Ledgering sul fiume Ofanto

A volte occorre solo chiudere gli occhi e ricordare il passato. Questa è la prima azione che sono solito compiere quando scrivo di pesca. Mi allontano mentalmente da tutto ciò che mi circonda, cercando una dimensione metafisica che mi porti a guardare le cose con un’animo distante, tale da poter giudicare e raccontare il vero. Ora che le mie dita pigiano i tasti, i pensieri sono più liberi, posso finalmente descrivere un locus amaenus conosciuto una decina di anni fa, in primavera, durante un viaggio in compagnia della mia famiglia. Ricordo ancora quella domenica quando Nonno Mauro decise di portarci a Canne della Battaglia.



Era il mese di Aprile, l’inverno appariva ormai concluso, i tempi miglioravano, le colline ridevano di vitalità e i cigliegi Ofantini mostravano il classico colorito rosato tipico della primavera. La nostra gita attraversò dapprima il territorio di Casalonga, poi quello di Canne della Battaglia per poi fermarsi alla Fiumara. Un itinerario lungo 20km che costeggia la valle dell’ Ofanto. Portai con me l’immancabile canna da ledgering,  tecnica che pratico sin da bambino, con qualche spruzzata di pastura e un bicchiere di bigattini. Un tentativo, un test, nato per verificare se vi fossero realmente pesci nell’Ofanto. Purtroppo le fotocamere digitali erano costosissime e non ebbi modo di esser ritratto in azione. Una decina di carassi e qualche carpetta. Spettacolo!



Sono passati 11 lunghi anni dal 1999, da quell’incontro improvvisato, nato quasi per scherzo. Adesso è solo uno dei tanti ricordi che costellano la mia mente, che vivono in un piacevole preludio di emozioni che si ripresenta ad ogni battuta di pesca lungo le rive del fiume. In questi anni ho avuto modo di frequentare maggiormente la zona di Canne della Battaglia e quella di Fiumara, dove c’è meno degrado, più postazioni libere e, soprattutto, pesce. Vi è poi un terzo itinerario, quello in terra canosina, coincidente con il Ponte Romano, che ho approfondito durante una mia esperienza lavorativa durata un anno. Scattata la pausa pranzo, ero pronto con stivali e canna da spinning, anche in pieno inverno.  Sfortunatamente l’ Ofanto, unico vero fiume di Puglia, ha subito negli anni diverse devastazioni paesaggistiche che lo hanno privato del suo bosco ripariale in parecchi punti. Agricoltori senza scrupoli, con l’ausilio di ruspe e trattori, hanno rotto gli argini in più punti, sconfinandovi all’interno, piantando vigneti, pescheti, piantagioni di pomodoro e verdura, contro tutte le logiche igienico-ambientali. Per fortuna, alla metà degli anni 2000, la magistratura ha posto fine a questo scempio e la situazione è lentamente migliorata. Adesso si è più consapevoli che il sistema Ofanto è una risorsa estremamente importante per la nostra Regione, rappresentando un polo d’interesse faunistico, naturalistico e storico. Chiusa questa lunga parentesi meditativa, passiamo alla pesca. Partiamo a monte, da Canosa di Puglia.



Il ponte Romano a Canosa di Puglia. Il ponte degli innamorati, dove dichiararsi prendendosi per mano. Pace, tranquillità, cinguettio degli uccelli ed il fiume che scorre sotto le pareti della storia. Un luogo magico, per  molti versi ancora incantato, dove poter praticare ledgering e spinning in piena autonomia. Presso Canosa l’Ofanto ha il classico aspetto del fiume di pianura, con alberi molto alti ed un bosco ripariale piuttosto sviluppato. In questa zona è possibile scorgere la presenza di pesci gatto, carassi, carpe, anguille e cavedani. Le sponde sono piuttosto facili da raggiungere, lasciando l’auto a meno di 50 m. Il fondale degrada molto velocemente, non superando il metro e mezzo di profondità nei periodi di piena e di 70/80 cm durante le secche estive. Il pesce ne risente, cambiando le proprie abitudini, spostandosi a ridosso dei canneti durante la primavera, mentre d’estate, col caldo torrido, lo si trova anche nel sottoriva o nelle buche più profonde. Il punto migliore dove pescare nei pressi del Ponte Romano è il lato Cerignola, ad ovest.



