Roubasienne primaverile in laghetto
L’arrivo di aprile segna per molti pescatori un momento simbolico: la natura si risveglia, le giornate si allungano e la voglia di tornare in pesca diventa quasi irrefrenabile. Da qualche anno ho preso l’abitudine di inaugurare la primavera con una sessione a roubasienne in una fishery della bassa padovana: un ambiente che conosco bene e che, in questo periodo, offre spesso le prime soddisfazioni della stagione. I carassi, infatti, sono tra i primi abitanti del laghetto a riprendere attività dopo il lungo torpore invernale, e rappresentano un "bersaglio" ideale per una pescata tecnica ma divertente come lo è la canna francese a innesti.



Le premesse per questa pescata del 2026 erano buone, anche se la primavera, si sa, è sempre un po’ capricciosa: un giorno di sole, quello dopo con forte vento e pressione ballerina. Condizioni che rendono ogni uscita imprevedibile e, proprio per questo, ancora più stimolante. Per affrontare al meglio la giornata ho armato la mia roubasienne alla massima estensione, 13 metri, montando la classica “pompetta” e preparando due punte in tre pezzi per gestire una profondità di circa due metri. La scelta degli elastici era calibrata per due approcci distinti: 1 mm per i carassi e 1,3 mm per eventuali carpe.


Anche la scelta dei galleggianti seguiva questa doppia logica: un 0,20 g a sigaretta per la pesca più fine e un 0,30 g a goccia per insidiare pesci più robusti. Le montature erano altrettanto differenziate:
– sul galleggiante a sigaretta, bulk con quattro pallini su trave dello 0,11 e finale dello 0,09 con amo del 20;
– sulla lenza più “strong”, bulk su trave dello 0,13, un pallino singolo a 15 cm e finale dello 0,10 con amo del 16.
Questa doppia impostazione mi ha permesso di alternare due strategie opposte. Nelle prime fasi ho pescato a un palmo dal fondo con bigattino e pasturazione leggera, cercando di stimolare i primi movimenti dei pesci. Quando i carassi hanno iniziato a entrare in attività, ho cambiato registro: mais sull’amo, appoggio di circa 20 cm e sondatura precisa con la “molla” posizionata sul pallino.




È stato proprio questo secondo approccio a fare la differenza. I carassi più piccoli si sono gradualmente allontanati, lasciando spazio a esemplari più importanti e, di tanto in tanto, a qualche carpa curiosa. Le partenze non sono mancate, anche se due fughe particolarmente energiche hanno avuto la peggio sulla punta più robusta, facendomi perdere il pesce nel momento clou. Nonostante qualche rammarico, il bilancio finale è stato più che positivo: oltre venti carassi e tre carpe portate al guadino, il tutto in poche ore e immerso nel verde di una primavera che finalmente inizia a mostrarsi in tutta la sua bellezza. Una pescata semplice, genuina, ma capace di regalare quelle sensazioni che solo la roubasienne sa dare.