Pesca con i caster

Durante i mesi autunnali e con l’arrivo delle prime perturbazioni invernali, i pesci cambiano il loro metabolismo e, nella fase di transizione, cercano di immagazzinare elementi proteici prima di andare in letargo. Ciò non avviene solo per le prede di taglia, bensì è un comportamento generalizzato. Nei laghetti del Veneto che frequento abitualmente dopo la chiusura della pesca in Trentino, sono soprattutto le carpe (oltre ai carassi) a mostrare un cambiamento di appetito dopo l’apatia del caldo estivo. Devono “mangiare” qualche spuntino in più prima che l’acqua si raffreddi eccessivamente e il cibo scarseggi. Ecco che, quando il mais non rende più come dovrebbe, occorre riscoprire un’esca alternativa spesso dimenticata da molti (me compreso) ma dall’alto potenziale: il caster!

 

Cos’è il caster

Il caster non è altro che un bigattino o cagnotto, che dir si voglia, in un avanzato stato di crescita. E’ la crisalide del bigattino, verme ormai alla fine del suo ciclo che perde vitalità, si indurisce e passa ad uno stadio differente prima di trasformarsi in mosca carnaria. Il caster è un’esca particolarmente apprezzata dagli agonisti o dai pescatori puristi, che la impiegano nella pesca alla passata, nella pesca all’inglese, a roubaisienne oppure, perchè no, anche a ledgering.

Il colore dei caster: stadio di maturazione della larva

Il colore del caster consente di comprendere il grado di maturazione. Ne consegue che un caster marroncino è “fresco” mentre un caster ormai nero è abbastanza maturo, infatti manca poco alla sua trasformazione in mosca. Il caster non è un bigattino morto, anzi, dentro c’è vita, quindi occorre trattarli con molta più delicatezza dei cagnotti. I caster di colore arancio sono solitamente più pesanti, mentre i caster marroni sono più leggeri. Le dimensioni non differiscono particolarmente e possono essere innescati sullo stesso amo sia caster più “acerbi” che caster più maturi.

Come fare i caster

Ottenere dei caster in modo amatoriale non è particolarmente difficile. Farsi i caster da sè può essere un’occasione anche per crescere tecnicamente ed imparare qualcosa di nuovo. Andiamo in negozio e acquistiamo bigattini, possibilmente freschi. Se non è possibile essere sicuri della freschezza, accontentiamoci di quello che c’è a disposizione. Mettiamo 200/300 grammi di bigattini in una vaschetta con della segatura. Inumidiamo tutto con un po’ d’acqua e teniamo i bigattini al chiuso, in un posto mediamente caldo tipo cantina o garage (personalmente faccio così). Aspettiamo dai 3 ai 5 giorni. Quando apriremo la vaschetta troveremo gli ultimi bigattini ancora vivi e decine, se non centinaia di caster facilmente individuabili. Quelli di colore bianco o beige saranno “freschi”, quelli tendenti al marrone scuro o nero saranno “maturi”. Mettiamoli tutti in un’altra vaschetta usando una pinzetta in plastica o a mano (usate i guanti -  è meglio per la vostra salute). Oppure impiegate un setaccio da bigattini: le larve scenderanno oltre la rete e si depositeranno sul fondo, mentre i caster resteranno nel setaccio. I caster sono pronti per l’utilizzo nella battuta di pesca del fine settimana. Una volta tornati a casa, mettiamoli in frigo in una scatola separata da quella dei bigattini. Col freddo rallenteremo la metamorfosi e potremo riutilizzarli la settimana successiva.

Cosa pescare con i caster

I caster piacciono un po’ a tutti i pesci ma, in base alla mia esperienza, posso dire che sono imbattibili in autunno ed inverno per fare selezione su carpe, carassi, brèmes (le ho pescate nei canali della Pianura Padana) e qualche cavedano. Sono un pasto molto proteico, che può portare alla cattura molto più velocemente di un bigattino, perchè in molte acque è visto alla pari di un elemento di novità (dato che non li utilizza nessuno). Li innesco molto spesso in autunno e in inverno, ma nulla vieta di impiegarli con successo anche in primavera ed estate, sia in contesti dove il cagnotto è vietato, sia dove c’è parecchia pressione di pesca.

