fango. Il verme sopporta le basse temperature dell'acqua e può essere innescato congiuntamente ai chicchi di mais.


Tentar non nuoce!

I nostri suggerimenti non rappresentano assolutamente un metodo miracoloso. Tra una battuta di pesca e l'altra potremo sicuramente collezionare cappotti e questo dipenderà anche dalle condizioni del tempo, dal colore dell'acqua, dalla piovosità dei giorni scorsi. Evitiamo giornate con brezze provenienti da nord, è sempre meglio ritornare sul lago quando è presente uno scirocco leggero che mitiga il freddo pungente del mattino. Non scoraggiamoci se le pause tra un pesce e l'altro dovessero sembrare eterne. Non dimentichiamo che proprio il tramonto può essere il momento di riscatto per la nostra battuta di pesca. Non perdiamo la fede nella carpa, un pesce simpatico e sempre disponibile con noi.

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Nato nel 1983, pugliese d'origine e trentino d'adozione. Autore di due romanzi d'amore e pesca, interamente autoprodotti, si occupa di marketing digitale in una pluripremiata agenzia di comunicazione. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci in provincia di Trento, Verona e Mantova. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan in tutta Italia. Vanta collaborazioni con riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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