Pesca a ferragosto con la bolognese in mare

Tra pochi giorni cade Ferragosto, croce e delizia per noi pescatori di mare. Da pochi giorni è incominciato il periodo più duro dell’anno, che coincide con le due settimane centrali di agosto, solitamente le più calde dell’estate ma anche le più trafficate. Non solo ingorghi su strada, ma moli presi d’assalto, spiagge impraticabili, natanti che scorrazzano lungo le coste e cacciatori subacquei fuorilegge che non danno scampo, persino nei porti! Riassumendo in un concetto: pesca impossibile (o quasi!). È davvero così? Forse, scopriamolo assieme.


Dove, come e quando pescare in mare con la bolognese

Le condizioni che si presentano ai nostri occhi non sono di certo le migliori dell'anno. Il caldo pressante, misto alla luna piena e all'afa incalzante allontanano ghiotte possibilità di catture. La luna piena, si sa, non è alleata dei pesci. Essi rallentano l'attività diventando quasi abulici e insensibili anche alla più deliziosa delle nostre esche. Occorre quindi lavorare di fino, sfoderando tutto il know-how tecnologico. Detto questo, passiamo all'operatività spicciola! I momenti migliori restano l’alba, il tramonto e la notte inoltrata, possibilmente con marea crescente. Se siamo in villeggiatura e possiamo lasciare la cara moglie ad occuparsi della prole, il gioco è fatto. Dove andare? Molti si chiederanno qual è lo spot più indicato per insidiare spigole, orate, mormore, occhiate, saraghi e tutto ciò che il buon regno di Poseidone può offrirci. La risposta è la scogliera esterna dei moli, piccoli moletti e dighe frangiflutti. Questi manufatti sono punti di attrattiva per pescatori e prede.


Perchè pescare con la bolognese dai moli?

Anzitutto la comodità nel raggiungerli, sistemarsi con panchetto e canna da pesca nelle prime ore del giorno o in notturna, quando i bagnanti sono lontani dall’insana abitudine di colonizzare questi spot. I moli sono anche rifugio per i pesci che si avvicinano a riva per depositare le proprie uova tra gli anfratti nati per opera dei tetrapodi, massi da una forma apparentemente simpatica, ma impossibili da affrontare rischio bagno in acqua. Il terzo punto concerne il costante ricambio d'acqua con materia sempre fresca, che si mescola con quella calda proveniente dall’interno del porto. Le profondità medie si aggirano tra i 5 ed i 10 metri (e oltre) e di fondali, spesso, sono sabbiosi o melmosi. Le tecniche utilizzabili in questi frangenti appartengono alla tradizione dulciacquicola come la bolognese e la pesca all’inglese. Ci concentreremo sull’ italianissima tecnica di origine emiliana che funge da vera all-round, ideale anche per il neofita che si cimenta per la prima volta con l’avversario marino.


Attrezzi e montature

Le bolognesi più indicate per la pesca dalla scogliera sono le 6 metri e le 7 metri. Trattasi di attrezzi universali che possono ben coprire tutte le esigenze. Le migliori telescopiche per l'utilizzo che andremo a sperimentare hanno un’azione di punta, nate per galleggianti dai 2 ai 4 grammi. I mulinelli seguiranno la taglia 2500/3000, uno standard polivalente. In bobina monteremo uno 0,16/0,18 di buona fattura, che non abbia troppa memoria e dalla colorazione neutra. Fissiamo poi lungo il trave un galleggiante da 2,5 grammi che tareremo con dieci pallini del n°3 ad una distanza di 5 cm l'uno dall'altro. Completiamo la costruzione della lenza con un terminale tra i 60 cm ed il metro (allungabile fino a 1,5 metri per l'occorrenza), che svolazzerà rendendo l'esca alquanto naturale. La scelta se fluorocarbon o non dipende dalle condizioni del fondale. Con acque torbide non c'è una reale differenza, dopo i quattro metri c'è più oscurità e la possibilità di avvertire il monofilo è praticamente nulla. In caso di acque cristalline, in stile "Caraibi" (condizione non sconosciuta ai nostri mari), il fluorocarbon è come l'undicesimo comandamento di Mosè. Con una configurazione di questo tipo c'è l'imbarazzo della scelta, vuoi con ciuffo di bigattini o gamberetto vivo. Entrambi funzionano a meraviglia, anche se il gambero è decisamente più selettivo, indicato infatti per orate e spigole, predatori sia notturni che diurni. Per approfondire correttamente il discorso "bolo", abbiamo da valutare la possibile pasturazione in pesca. D'estate il richiamo principale è costituito dai bigattini, da lanciare ad intervalli regolari con fiondate leggere, mai troppo cariche. Il pellet riscuote un buon successo, specie se dovessimo trovarci in zone in cui c'è un allevamento, dove il mangime è appunto costituito dai pellets. La terza possibile pasturazione è quella a base di sfarinati, che però sconsiglio, a meno che la si voglia impostare in modo specifico con pasture ad altissimo contenuto di farine di pesce o pellets tritati, misti a semolino o farina tipo O.


