Pesca a galla col pellet waggler

Restare al passo con la rete richiede una capacità di aggiornamento fuori dal comune. Viaggio spesso sia su Facebook, sia su forum di pesca, alla ricerca di soluzioni innovative da proporre attraverso la letteratura online di Pescanet. Cerco di avere uno spirito costruttivo: vedo, apprendo e metto in pratica. Non mi piacciono gli stupidi, i "pallonari", quelli che se la credono. Nell'epoca di internet siamo tutti bravi nel nasconderci dietro un pc. Siamo grandi pescatori e filosofi allo stesso tempo. Critichiamo, offendiamo, distruggiamo l'altro con una guerra verbale fine a se' stessa. Pochi, invece, sono quelli che si rimboccano le maniche e producono contenuti di valore. Io lo faccio per lavoro ormai da più di 10 anni. Credo di essere un buon Content Marketer. Ogni articolo è un lavoro ben strutturato, corredato di buone fotofrafie, ricco di informazioni e prodigo di consigli. Scrivo di pesca con la mente di uno specialista di SEO (è il mio vero lavoro - la pesca è la seconda attività della mia vita), affronto le tematiche alieutiche come un giornalista e scatto fotografie come fossi un fotografo di professione. Ci metto impegno nelle cose, perchè è bene spendere tempo utile per migliorarsi e generare un articolo utile alla collettività ormai stufa di siti poco aggiornati, dominati da contenuti alquanto discutibili. Settimana dopo settimana garantisco freschi spunti per il lettore che ritorna su Pescanet, con l'intenzione di apprendere e accrescere il personale bagaglio culturale. In tanti mi hanno confessato di stampare gli articoli e leggerli prima di andare a dormire. Ne sono onorato. Credo che gli utenti vedano Pescanet come una vera e propria rivista online, da leggere su un foglio di carta, sull'Ipod, sul Tablet. Oggi vi parlerò di un metodo innovativo che arriva direttamente dall'Inghilterra. Partiremo dal principio, scavando nei particolari con la regola del "come, dove e perchè".



Pesca a galla col pellet waggler

Sovente d'estate notiamo pesci a galla alla ricerca di cibo. In tali circostanze c'è bisogno di una lenza che arrivi perfettamente a pelo d'acqua e presenti l'esca nell'immediato. Immaginiamo un galleggiante perfettamente tarato per lo scopo. Un'arma così micidiale permetterebbe la cattura delle grosse carpe erbivore (amur), di carpe comuni e, talvolta, di pesci gatto che amano guizzare in superficie. Il sogno si è trasformato in realtà. Per la pesca a galla occorre essere provvisti di tutto il necessario: una buona inglese in 3 pezzi da 3,90 metri o una bolognese da 5 metri, mulinello taglia 2500/4000, galleggianti, stopper, piombini, girelle, ami, esche e pastura ma soprattutto Pellet Waggler! Diversamente dalla pesca all'inglese classica o la bolognese in superficie, la pesca a galla si caratterizza per la sua strategia alternativa alle classiche passate a galleggiante. L'innato senso dell'acqua mi ha portato a sperimentarla là dove c'erano le bollate, quindi all'interno di cerchi acquatici in cui la cattura di pesci di fondo era pressochè impossibile. Non basta solo lanciare e aspettare l'affondamento del galleggiante. Se tutto fosse così semplice non avremmo neppure bisogno di scrivere queste righe. Occorre piuttosto pazientare e studiare lo spot; comprendere i momenti in cui il pesce ha la tendenza di dirigersi verso l'alto. Può farlo per fame, alla ricerca di cibo gettato a mano dai passanti (mollica di pane, pellets, mais). Oppure potrebbe comportarsi così per mancanza di ossigeno, quindi in giornate afose o particolarmente umide. Infine credo che l'ascesa verso l'alto abbia anche a che fare con i movimenti di gruppo durante la frega, quando i pesci fanno l'amore e vivono una sessualità libera, disegnando geometrie pressochè perfette nel passaggio in superficie.



Pellet waggler by Fox

La soluzione ideale per la pesca a galla prende il nome di Pellet Waggler. Trattasi di una diavoleria acquistata dall'Inghilterra, dove le carp fisheries (l'equivalente dei nostri carpodromi) vanno affrontate sia a ledgering, sia con la pesca all'inglese. La complicità di Davide mi ha permesso di sperimentare il Pellet Waggler della Fox, un modello piombato da 10 grammi, che presenta uno scodellino pasturante, micidiale per la cattura di grossi pesci di superficie. In commercio ci sono tanti altri modelli di pellet waggler senza il sistema auto-pasturante. Basta solo munirsi di fionda e pasturare con continuità sempre nello stesso punto, seguendo la regola stessa del galleggiante. Lanceremo sfarinati o pellets qualche istante più tardi dell'arrivo in acqua del Pellet Waggler. I pesci incuriositi andranno a posizionarsi proprio nei pressi del galleggiante. La probabilità di catturarli sarà molto alta anche se, in tutta sincerità, ammetto che i "lisci" sono all'ordine del giorno e la ferrata da imprimere è tutt'altro che semplice!