Qui ci sono due zone ideali per la nostra tecnica anglosassone. Il primo, a monte, sorge prima di un guado artificiale che spunta dall’acqua con due basi in cemento. Qualche metro prima si conclude un’ansa del fiume, quindi l’acqua rallenta, diminuendo il suo corso e regalando un primo bivio al fiume che ingrossa il suo cammino. Un secondo spot può essere testato se ci spostiamo a valle del ponte, visibile ad occhio nudo. Si tratta di una postazione nata sotto alcuni alberi, a ridosso del viadotto della Sp231 che attraversa l’Ofanto. Qui vi è spazio per montare una tenda, o disporre con calma le proprie attrezzature. L’acqua è piuttosto lenta e vi è presenza di piccoli ostacoli sommersi, dovuti alle piene invernali che spazzano via tutto ciò che incontrano. Il pesce è piuttosto smaliziato, sembra accorgersene della nostra presenza, anche se con piccoli trucchetti come bigattini singoli sull’amo o chicco di mais unico, riusciremo ad ingolosire le nostre prede. Il tratto di Canne della Battaglia. Uno degli scorci naturalistici più belli d’Italia, con un lento e maestoso (si fa per dire…) corso d’acqua che serpeggia pigro nell’arida palude a confine con l’agro di Trinitapoli. Qui la mano dell’uomo si è fatta sentire sulla sistemazione idraulica delle sponde, infatti gli argini, seppur apparentemente naturali, nascondono uno strato di pietre costruito con il duro lavoro architettonico intrapreso negli anni ’80. Questi lavori hanno da un lato sconvolto l’originale aspetto dell’Ofanto, d’altro canto sono stati un toccasana per noi pescatori, regalandoci comode postazioni che scendono quasi fino al livello dell’acqua. L’acqua scorre più velocemente, vi è una piccola pendenza che origina una cascatella, quindi è consigliabile l’uso di cage-feeder o open-end feeder colmi di bigattini, con pesi pari a 40/50 grammi. Il periodo migliore per insidiare ciprinidi e pesci gatto va da febbraio a maggio e settembre-novembre, prima dell’arrivo delle piogge, che rendono la zona un vero e proprio pantano.



La Fiumara. Siamo a meno di 4 km dalla foce, il bosco ripariale è solo un ricordo del passato. La zona è funestata dalla cannuccia palustre che sembra aver invaso pesantemente gli argini, forse impiantata a scopo riproduttivo per le numerose specie migratorie che si fermano a due passi dalle saline. L’Ofanto è abbastanza largo (ovviamente pur sempre di 30/40 metri), l’acqua sembra immobile, anche se c’è parecchia corrente di profondità dovuta alle maree. La tipologia di ledgering applicabile a quest’ultimo spot è simile a quelle dei canali inglesi: cage feeders da 40/60 grammi, ricchi di pastura al pastoncino e mais, ciuffo di bigattini e power-gum. L’anti-tangle può esser sperimentato da coloro che non hanno pratica con il ledgering più avanzato, occorre solo stare attenti durante il lancio per evitare di cogliere il canneto dinanzi a noi. Ricordiamoci che la vicinanza dal mare provoca improvvisi cambiamenti di marea, quindi con l’influsso dell’acqua salata sarà facile scorgere cefali a galla, mentre con l’arrivo delle piene la popolazione di ciprinidi si farà sempre più pressante.



