Spinning alla spigola in mare

"Pesce grosso mangia pesce piccolo..." Si tratta di una frase decisamente conosciuta e che trova fondamento nella storia, fin dalle teorie evoluzionistiche "Darwiniane". Lo spinning è la tecnica che mette in pratica questo principio teorico, nato dapprima per le acque interne e poi diffusosi anche in mare, specialmente negli ultimi vent'anni e parallelamente all'aumento delle temperature, in special modo lungo tutte le coste Mediterranee. Giova sempre ricordare qualche concetto generale ed imprescindibile. Spinning deriva dall'inglese "to spin" ovvero "ruotare", movimento che caratterizza l'esca (principalmente rotanti e gomme) durante il recupero. Questa, solitamente in balsa o materiale plastico e metallico, simula la fuga di un piccolo pesce o di vari animaletti acquatici che potrebbero destare l'appetito dei predatori in caccia, come spigole, leccie, piccoli serra e, da qualche anno a questa parte, anche piccoli e medi esemplari di barracuda che, proprio per l'innalzamento delle temperature, hanno trovato nel Mediterraneo un luogo decisamente adatto alla loro proliferazione. I luoghi da battere con maggiore attenzione sono le scogliere ricche di anfratti e buche, le spiagge (magari dopo una buona mareggiata) e le foci dei fiumi, canali e piccoli corsi d'acqua. L'abbondanza di materiale organico presente in questi spot porta i predatori a continui "spostamenti" in attesa di qualche succulento boccone.

La pesca. La spigola è un abilissimo nuotatore e la sua struttura fisica alquanto snella le permette di effettuare scatti felini verso il malcapitato pesce vittima dell'agguato con qualsiasi condizione di mare. Diverse sono le metodologie applicate allo spinning del serranide. Alcuni preferiscono tentare la fortuna con minnow di medie dimensioni, tra i 12 e i 25 grammi, sostenendo che la sua manovrabilità incuriosisce maggiormente gli esemplari in caccia, anche in condizioni di mare calmo. Altri, invece, prediligono le imitazioni delle micidiali anguille, ossia "anguilline" in balsa zavorrate e realizzate in più sezioni, oppure semplicemente con il corpo in silicone dai colori forti, e la testa in piombo alla quale è collegato l'amo. Questa seconda e particolare tecnica prende spunto dallo spinning al black bass effettuato con il "vermone", un classico delle acque interne europee e americane. I risultati in ambiente marino finora non sono mancati, anche se non è ben definibile con esattezza quale dei due metodi sia più efficace e in quali condizioni. L'apparato boccale della spigola si è sviluppato in modo da riconoscere in una frazione di secondo la tipologia del boccone attaccato, proprio per questa ragione quando mordono un artificiale questo viene trattenuto maggiormente rispetto ad ogni altra tipologia di esca naturale (come nel caso della pesca a bolognese col vivo). L'interno della bocca del pesce, infatti, analizza l'esca al primo contatto per poi trasmettere tutta una serie di informazioni al sistema nervoso centrale che la fa comportare di conseguenza. Proprio per questo motivo, minnows dotati di "rattlin" o di additivi di carattere olfattivo portano la spigola a credere che si tratti di un pesce vero e di conseguenza a trattenerlo e stringerlo tra le fauci per un più lungo periodo di tempo.



Strategie. Giunti sul luogo di pesca andremo a collegare l'artificiale alla lenza madre con l'ausilio di una pratica girella con moschettone o semplicemente realizzando un nodo direttamente sull'occhiello. La girella però, nonostante ci sia chi preferisce il collegamento diretto per una maggiore naturalezza dei movimenti, ci permetterà di passare da un'esca all'altra con estrema velocità e senza dover tagliare e riannodare di volta in volta. A seconda delle condizioni del mare (correnti, onde e colore dell'acqua) decideremo se utilizzare un minnow affondante o di superficie, un popper o le anguille siliconiche. Come detto in precedenza, le zone più frequentate dalle spigole sono le foci e gli sbocchi d'acqua dolce, oltre chiaramente ad anse, baie, scogliere ed imboccature dei porti. Quando lancerete l'esca dovrete immaginare il suo movimento in acqua immedesimandovi nella stessa. Proprio per questa ragione evitate di recuperare con continuità e molto velocemente, la naturalezza di un pesce in difficoltà paga sempre. Piuttosto, impegnatevi con piccole pause, leggeri strattoni, movimenti laterali, rilasci continui, alternando i giri del mulinello a rapidi spostamenti della vetta della canna, sia verticali che orizzontali. Una sorta di danza propiziatoria volta alla cattura della regina. Più il nostro movimento sarà credibile, più possibilità avremo di farla cadere nel tranello. Avvertita la tocca, che coincide spesso con una bella "zuccata" e relativa fuga verso i largo, occorre ferrare con prontezza, senza comunque imprimere colpi troppo forti che, a volte, potrebbero "spuntare" uno o più di tre ami che compongono l'ancoretta o addirittura potrebbero strappare dalla bocca della nostra preda l'artificiale. Sovente si notano pescatori che si emozionano a tal punto da far letteralmente schizzare fuori dall'acqua l'artificiale con la conseguente perdita della preda.



