Ritorno in Carpodromo dopo la quarantena

Trascorrere quasi due mesi in quarantena, chiuso in casa ed in totale solitudine è stata la sorte condivisa con tante altre persone, pescatori compresi. A farmi compagnia c'era il lavoro, il mio secondo romanzo, Italian Fishing TV e i cari amici che continuavano a regalarmi attimi di amicizia a distanza. Tuttavia, la prolungata assenza da fiumi, torrenti e laghetti, cominciava a farsi sentire, mentre le canne si riempivano di polvere, giorno dopo giorno. Ho atteso il primo weekend di libertà per giorni e giorni, anzi settimane. Poi è arrivato e ho scelto di trascorrerlo in uno dei miei spot preferiti dell'Alto Adige, assieme a due amiche speciali: la tre pezzi inglese e le carpe.

Giunto alle nove del mattino, ci ho messo del tempo per carburare con le catture. Il braccio era un po' arrugginito. Lo ammetto, non catturavo più una carpa da dicembre, quindi ho sbagliato le prime ferrate. Non riuscivo a comprendere a quale altezza pascolassero i ciprinidi. Inoltre il galleggiante che avevo scelto sembrava essere indicato più per una pesca in lontananza che in un carpodromo rettangolare. Poi, dopo una serie di tentativi falliti, è arrivata l'illuminazione. Le carpe si sono spostate a mezz'acqua e in superficie, regalandomi segni di inequivocabile attività. Ed allora ho scelto di tentare il colpaccio: profondità ridotta, pasturazione continua a mais e ferrate istantanee. Strike!

Minuto dopo minuto ho affinato la tecnica e mi sono dedicato ad una pesca ultralight nel più puro stile British. L'impiego di peacock da 5AAA e 6AAA a marchio Preston Innovation mi ha dato ragione, dimostrandomi che, a volte, la pesca all'inglese non è solo bodied o wagglers, bensì galleggianti sottili, morbidi, per abboccate quasi impercettibili e pesci smaliziati. L'utilizzo anche dei monofili Trabucco T1, sia in nylon che in fluorine, ha consentito invece di testare la sospettosità delle prede. Ammetto di averne catturate con maggior frequenza usando il fluorine, mentre col nylon ho fatto più fatica. Un caso? Credo proprio di no. Oltre ad una disquisizione tecnica, resta il ricordo della mia prima uscita in carpodromo del 2020, ricca di tante soddisfazioni e che getta un futuro speranzoso sulle settimane a venire.

Al prossimo report!

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Nato nel 1983, pugliese d'origine e trentino d'adozione. Autore di due romanzi d'amore e pesca, interamente autoprodotti, si occupa di marketing digitale in una pluripremiata agenzia di comunicazione. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci in provincia di Trento, Verona e Mantova. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan in tutta Italia. Vanta collaborazioni con riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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