Light Rock Fishing: emozioni senza fine!

Scrivere un secondo articolo sul Light Rock Fishing richiede una grande ispirazione letteraria perchè avrei tanto da raccontare ma, per una volta, non trovo le parole giuste per affrontare l'argomento. Sembra strano ammatterlo dinanzi ai tanti lettori ma è da giorni che non manco l'affondo con il testo. Il compimento del pezzo pubblicato questa sera avviene dopo due settimane di riflessioni, correzioni, preparazione tecnico-fotografica e tanta, tantissima voglia di scrivere. Sono passati mesi dall'articolo edicato al Light Rock Fishing che ha fatto tanto discutere sul web. Col tempo, grazie alla dimostrazione della bontà delle informazioni contenute, Pescanet ha acquisito quella credibilità d'informazione sulla disciplina d'importazione giapponese che altri portali non hanno mai avuto. Ho ricevuto tante proposte di collaborazione da aziende di settore e, non in ultimo, ho recensito alcune vetrine prodotti Daiwa su Pescareonline, Best Fisher su Chipesca.com, Molix e Yamashita sulla rivista I Segreti dei Pescatori. Durante l'autunno ho testato tecniche di recupero, esche e materiali innovativi, avviando al Light Rock Fishing una nuova Fishing Lady, protagonista del servizio fotografico. Partire da zero e insegnare a pescare a Marina ha richiesto tanta pazienza ma, soprattutto, capacità di adattamento alle esigenze di chi si avvicina al mare per la prima volta. Trasmettere la passione per la pesca e notare la felicità per la cattura è qualcosa che non si può comprare, non tutti gli uomini sono fortunati e io lo sono per davvero.


Light rock fishing: cos'è?

Lo spinning in mare ha subito un'evoluzione nel corso del 2012. L' Italia ha visto l'esplosione di tecniche differenti: eging e light rock fishing. Entrambe provengono dal mondo giapponese e contemplano la pesca a recupero con esche artificiali. L'eging punta alla cattura di seppie e calamari attraverso l'imitazione di gamberetti, mentre il light rock fishing vuole tentare la cattura di piccoli pesci di fondo, per mezzo di esche siliconiche montate su testine piombate. Si tratta di un nuovo modo di intendere lo spinning con attrezzi ultra-leggeri, ovvero canne in due pezzi con cime morbide, mulinelli di piccola dimensione, monofili in bobina di diametro contenuto, esche dal peso limitato. Il mondo a cui puntiamo col light rock fishing è popolato da ghiozzi, sciarrani, scofani, piccole mormore, orate sotto-misura, bavose, sparlotti ovvero predatori "mignon" che ci stupiranno più per le caratteristiche intrinseche della cattura che per l'aspetto culinario (rigorosamente da rilasciare altrimenti non sarete rock!).

Il mio approccio al light rock fishing

Mi sono avvicinato al light rock più per curiosità che per scelta professionale, dato che l'impegno per Pescanet e le riviste di settore pone sempre nuove sfide alieutico-letterarie. Ho compreso quanto pesci ormai abbandonati possano comunque donare emozioni, anche se di piccola dimensione. Ne ho avuto la conferma durante le battute di pesca "in rosa", quando Marina ha beccato dapprima un ghiozzo, poi un piccolo sarago e una bavosa. Ciò che contava realmente era la scoperta di un mondo sommerso inesplorato, quasi bistrattato. Un pesce è sempre un pesce! Va ammirato per i suoi colori, dev'essere slamato con cura e riposto in acqua senza esitazioni, magari con una piccola foto ricordo. Dico questo perchè credo che la pesca in mare non sia fatta solo di spigoloni da 7 chili e mezzo da mostrare come trofei nè di oratoni da 4 kg da rivendere squallidamente al ristorante (e c'è qualche barese del genere su Facebook che si auto-proclama pescasportivo...). Il mare regala anche il pescetto e chi cerca di pescarlo a spinning va ammirato, perchè si sforza di approcciarsi in modo diverso ad una risorsa che ha comunque importanza.


Light rock fishing: Dove, quando e perchè?