Spinning alla spigola. Durante e subito dopo una buona mareggiata invernale, nella mente di ogni spinner d'acqua salata aleggia un pensiero fisso: catturare la "spigola". Sarò forse per il suo carattere vispo ed aggressivo, specie in queste condizioni atmosferiche, sarà per la sua lunaticità, sarà per la sua grande bocca e l'espressione da guerriera o per le bianche e squisite carni, ma la spigola è e rimane la preda invernale prediletta da chi pratica questo tipo di pesca. Tutti singoli dettagli che hanno mitizzato la pesca a spinning del serranide, dall'esemplare di taglia standard alle "signore" over-size oltre i quattro chili. La spigola, quindi, è un predatore e su questo non si discute. Come tutti i predatori è dotata di una sviluppata linea laterale e di un carattere molto lunatico. Negli ultimi anni, sono molti gli appassionati che si dedicano alla cattura di questo difficile pesce con la tecnica dello spinning. Tecnica che nel tempo ha permesso ai temerari di scoprire un mondo tutto nuovo, talvolta avaro di catture, mentre in altri momenti molto proficui. Per avere la meglio sulle spigole dobbiamo riuscire a creare nel tempo una selezione di artificiali impeccabile che ci permetterà catture anche nelle situazioni più difficili. Ovvio che le condizioni di bassa pressione sono le migliori per tentare la cattura dei pesci più grossi. La lenza, una volta che avremo il pesce in canna, andrà sempre mantenuta in tensione ed occorrerà lavorare di gomito, senza stressare il monofilo nè tanto meno l'apparato boccale della preda che potrebbe cedere in seguito ad un suo repentino e fulmineo scatto. Calma e sangue freddo, lo spinning è emozione, ma a volte è proprio questa che ci fa perdere il pesce. Una volta che avremo terminato il recupero ed il pesce sarà a qualche metro da riva e quasi privo di forze, dovremo valutare la taglia e di conseguenza come issarlo a riva. Se ci troviamo in una scogliera o comunque su un tratto con buon fondale basterà aiutarci con un guadino. Se invece la pesca viene effettuata dalla spiaggia decideremo di volta in volta. Se il pesce non è di taglia basterà farlo scivolare sulla battigia, se invece la preda è sostanziosa sarà bene entrare in acqua ed afferrarla senza che tocchi sul fondo per evitare un ultimo guizzo e la relativa slamatura. Per questa ragione è sempre consigliabile dotarsi di stivali a coscia o, ancora meglio, un paio di waders che ci proteggeranno anche dal freddo delle giornate invernali.



Attrezzatura. Gli attrezzi più indicati per praticarlo nelle nostre acque sono canne di lunghezza variabile tra i 2,30m e i 2,70m con potenza di lancio dai 10 ai 40/60 grammi e armate con mulinelli di media misura, da un buon 3500 a un 5000 leggero e magari a bobina conica per facilitare la fuoriuscita del filo e quindi guadagnare in lunghezza durante il lancio. Caricheremo i mulinelli principalmente con i modrni trecciati che assicurano un'ottima tenuta al nodo, massima resistenza alle abrasioni dovute allo sfregamento contro gli scogli e, soprattutto, ci permettono di pescare con diametri decisamente minori rispetto ai comuni monofili, guadagnando anche in questo caso un buon numero di metri nella lunghezza del lancio. Il panorama delle esche artificali da utilizzare è veramente vario,spazia dai normali minnows (monopezzo e snodati) e popper (imitazioni di pesciolini per la pesca top water) alle classiche anguilline, ai cucchiaini ondulanti e alle gomme di tutti i tipi, basta un po' di fantasia e buona volontà nel provare tutte quelle a nostra disposizione.
Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, coniugato, vive a Trento. Nella vita si occupa di marketing digitale al servizio di Archimede, pluripremiata società di marketing e comunicazione trentina. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci del Trentino e dintorni: divulga la pesca a spinning, al colpo, il ledgering e la trota lago. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network. Inoltre vanta collaborazioni passate con PescareOnline, I Segreti dei Pescatori, Pescare, il Pescatore d'acqua dolce e realtà aziendali italiane e internazionali come Trabucco, Decathlon Italia (marchio Caperlan), Rizov, Cogitech, Piscor, Sport Sile. Infine è top contributor per il blog di Pescaloccasione.

Articoli consigliati

I migliori articoli dall'archivio di Pescanet