Trota lago con piombino e vetrino

Si riparte con la trota lago! L’aria frizzantina di ottobre è un richiamo irresistibile per gli amanti della tremarella che ripongono le lenze in acqua dopo mesi di estenuante attesa. Qui in Puglia e Basilicata le regole per la posta in gioco sono un po’ diverse: i laghetti sono più piccoli, spesso ridotte a vasche di irrigazione con sponde non proprio naturali, le distanze raggiungibili nel lancio ne risentono pertanto c’è da attrezzarsi diversamente rispetto a ciò che accade nel centro e nord-Italia. Se da un lato gli elementi suddetti possono rappresentare una limitazione all’utilizzo della bombarda a lunga distanza, a nostro parere fanno parte di una peculiarità tutta meridionale. La trota, dalle nostre parti, è un po’ diversa dalla trotella dello stivale. Il peso, innanzitutto, è un fattore fondamentale, con lo standard tra i 250gr ed i 400gr. In secondo luogo annoveriamo l’attività. Assistiamo in tutta Italia a catture da farsi con bombarda e piombini in velocità, con canne che tremano e movimenti piuttosto aggressivi. Da noi tutto sembra essere anomalo, con trote apatiche, non abituate alla stagione che sta arrivando (solo da dicembre a marzo il comportamento è uniforme ovunque), pronte ad abboccare solo con il piombino ed il vetrino, talvolta impazzite e statiche, preda del galleggiantino o penna.


Primo approccio alla trota lago

Chi non ha mai praticato questa pesca crederà che si tratta del lanciare la canna, “tirare il filo” e aspettare che “quello” abbocchi, come una trota pollo idiota. Magari fosse così! Certo, è vero, può accadere. Ma capita anche per la spigola…il pesce più amato dai dilettanti quasi fosse un trofeo da coppa del mondo. La trota è un pesce aggressivo, con un istinto dominante nella sua zona operativa. Il magico mondo della trota lago nacque proprio grazie a due padri fondatori, il Fausto Buccella ed il Gino Soffritti, entrambi supportati da marchi quali Daiwa e Tubertini che conoscono abbastanza bene le richieste di agonisti ed amatori che si cimentano ogni domenica in questa specialità tutta italiana. La trota, dicevamo, è un pesce aggressivo, come se fosse la regina dell’acqua dolce.

La tremarella

L’ idea di lanciare un esca in acqua e provvedere al recupero con un tremolio della canna ha portato allo sviluppo intrinseco della tremarella (anche dello striscio). Pian piano sono nate le competizioni, le attrezzature si sono affinate fino a raggiungere i livelli quasi marziani dei primi anni 2000. Solitamente le canne da trota hanno la struttura telescopica con pezzi molto corti e anelli a gambo corto o a 90°, con una lunghezza pari a 3,80/4 metri. La cimetta è in carbonio riportato e garantisce ottima sensibilità nella fase di recupero perché permette di avvertire le minime tocche delle trote. I modelli più adatti per le nostre acque sono le Light con azione 1-4 gr, le medium light 2-5 o 2-6 gr, le medium 3-8 o 4-12. Il mulinello abbinabile cade sulla taglia 1500/2500 con una buona riserva di filo.


Il vetrino e il piombino

Entrambi sono due “pesi” che vanno posti sulla lenza, in modo scorrevole, fermati da una perlina parastrappi e girella tripla. Il vetrino è un piombo in vetro dai 2 ai 6/7 grammi, di forma allungata. Ha la particolare capacità di “riempirsi” d’acqua, con una galleggiabilità che lo porta ad affrontare gli strati superficiali. Va usato per un recupero lento, abbinato ad un terminale lungo, tra i 150 e 200 centimetri in caso di giornate fredde e trote lentissime e poco aggressive; dai 70 ai 120 centimetri per la normalità. Poiché la stagione tende al brutto, perché l’autunno segue l’inverno, ci sentiamo di proporre in figura proprio il caso limite, comune a molte domeniche di test condotte dal Pescanet Team. Il piombino, invece, è una sorta di torpille ovale in piombo, rivestita in soffice gomma, dal peso tra i 2 e 5 grammi, disponibile in varie forme, con diverse capacità di affondamento. Rispetto al vetrino è più indicato per la pesca di trote aggressive, in velocità, non a caso è il numero uno delle scelte per l’inizio gara. La lenza ideale vuole un terminale più corto, da 90 ai 150cm. Se dovessimo avere trote a vista, molto attive ed affamate possiamo ridurlo a 50/60 centimetri.