Tecnica comune: ledgering. Ogni pescata sull’Ofanto ha sempre il suo risvolto positivo: sembra di essere in Gran Bretagna, patria del feeder fishing, la mia tecnica preferita. Ho studiato parecchio in questa “palestra” naturale che il buon Dio ha voluto mettermi a disposizione a soli 50 km da casa. Si tratta, come detto prima, di un fiume che, specie nella parte che va da Canne a Fiumara, ha tutti gli aspetti dei classici canali inglesi. Acqua lenta, profondità modesta e spazi discreti. Poi c’è l’aspetto naturalistico: in aprile, infatti, i prati che si estendono lungo gli argini si colorano di verde, donando quel quid di scozzese ad una terra siticulosa come la nostra. Tornando al ledgering, posso asserire che per poter concludere con successo una battuta di pesca sull’Ofanto occorre molta osservazione dell’ambiente circostante. Questo perché spesso ci imbatteremo in zone dove la pesca non è molto praticata, quindi i pesci sentiranno maggiormente la nostra presenza, aumentando la loro diffidenza nei confronti delle nostre esche. L’attrezzo ideale è una feeder-rod in tre pezzi, da 3,60m per un ledgering più light, con potenza da 20 a 60 grammi. La canna di riserva, quella magari per i combattimenti più impegnativi, è data dalle tre pezzi pari a 3,90/4,20 metri, con riserva 80/160 grammi, da utilizzare esclusivamente con cage feeder colmi di pastura.



Quanto alla pasturazione, consiglio sfarinati dolci, a base di pastoncino giallo, da farcire con mais e bigattini. Ho avuto discreti risultati con pasture da canale di colore bruno, ma ve le sconsiglio in quanto sono costose e, spesso, non rendono come dovrebbero. Meglio la semplicità, sinonimo di efficacia. Il discorso prosegue con le esche: bigattini e mais, ma ce n’è una imbattibile. Quale? Semplice, il vermetto autoctono. Si tratta di lombrichi che potrai recuperare scavando nel fango, magari con l’ausilio di una piccola pala. Va innescato con calma, dato che è molto delicato, passandolo dapprima per il dorso, poi per la coda, lasciando una parte penzolante. L’amo ideale è il n° 10 a gambo medio o corto, tondo e con la struttura leggera. Analizziamo, infine, l’architettura della lenza. Vi mostro la migliore, che utilizza la treccia in powergum. Filo madre dello 0,18 , girella, treccia in powergum (vedi foto), girella, terminale dello 0,12 pari a 40/50 cm . I pasturatori più indicati sono quelli in figura (prodotti dalla FOX), nati e sviluppati per le acque inglesi. Buon divertimento!

Altre informazioni utili:

Negozio Consigliato: Acquaria in Via Ceruti 41/43 ad Andria, tel. 0883-950699.

Permessi di pesca: obbligatoria la licenza di tipo B.

Come arrivare: Lungo la nostra mappa sono indicati i diversi punti di accesso al fiume. Per giugnere al Ponte Romano puntare lungo la SP 231 verso Cerignola, troveremo le indicazioni necessarie per la destinazione finale che è ben segnalata. La fiumara a Barletta è raggiungibile percorrendo la SS16, superato il ponte sul fiume girare a destra, per il lido Miami Beach e parcheggiare prima dell'argine per maggior sicurezza.
Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino, è l'autore di "Una Vita per la Pesca", il suo primo romanzo interamente autoprodotto. Nato nel 1983, pugliese d'origine e trentino d'adozione. Nella vita si occupa di marketing digitale in una pluripremiata agenzia di comunicazione. Dopo una lunga esperienza nel mare Adriatico, da anni frequenta le acque dolci in provincia di Trento, Verona e Mantova. È un pescatore poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di venti mila fan in tutta Italia. Vanta collaborazioni co riviste cartacee, aziende e blog di settore con oltre cento pubblicazioni all'attivo.

Itinerari consigliati

I migliori itinerari dall'archivio di Pescanet