Anni fa, durante la frequenza del Master in Marketing e Comunicazione, ebbi il piacere di conoscere Lino Patruno, affermato giornalista meridionale. La lezione sulla corretta organizzazione di un comunicato stampa faceva perno su tre concetti essenziali dell'informazione: dove, quando e perchè (come)? Il light rock fishing può essere praticato quasi ovunque. Dalla spiaggia, lungo canaloni che degradano dolcemente, dalla scogliera, in porto. L'unico problema è rappresentato dagli ostacoli del fondale. Venendo a stretto contatto con pietre, pertugi, pezze, catene, rifiuti e tutto ciò che popola il mare, perderemo molte testine piombate, svuotando il portafogli ad ogni uscita. La soluzione è duplice: cercare di trovare spot liberi da insidie, per non perdere le costose teste piombate in tungsteno, oppure costruirsele da soli. A voi la scelta! Noi raccontiamo ciò che altri non dicono - vuoi perchè non ci sono interessi economici in ballo, vuoi perchè sarebbe poco produttivo per i lettori. Pescheremo tutto l'anno, con mare calmo o leggermente mosso, d'inverno, d'estate, in primavera e in autunno. I momenti migliori vanno da maggio a novembre inoltrato, ma azzeccando la giornata giusta riusciremo a scongiurare il cappotto anche nell'inverno più profondo. Sceglieremo di praticare il light rock fishing per esplorare tante zone dimenticate o luoghi apparentemente poco pescosi che, ad un'attenta analisi delle potenzialità, potrebbero rivelarsi veri e propri acquari. Una scogliera bassa o l'interno di un porto subiscono spesso un interesse limitato per la canna da riva o lo spinning tradizionale che si fa con mare mosso e bassa pressione. Il light rock fishing può ribaltare le cose, presentando ai nostri occhi una varietà di abitanti come ghiozzi e bavose introvabili in altri ambienti. In ultimo, sottolineo la comodità di trovarsi con canna, mulinello e borsetta per atificiali, lasciando a casa il panchetto, la sacca porta-canne, mastella per pastura, ecc. La sfida con la preda è esaltata anche grazie agli aspetti essenziali di una disciplina Made in Japan.


Attrezzature: canna, mulinello, monofilo

Le aziende di settore stanno investendo molto nella ricerca tecnologica di canne da pesca specialistiche per il Light Rock Fishing ( da 1,80 metri a 2,10 metri). Ne esistono di tue tipi, con vettino pieno (solid tip) o in carbonio tubolare (hollow tip o carbonio vuoto). La prima è una soluzione a metà tra una canna da spinning e da tocco. Si innesta una cima da riporto nella sezione, ottenendo una punta sottile, morbida e sensibile che regge testine piombate da 0,5 a 8/10 grammi. Le vette in carbonio tubolare sono più comuni, ne abbiamo familiarità con le canne classiche da spinning. Lanciano da 2 a 10/15 grammi e sono indicate per teste piombate, piccoli minnow e popper. Le solid tip riescono a decifrare le tocche dei pesciolini con bocche piccole e delicate, evitando strappi e abboccate mancate. Le hollow tip falliscono in questo, regalando altresì più nervosismo e velocità nella ferrata per prede più corpulente. Il costo di canne da pesca specialistiche è molto alto e vanno ordinate in negozio solo se decideremo di impiegare tempo ed energie nel light rock fishing. I mulinelli da abbinare alla due pezzi vanno dalla basica taglia 1000 al 2500, con una bobina che contenga almeno 200 m dello 0,18 e un recupero di 5.2:1. Il compito assegnato è di lanciare e recuperare, effettuando minimi recuperi con prede di poco peso, che combatteranno per meno di un minuto. Un mulo da 50€ è più che sufficiente! Evitiamo le esagerazioni da incalliti che buttano soldi acquistando purezze d'ingegneria giapponese quando tireremo su pescetti da 100 gr o poco più! Imbobineremo un monofilo dello 0,18/0,20 in nylon o fluorocarbon. La prima soluzione (nylon JTM Special, Molix Enki) garantisce economicità e funzionalità, ma soffre dei continui arricciamenti dovuti allo sfregamento lungo scogli e ostacoli sommersi. Il fluorocarbon (Vanish e Trilene Berkley), dal canto suo, è più rigido e resistente, ma perde sensibilità sui pesci più sospettosi. Consiglio di provarli entrambi e di trovare il prodotto definitivo prova dopo prova.