Dove sono le trote? Bella domanda!

Chi lo sa? L’esperienza di quattro anni intensivi di trota lago ci ha mostrato un comportamento quasi uniforme durante le giornate autunnali. Al momento della semina la trota è nei pressi del punto di immissione in acqua. Va contrastata col piombino ma senza eccedere nella velocità. Poi, dopo un quarto d’ora circa, si sposta al centro del lago ed iniziano i problemi. In molti casi si spostano lentamente, con un palese vantaggio per chi utilizza il vetrino a recupero. Altre volte girovagano per il lago, costeggiandolo e sbeffeggiando un atteggiamento di insofferenza verso le nostre esche. Chi attiva il piombino corto con falcetto in questo particolare caso ha sicuramente la meglio sui trotoni. Quindi, ordinando le idee, possiamo asserire una presenza sul fondo nei primi momenti della pescata e poi la stazionarietà a galla il resto della giornata. Ovviamente il nostro non è il Verbo di Dio, spesso in questi piccoli laghetti vi sono altre condizioni (anche esterne con pesci allamati e poi persi durante il recupero) che portano le trote a repentini cambi d’umore.


Come pescare per la prima volta in laghetto

Parlare dei momenti precedenti la semina significa inventare una tecnica che non c’è. La “ricerca”, quella vera e propria va effettuata in gara o durante la fine del turno, quando le trote in palio sono poche ed occorre cercarle per davvero. L’esca che acquisteremo dal gestore è la camola del miele che va innescata seguendo i consigli del campione Max Fortini. L’immissione segna l’inizio della sfida. La trota va cercata senza esitazioni attraverso i lanci proprio dove è avvenuta la semina. Lì, quasi come un tiro al bersaglio, abbiamo le possibilità più alte di incocciare il primo pesce. Partiamo col vetrino e terminale corto, con una canna media da 3-8 grammi, tirando al volo le malcapitate trote e ferrandole con una bella stretta in mano. Se dopo 5/6 lanci non funziona non disperiamo, ritentiamo. Dovesse andar male abbiamo sempre il terminale più lungo in scorta nella borsa… Come recuperare? Lanciamo e muoviamo la canna imprimendo delle sollecitazioni che facciano sussultare il piombino, con dei saltelli capaci di risvegliare l’appetito delle trote. Tac, toc, tac: questi sono i movimenti del braccio. Vibrazione, pausa, vibrazione, pausa e vibrazione, fino al recupero ultimo. Non c’è possibilità di sbagliare, la tecnica è facile, affinare le unghie richiede tempo ma dopo qualche tentativo vi sarà tutto più chiaro. Dopo le prime abboccate noteremo il cambiamento di direzione in seno alle trote. In questa fase possiamo un po’ rilassarci ed iniziare il recupero a vetrino. Diversamente dal piombino, il vetrino va recuperato piano, con piccoli movimenti del cimino, quasi con delicatezza e finezza alieutica. L’abboccata della trota è leggera, quasi impercettibile a volte. La si avverte con una tensione improvvisa. Lasciamo per un attimo il mulinello e attendiamo a mano di qualche secondo la tocca successiva. Ferriamo! E’ lei, confermo. Continuiamo così fino alla conclusione del turno, sperimentando diversi inneschi e recuperi blandi a momenti aggressivi, con terminale corto o lungo.

Per ora è tutto, prossimamente altre puntate su questo schermo. Via, andate a pescare!

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Nato nel 1983, pugliese d'origine e trentino d'adozione. Autore di due romanzi d'amore e pesca, interamente autoprodotti, si occupa di marketing digitale in una pluripremiata agenzia di comunicazione. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci in provincia di Trento, Verona e Mantova. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan in tutta Italia. Vanta collaborazioni con riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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