Ricordando i cefali del porto di Molfetta

Come ogni estate, il ritorno a Molfetta (mia città natale per chi non lo sapesse) è scandito da almeno una battuta di pesca al cefalo. A seconda del tempo libero e degli impegni di famiglia, riesco ad andarci solitamente almeno tre o quattro volte in due settimane, tenendomi sempre allenato con una delle specialità più raffinate della pesca in mare. Agosto del 2021, purtroppo, lo ricorderò come un momento non troppo incline alla mio hobby, per una serie di avversità che hanno reso tanto difficile l'andare a pesca, figuriamoci il divertirmi con gli amatissimi cefali.

Una pescata raffazzonata

Innanzitutto, i pochi giorni di ferie. Il trasferimento per motivi di lavoro e di carriera a Padova, legato anche all'inizio di un nuovo impiego, mi ha consentito soltanto una settimana di riposo, con al netto cinque giornate piene da trascorrere a Molfetta. Delle tre mattinate libere, soltanto una è andata a buon fine: lunedì mattina vento di ponente e maltempo, martedì perfetto per i cefali, venerdì mattina lavori portuali e fastidiosissimo maestrale crescente. In condizioni del genere, ho ripiegato spesso per la pesca al pescetto dalla scogliera del Lungomare. Nell'unica mezza giornata favorevole, sono stato protagonista di una levataccia antelucana e alle 5.30 ero già operativo (o quasi).

Un tuffo nei ricordi: pesca alla rotonda del porto di Molfetta

Al porto di Molfetta ci torno ormai più per una questione affettiva che per altro. D'estate le catture scarseggiano, vuoi per l'inquinamento da lavori, vuoi per l'alga tossica. Le sponde dei pontili e del moletto Pennello sono spesso occupate da pescatori padellari. I pescatori esperti o gli amatori evoluti ci sono, alcuni appartengono alle fila di Pescanet e del gruppo Facebook, altri sono cari amici che saluto volentieri ad ogni tornata. Ahimè ammetto che sono sempre più rari (e per fortuna che ci sono, così ho qualcuno da riabbracciare, con cui poter parlare allo stesso tempo!). Non c'è stato quel ricambio generazionale che mi aspettavo. Molti under 30 poi hanno sviluppato una cultura della pesca fatta di poche certenze e tante apparenze: canne, mulinelli, t-shirt, panchetti monomarca da veri influncer su Instagram... e le catture? Lasciamo perdere. Insomma, detto tra noi, pescare a Molfetta non è più piacevole e confortevole come negli anni 2000, quando ho avviato la mia carriera di collaboratore delle riviste alieutiche. La scelta dello spot ne ha risentito, quindi mi sono diretto verso la carissima "Rotonda", un tempo roccaforte di cefali da chilo. È proprio qui che catturai, infatti, il mio primo "negrone": era il 1998, possedevo la Milo Vulcano fissa di 7 metri e mi approcciavo al più sportivo degli onnivori.

Quando ho raggiunto lo spot in punta di piedi, ho da subito assaporato i ricordi di quell'estate: nel pomeriggio mi recavo a pesca spensierato, mentre i miei genitori si affacciavano preoccupati al balcone. Mi vedevano da lontano e agitavano le braccia, assicurandosi che tutto fosse a posto. Sono sopravvenuti anche frammenti delle tante, tantissime passeggiate con Nonno Mauro, il mio più grande fan, che era solito seguire tutte le pescate domenicali del sottoscritto. E intanto, mentre aprivo il fodero e montavo la Trabucco Energhia TXL ad azione strong, il sole sorgeva alle mie spalle illuminando una mattina di inizio agosto, in cui Molfetta era particolarmente sonnecchiate e assorta in un'insolita quiete.

Impostazione della pescata al cefalo

Le condizioni del mare apparivano ottime, più che mai. Velatura leggera, corrente inesistente e venticello impercettibile. Tutto sembrava pronto per una degna pescata. Ho scelto di impostarla nel più puro stile italiano:

- canna bolognese di 6 metri
- mulinello 2.500
- filo madre dello 0,16
- galleggiante da 2 grammi 
- torpille da 1,5 grammi e qualche pallino a taratura dei 2 grammi
- doppio terminale a forcella dello 0,104 fluorocarbon JTM Astros
- ami del 20 serie 2 Tubertini
1,5 kg di pastura Cefalo Bianca con 0,5 kg di pane grattugiato e 100 grammi di formaggio grattugiato fresco
- fiocco di Pan Bauletto Mulino Bianco

Dopo aver preparato la pastura, ho subito lanciato 4 palle grosse quanto una pesca, giusto per fare il cosiddetto "fondo". Ne sono seguite altre, più piccole, direi quanto un mandarino, per completare la pasturazione iniziale. Ho cominciato alle 6.30 in punto e ho atteso circa 40 minuti prima che le prede entrassero in pastura (purtroppo).

Divertimento e amarcord

Il primo cefalo ha bussato alla porta e l'ho accolto volentieri. Un bel braccio di ferro durato alcuni minuti, testimoniato attraverso modesti scatti col cellulare e selfie ridicoli dedicati ai miei più cari amici di Pescanet (evito di spaventare la dolce metà!). Ne arriva un secondo, poi un terzo, che decido di baciare augurandogli lunga vita, vista la dimensione molto ridotta. Il cielo si tinge d'azzurro, la città stropiccia gli occhi e si risveglia. In un angolo di porto, tra nostalgia di quella che era la mia giovinezza di fine anni novanta, ci sono io che continuo a divertirmi con degni pinnuti. Devo ringraziare i cefali perchè sono stati la mia palestra per tante stagioni, aprendomi le porte a pesche raffinate, con terminali capillari e ami ridottissimi. La Trabucco Energhia Txl Power si flette nuovamente, questa volta in preda ad un attacco di un altro famelico "negrone". Si dimena, parte verso il largo, poi affonda con notevoli zuccate. Riesco a gestirlo sapientemente, evitando di rompere l'esile terminale. Qualche altro strappo, poi arriva sfinito a guadino. È lui, il cefalo più grosso della giornata. Niente di fantasmagorico, per carità, ne sono pienamente consapevole, però il suo valore affettivo è notevole. Mi ha fatto tornare in quelle che sono state le mie origini. Ormai lontane, più di mille chilometri, che rivedo poche volte all'anno, ma che continuo e continuerò a portare sempre nel cuore.

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, vive da diversi anni nel Nord Italia occupandosi di marketing digitale. Dopo una lunga esperienza nelle acque pugliesi dell'Adriatico, frequenta da tempo gli spot del Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore esperto, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila followers. È autore di due romanzi d'amore e pesca, oltre ad essere poliedrico collaboratore di riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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