Come pescare con i caster: gli inneschi per il ledgering

Oggi analizzeremo il caso della pesca a ledgering con i caster. Gli inglesi ne fanno largo impiego, sia in pastura, sia all’amo. Ho applicato i loro insegnamenti nelle acque del Veneto che frequento abitualmente e ho sperimentato quattro inneschi di successo. Vediamoli separatamente.

Innesco 1 - Caster e bigattino

Inneschiamo dapprima il caster, meglio se su un amo senza ardiglione. Poi il bigattino. Questo è un innesco misto, molto comodo e di facile applicazione. Il caster innescato per ultimo ha lo scopo di fermare il bigattino, ed evitare che lasci l’amo a causa della mancanza dell’ardiglione.

Innesco due - Due caster e due bigattini

Classico innesco a bandiera per presentare un’esca voluminosa, particolarmente utile nella pesca a ledgering dove il pesce cerca qualcosa di sostanzioso sul fondo. Inneschiamo prima un bigattino, poi un caster, ancora bigattino ed infine un caster a chiudere la corona di larve. Questo innesco, a mio avviso, funziona particolarmente quando c’è da selezionare la taglia. Il pesce nota il boccone ed è tentato di attaccarlo. Pesce con un apparato boccale tale da ingoiare un innesco voluminoso come questo.

Innesco tre - Bigattino, caster e pinkie

Un innesco per pesci curiosi, dove si punta ad ingannare la preda perchè la presentazione delle esche avviene attraverso un mix di colori: bianco, marrone e rosso. In acque basse e chiare, questo stratagemma può fare la differenza. Me l'ha insegnato un garista di feeder fishing e l'ho applicato più volte ottenendo risultati molto positivi quando ormai le mangiate si erano rarefatte.

Innesco quattro - Tre caster di maturazione differente

Marrone, nero e marroncino. Tre caster che hanno una maturazione differente hanno la particolarità di "nuotare" in modo tale da non cadere sul fondo e posizionarsi su di esso, bensì potrebbero anche alzarsi leggermente, quasi come un effetto "floating". Lo si può notare gettando dei caster sotto i nostri piedi: alcuni cadono sul fondo, altri restano a pelo d'acqua, altri galleggiano. Immaginate quindi cosa può succedere con un innesco di questo tipo. Inoltre, tre caster sono un'esca micidiale per pesce che cerca qualcosa di molto proteico: grossi carassi, carpe di buona taglia, brèmes, grosse scardole e cavedani.

Conclusioni

I pescatori che si dilettano col caster sono ancora pochi perchè c'è la convinzione (errata) che il caster non funzioni, mentre il bigattino sia l'esca principe delle acque dolci. Con questo articolo ho dimostrato che le cose stanno diversamente. Il caster può trasformarsi in un'arma micidiale specie quanto tutti impiegano il bigattino e il pesce appare apatico, ormai stanco della larva bianca. Tutto ciò che è diverso può smuovere l'appetito e ben vengano fiotti di caster ad aiutarci per migliorare le nostre battute di pesca invernali.

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, coniugato, vive a Trento. Nella vita si occupa di marketing digitale al servizio di Archimede, pluripremiata società di marketing e comunicazione trentina. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci del Trentino e dintorni: divulga la pesca a spinning, al colpo, il ledgering e la trota lago. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network. Inoltre vanta collaborazioni passate con PescareOnline, I Segreti dei Pescatori, Pescare, il Pescatore d'acqua dolce e realtà aziendali italiane e internazionali come Trabucco, Decathlon Italia (marchio Caperlan), Rizov, Cogitech, Piscor, Sport Sile. Infine è top contributor per il blog di Pescaloccasione.

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