Pesca all'inglese col pallettone

Per una volta, forse per la seconda o la terza, gli esperimenti di gruppo intrapresi con i grandi amici del Pescanet Team, funzionano. Ma questa volta crediamo di aver fatto il botto più forte della storia della pesca in Puglia, manco avessimo acquistato dal mercato nero una bomba di Maradona. La convinzione derivante dalla mia tesi trova fondamento nel fatto che fino ad ora (sono passate settimane intere e ben due mesi) non ho ancora ingarbugliato la lenza, nè ho avuto perdite di abboccate, nè si è rivelata di difficile interpretazione tra i miei adepti. Ho iniziato a sperimentarla ai primi di aprile, quando rispolverando le canne inglesi sono entrato nell'ottica dell'approfondimento dell'english style cercando di italianizzarlo quanto più. Sul nostro forum di Pesca in Puglia, quello di Pescanet che ormai è un punto di riferimento per gli utenti regionali, sono nate numerose diatribe sulla lenza perfetta in particolari condizioni come acqua calma o velata e fondale superiore ai 4 metri. Il frutto del dissenso verso le lenze ormai standardizzate per la tre pezzi ha portato a ragionamenti per il perfezionamento di geometrie quasi da reattori nucleari del futuro, oltre a serratissime disquisizioni de visu con i componenti del Pescanet Team.



Il concept innovativo. La lenza col pallettone nasce dall'esigenza di creare una geometria efficace, statica e rigida, per profondità medio-alte sia in acque interne che in mare. Quest'oggi vedremo nel dettaglio la sua costruzione che, in realtà, non differisce nelle due versioni (marittima e dulciacquicola) tranne per l'uso di un galleggiante con starlight, in caso di pesca in notturna. L'idea di uno schema simile vagheggia sul web, inventato da chissà chi del Nord Italia.

Noi però l'abbiamo rivalutata, perfezionata, testata ed esportata in tutte le salse Pugliesi e Lucane, in particolare al Lago Locone, Occhito ed a Senise presso la diga di Monte Cotugno, con risultati eccellenti. Rispetto alla classica montatura per la tre pezzi sottolineo la capacità di presentare l'esca in modo chirurgico sia a mezz'acqua che in profondità con un terminale corto ed un sistema di doppia girella con parastrappi.



Le attrezzature. Praticare la pesca all'inglese col pallettone richiede l'uso di una match rod non inferiore ai 4,20 metri con range di lancio pari a 8/20 o 12/30 perchè la pesca che andremo ad effettuare sarà a buona distanza, mentre nel sottoriva ci doteremo di canna più corta con azione più blanda. I galleggianti da montare possono essere simili a quelli ritratti in figura col sottoscritto, ossia bodied da 8 a 20/25 grammi con alette e fischioni per una maggiore visibilità in modalità long distance. Elemento importante è la portata, obbligatoriamente impostata a +1 grammo. Non prevedo l'utilità di portate superiori tipo la +2 o la +4 perchè la concentrazione del piombo, sostenuta attraverso il pallettone e due micro piombini di contorno, favorisce l'immediata discesa verso gli strati inferiori dell'acqua. I monofili seguono la regola del 0,16 in bobina e sul trave intermedio, mentre un buon 0,13 fluorocarbon è d'uopo per il terminale.



Il pallettone, questo sconosciuto. Quelli da noi testati sono dell'azienda Sarfix ed hanno un peso di 0,8 grammi, come si può ben notare in figura. Hanno la particolarità di essere venuti con uno stick metallico che fora il pallettoncino al centro, per favorire l'inserimento nel filo. Sostituirlo con una torpille è una imperfezione stilistica come lo è altresì il posizionamento di un unico pallino da 1 grammo. Le cose le si fanno per bene ed io ce la metto tutta per farlo nel migliore dei modi.



La montatura. Non si presenta come una lenza da mordi e fuggi. Prima di tutto occorre recuperare dal filo madre uno spezzone di circa due metri, poi capiremo il perchè. Muniamoci di due girelle, una micro ed una tripla. Incominciamo con l'operare sul paziente inglese: montiamo il nodo di fermo e facciamo passare attraverso il monofilo una perlina ed uno scoubidou, seguiti dal supporto per galleggianti stonfo ed una seconda perlina (come in foto). Infiliamo poi un tubicino in silicone trasparente che farà da ammortizzatore e paracolpi per la girella micro. A questa colleghiamo lo spezzone di due metri che avevamo riposto da parte. Attraverso questo trave, nella parte terminale, montiamo il pallettoncino scorrevole da 0,80gr e blocchiamolo con due micro-pallini da 0,09. Infine chiudiamo la montatura con una girella tripla ed un terminale di 50 cm. Voilà, les jeux sont faites.



Conclusioni. In pesca non occorre avere particolari accorgimenti per il lancio ed il successivo recupero. Nel primo caso va benissimo optare per la "catapulta", ossia un lancio che prevede l'accompagnamento del tallone della canna con la mano sinistra. Per il recupero posso confermare che le torsioni del monofilo sono evitate dalla girella tripla che si muoverà per non generare l'effetto elica dovuto alla rotazione dell'esca.



Non mi resta altro che augurarvi buon esperimento! Lasciate pure i vostri commenti, possiamo ancor più migliorare questa lenza col contributo di tutti!
Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Nato nel 1983, pugliese d'origine e trentino d'adozione. Autore di due romanzi d'amore e pesca, interamente autoprodotti, si occupa di marketing digitale in una pluripremiata agenzia di comunicazione. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci del Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan in tutta Italia. Vanta collaborazioni con riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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