Come realizzare la lenza per il pellet waggler

Ho ripreso l'originale illustrazione della Fox per il montaggio del pellet waggler. Si pesca direttamente col filo nel mulinello (0,20 - 0,22). E' un sistema "grezzo" ma rende alla perfezione. Il galleggiante va inserito sulla lenza per mezzo del carrellino passante. Lo fermeremo con due stopper in silicone (uno a destra e uno in figura). Non servono pallini: il Pellet Waggler è già tarato, non ha bisogno di ulteriore peso sulla lenza. L'altezza degli stopper deciderà la profondità di pesca. Questa si attesta solitamente sul mezzo metro.



Come pescare col pellet waggler?

La sistemazione della lenza è il primo passo da compiere. In un secondo momento bisogna provvedere alla preparazione del Pellet Waggler. Caricheremo i pellet già bagnati nella scodella del galleggiante. Passiamo tra le dita i pellets e facciamoli cadere nel supporto. Premiamo con l'indice e il medio, evitandone il compattamento eccessivo. I pellet dovranno sciogliersi all'immediato contatto con l'acqua, pertanto una compressione superiore al dovuto potrebbe ostacolare il repentino rilascio del mangime. Quanto all'innesco, consiglio di optare per pellets Sensàs Betaine Green da 6 mm secchi (come in figura), agganciati con supporti siliconici Stonfo su amo a gambo corto del n° 12, Gold Drennan Sweetcorn Barbless.



Come ferrare

Tutto è pronto per la pesca a galla. Effettuando il primo lancio, aspetteremo che il galleggiante entri in pesca. Diamo un primo strappo per aprire le danze. Recuperiamo, carichiamo il Pellet Waggler e lanciamo una seconda volta nello stesso punto. Ulteriore strappo e recupero. Terzo lancio, leggero strappo e si va finalmente in pesca. I pellets si scioglireanno in pochi istanti. L'inabissarsi del galleggiante è segno dell'abboccata che arriverà in meno di un minuto. Pescando con il monofilo madre direttamente collegato all'amo, sarà nostra cura evitare una ferrata troppo brusca, pena garbugli o la semplice rottura del nodo sull'amo. Non di rado potrà verificarsi il cosiddetto "liscio" (termine usato comunemente dai pescatori per indicare una ferrata andata a male). E' abbastanza frequente in presenza di carpe e amur che vogliono stuzzicare l'esca prima di aggredirla definitivamente. La soluzione alle piluccate senza abboccata sta nell'innesco di un pellet morbido da 6/8 mm Betaine Green della Sonubaits. L'accorgimento si presta perfettamente per la pesca al colpo, settore in cui è impiegato maggiormente. Il tiro alla fune con un Big Amur, come quello ritratto nella foto del sottoscritto, è divertimento allo stato puro. La potenza che sprigiona in acqua è miracolosamente impressionante! Sia che scegliessimo l'inglese, sia la bolognese, le attrezzature saranno messe sotto torchio, al limite della "spremitura". Ben vengano quindi i modelli dal fusto nervoso e discretamente conico, dotati di azione di punta e buona resistenza in fase trazione. Pompate la preda sempre verso l'alto mantenendo un buon margine di curvatura. Davide vi porta l'esempio corretto per la gestione di un amur con una magnifica tre pezzi inglese che disegna una curva molto interessante. I movimenti laterali vanno preferiti solo nei combattimenti a lunga distanza. Quando la preda è sotto di noi puntiamo la canna in alto e cerchiamo di spingere il pesce alla risalita. Una volta raggiunto il pelo dell'acqua perderà la capacità combattiva e si lascerà trascintare nel guadino. Sono sicuro che il Pellet Waggler porà regalarvi belle soddisfazioni sia in laghetto sia in acque libere e... perchè no, anche in mare!

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, vive da diversi anni nel Nord Italia occupandosi di marketing digitale. Dopo una lunga esperienza nelle acque pugliesi dell'Adriatico, frequenta da tempo gli spot del Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore esperto, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila followers. È autore di due romanzi d'amore e pesca, oltre ad essere poliedrico collaboratore di riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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