Varianti alla pesca a bolognese in mare

Aprire i propri orizzonti significa valutare le alternative che il mare ci offre. Se le serate sono un po’ magre e non presentano catture di rilievo, dobbiamo ingegnarci. In sacca non deve mancare la canna da fondo, perché il pesce di mare è attivo anche a tiro di ledgering e surf-casting leggero. La mormora, soprannominata zebra del mediterraneo, è sempre in attività quando cala il buio. Potremmo predisporre una canna a fondo lasciandola appoggiata su un’estremità dello scoglio a noi vicino e aspettare fiduciosi. A volte è così: la pesca a fondo si trasforma in un passatempo alternativo alla pesca al colpo. Durante la notte le abboccate sono meno rapide, i periodi tra una preda e l’altra si allungano, ma il risultato è assicurato. Una buona canna da feeder, con azione 50/120 grammi e cimetta colorata è d’uopo per il lancio di piombi plastificati da 50/70 grammi, ideali per raggiungere il pascolo delle mormore. La lenza non prevede particolari accorgimenti e sarà composta da un sistema anti-tangle plastico, perlina parastrappi e girella. Il monofilo in bobina può essere dello 0,16, magari protetto da uno shock-leader dello 0,25. Il terminale, invece, segue con uno 0,12 lungo un metro, con amo del 10/12 a gambo lungo che ospiterà il muriddu o l'arenicola. Importante è l'ausilio dell'ago, per non spezzare letteralmente i fragili vermi. Essi vanno innescati dapprima sull'ago, attraverso la punta. Poi delicatamente vanno passati sull'amo, infilando l'ardiglione nel tubicino stesso dell'ago. Con calma e dedizione realizzeremo inneschi perfetti, che ci permetteranno la cattura di simpatiche mormore.


Conclusioni

Abbiamo cercato di porre alcuni concetti chiave per la scogliera con un articolo istruttivo, utile a chi muove i primi passi in mare dopo anni di praticantato in acque dolci. E' questo ciò che il pubblico alieutico della rete chiede a noi articolisti, un prontuario di consigli per chi è alle prime armi e non sa come pescare. Spesso l'invettiva è l'arma migliore per vincere il mare, sempre più povero e maltrattato, incapace ormai di regalare le emozioni di un tempo, ma amico di sempre, con i suoi rilfessi e colori che emozionano ad ogni incontro.. Le prime volte potrà nascere l'esigenza dell'adattamento, volto a comprendere il comportamento dei pesci. E' buona norma chiedere notizie ai locali o... "spiarli" per cogliere insegnamenti che non possono arrivare da noi. Successivamente è necessario battere più volte lo spot, magari lavorando d'astuzia con un piccolo passaggio a snorkeling , volto all'esplorazione del fondale.


Bene...è tempo di salutarvi. Buone ferie e buon ferragosto, in compagnia dell'irrinunciabile canna da pesca! Se qualcuno dovesse fare tappa in Puglia non ha che scrivermi sui social!!

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, vive da diversi anni nel Nord Italia occupandosi di marketing digitale. Dopo una lunga esperienza nelle acque pugliesi dell'Adriatico, frequenta da tempo gli spot del Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore esperto, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila followers. È autore di due romanzi d'amore e pesca, oltre ad essere poliedrico collaboratore di riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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