Light rock fishing: le esche

La grande famiglia di artificiali si divide in soft lures e hard lures. Soft significa soffice e dipende dalla costruzione in materiali siliconici o sintetici da Mebaru Game. Esempi ne sono i Virago e Sator Worm di Molix, i piccoli falcetti di Maria-Yamashita, le imitiazioni di vermi Berkley Gulp. Ci sono poi gli hard lures ovvero minnow, popper e cucchiaini che assolvono gli scopi dell' Aijing Game. A sinistra presentiamo il Molix Sator Worm colore giallo fluo glitterato e il Virago. Queste soft lures vanno montate su teste piombate a forma di proiettile o pallina (Modelli OMTD o Decoy) L'immagine a destra focalizza sulle testine Yamashita non piombate e in materiale plastico trasparente o fluorescente(vanno piombate o con zavorra su lenza o con montatura a drop-shot). I due piccoli grub sono commercializzati da Maria per Yamashita e si illuminano anche sott'acqua. Se volessimo risparmiare potremmo anche costruire una testina piombata legando un amo del n°10 con forma simile ai 6315 Gamakatsu e un piombino spaccato da 1,5 grammi. L'ho fatto anch'io più volte, specie in condizioni di fondali incerti, che non conoscevo e non sapevo come affrontarli degnamente. Dopo un'estate di light rock fishing suggerisco di partire con la soluzione "artigianale" e poi, quando siamo certi di non perdere esche e piombino, passare a prodotti specifici.


Conclusioni

La pratica segue necessariamente la teoria. Prendiamo un po’ di tempo e concediamoci qualche ora di tranquillità in riva al mare. Partiamo dal light rock fishing in porto con acque calme, dove la popolazione di ghiozzi e pescetti è maggiore e permette di familiarizzare con le cime in carbonio pieno. Montiamo una testina piombata dai colori tenui che si mimetizziano al meglio con l'ambiente circostante. Passiamo sull'amo un siliconico che scodinzoli con la coda, imitando pesce foraggio alla ricerca di cibo. Lanciamo, attendiamo la discesa dell’esca sul fondo perché il light rock fishing si pratica a stretto contatto con esso. Recuperiamo, saltelliamo con la cima, imprimiamo piccole accelerazioni e fermiamoci. La regola dello start&stop è funzionale come il recupero altalenante. Il pesce è curioso, segue la soft bait con interesse e, mentre si profila l’arresto dell’esca, è pronto per allargare le fauci ingoiando avidamente il boccone. Sarà forse il solito ghiozzo, magari un sarago, uno sciarrano, un tordo o uno scorfano? La dinamica è sempre la stessa! Lancio, recupero, gioco e sbam! L’attacco è unico e va gestito con calma e moderazione. Non stiamo combattendo con un pesce di mole, rendiamoci conto che il concorrente peserà al massimo cento grammi. Evitiamo di strappargli l’esca di bocca con ferrate fulminee. Piuttosto “accompagnamo” il gioco fino all’ingoio per fame, sul quale sarà difficile sbagliare e perdere la preda. Facciamo due passi in scogliera, vero spot dove nasce il light rock fishing. Scandaglieremo la base del molo dove il fondale si presenta basso e uniforme. Ci aspettano la simpatica castagnola, l’occhiata, lo scorfano, il sarago! In contesti con pesci più aggressivi potremmo dare sfogo alla creatività con grub fluorescenti o dalle tonalità aggressive. Lanciamo e recuperiamo a strattoni restando sempre ancorati sul fondo. Il recupero va effettuato a canna bassa alternando lievi jerkate per animare l’artificiale. L’abboccata arriverà all’improvviso, talvolta seguita da un tonfo sull’acqua dei pesci di una certa taglia (vedi l’orata e la mormora pescate dalla spiaggia). Il recupero con canne morbide è sempre emozionante perchè le piccole prede sprigionano un'aggressività inaspettata e, a tratti, sconosciuta.

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, vive da diversi anni nel Nord Italia occupandosi di marketing digitale. Dopo una lunga esperienza nelle acque pugliesi dell'Adriatico, frequenta da tempo gli spot del Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore umile, sempre disposto a documentarsi e amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila followers. È inoltre autore di due romanzi d'amore e pesca, oltre ad essere poliedrico collaboratore di riviste cartacee, aziende e blog di settore.

Articoli consigliati

I migliori articoli dall'archivio di Pescanet