Pesca della spigola all'inglese con la

Ciò che ci fa uscire dalle consuete gelate invernali è il pallido sole, tipico di qualche rara giornata di marzo. La voglia di pesca incalza, ma il nostro mare non è ancora pronto per dare i suoi frutti. Arriva Aprile e qualcosa inizia a muoversi nel mondo sommerso. Giunge Maggio e si riaprono le danze, per un lungo periodo che costellerà la nostra passione per la spigola, fino all'arrivo dell'inverno. Maggio e Giugno: sono questi i mesi della primavera astronomica, ma tutti quanti sappiamo che la primavera biologica, specie quando si parla di mare e pesci, è ben lontana dall’esser cosa concreta. A causa degli sporadici irraggiamenti dell’acqua del mare e delle fredde gelate di febbraio e marzo, questa non è ancora calda a sufficienza, il pesce è ancora abulico e non presenta ancora un appetito abbastanza vorace da ingoiare con decisione le nostre esche. E' periodo di prime alternate catture, bisogna accontenarsi di ciò che capita, “di tutto, un po’...” .

I porti, le esche e le spigole

Durante la suddetta stagione, prima dell'arrivo del grande caldo di Luglio, gli unici specchi d’acqua praticabile sembrano essere le strutture portuali. Queste postazioni, le più redditizie, sono quasi sempre quelle più proibite. Spieghiamo il perché. Le restrizioni trovano il loro movente in questioni che esulano dalla pesca in sé; la spiegazione è piuttosto da ricercare nelle ordinanze delle Capitanerie di Porto che a volte permettono l’esercizio del nostro sport preferito, altre invece lo vietano a causa di lavori portuali, inadeguatezza e pericolosità dei siti, intralcio alle attività commerciali.

La tecnica che in porto va per la maggiore è la bolognese, nelle misure di 6 e 7 metri, con l’applicazione di alcuni concetti dulciacquicoli come la passata e la trattenuta, due stili diversi di tenere il galleggiante in pesca. L’ uso della bolognese è atipico: non prevede lanci poderosi, si posa delicatamente il boccone sul pelo dell’acqua, col galleggiante sotto la punta della canna. Utilizzare una canna all'inglese rappresenta un'apertura mentale che ci porta verso una nuova dimensione della pesca in mare. La sottile e potente match rod, con i suoi 3,90 metri di lunghezza, rappresenta è un attrezzo polivalente, che ben si adatta alle diverse esigenze richieste per insidiare il serranide. Ci concentreremo, quindi, su una pesca da puristi, all'insegna del light con sottili galleggianti in materiale plastico definiti affettuosamente "cannucce". Molti li chiamano così, altri le "penne". Cambia il nome, ma non la sostanza. Trattasi di galleggianti affusolati, senza bombatura, con sfera di piombo sull'estremità e possibilità di inserire uno starlight in punta. La portata di questi galleggianti è varia, i modelli standard sono i 2+1, 3+1, 4+1 e 2+2, 3+2, 4+2. L'applicazione è immediata perchè sono comodi sia per la pesca di giorno con acque calme o leggermente mosse, sia di notte quando vi è tranquillità ed assenza di traffico di natanti.


L’azione di pesca

Mercoledì sera. Meno lavoro del solito, i figli sono ad un compleanno di amici, la moglie dal parrucchiere. Il cielo è indorato da un caldo sole di maggio, il mare è placido e tira un leggero vento da sud, tutte condizioni che creano poca corrente in mare. Sfoderata l’attrezzatura, per rendere più appetibile l’esca può essere utile tentare con la pesca in caduta. Su fondali profondi non occorre pescare con eccessiva trattenuta, fatta eccezione in condizione di corrente molto forte. Dopo aver pasturato a dovere con pellets e bigattini, se siamo fortunati, dovrebbe seguire una fase di frenesia alimentare per i pinnuti. Infatti, ad ogni lancio potrebbe seguire una mangiata, con relativa abboccata. Se vediamo il galleggiante muoversi e segnalare velocemente le tocche, con scatti immediati e repentini rilasci, c’è qualcosa che non va. Forse l’amo è troppo piccolo rispetto all’innesco, oppure la minutaglia a mezz'acqua pilucca il bigattino. In caso di mangiate assenti, ci sono altre ipotesi: esca poco gradita, errata profondità o, nel peggiore dei casi, totale assenza di pesce. Se, malauguratamente, vi dovesse capitare di trovarvi in una situazione simile, mai disperare ma tentare. Per ingolosire il prestigioso serranide, la lenza principe è mostrata in figura con pratici suggerimenti visuali per costruirla.

Dalla scogliera

Se la voglia di mare aperto si fa sentire e il desiderio di guardare l’orizzonte ancor più, la scogliera è il raccomandato numero uno. Pescheremo su fondali superiori ai sei metri, per i quali sarà necessario l’ausilio delle tre pezzi in 4,20 o 4,50 metri, robuste, ma con portata 4/16 grammi per usare "cannucce" da 4+1 o 4+2 caricando al minimo l'attrezzo, sfruttando però la sua agilità. E’ indispensabile carpire l’andamento delle onde e posizionarsi al riparo da eventuali spruzzi, che potrebbero regalarci una doccia inopportuna. Sono preferibili postazioni dalle quali lasciar scivolare la nostra lenza lungo corrente del mare aperto. Useremo l’immancabile gamberetto o il bigattino a ciuffo.


Spigole e occhiate fanno da padroni in questa tipologia di spot. Ciò che si richiede a noi pescasportivi è l’addescare la preda alla giusta profondità. A volte potrebbero presentarsi a mezz’acqua, altre a mezzo fondo, altre ancora direttamente sul fondo. Una regola fissa non c’è, solitamente con l’acqua chiara e limpida il pesce mangia in profondità perché l’insidia delle nostre montature è ben visibile. Quando il mare è mosso e, magari dopo una mareggiata, è color cioccolata, è buona regola pescare in superficie perché i pinnuti saranno alla sicura ricerca di cibo tra le onde. Non lesinare sui terminali e mai dimenticare il guadino! Smentiamo i falsi miti dei dogmi validi per ogni situazione di pesca: anche la più improvvisata delle uscite va ponderata e ragionata; l’astenersi dai pregiudizi, dagli schemi, dai preconcetti e l’adattamento alle contingenze resteranno sempre le più infallibili delle armi.

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, vive da diversi anni nel Nord Italia occupandosi di marketing digitale. Dopo una lunga esperienza nelle acque pugliesi dell'Adriatico, frequenta da tempo gli spot del Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore esperto, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila followers. È autore di due romanzi d'amore e pesca, oltre ad essere poliedrico collaboratore di riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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