Barbi di primavera a ledgering old-school
L’inizio della stagione di pesca è sempre un momento speciale. Dopo i mesi più freddi dell’anno, quando il fiume sembra addormentato e le giornate scorrono lente, il desiderio di tornare sulle rive del fiume cresce giorno dopo giorno. Nel 2025 l’attesa era stata ancora più intensa: dopo il freddo di Marzo, nei primi giorni di Aprile avevo immaginato una pescata a bolognese. Ma la natura, come spesso accade, aveva altri piani. Eccomi quindi reinventarmi, cercando di improvvisare un feeder fishing in perfetto British Style, con acque limpide, clima mite e una sessione alla ricerca dei miei amatissimi barbi.


Una perturbazione fredda, accompagnata da un vento insistente, ha provato a rovinare l’apertura della mia stagione. Le condizioni non erano certo quelle sognate, ma non per questo ho rinunciato. Ho semplicemente cambiato strategia, cercando un angolo riparato del fiume dove potermi sistemare e impostare una pescata a ledgering più tradizionale quasi a scarroccio: più “di pancia”, fatta di pastura, bigattini e tanta voglia di tentare i ciprinidi più combattivi, che popolano il tratto intermedio di un corso d'acqua non troppo lontano da casa.


Ho deciso di puntare su un approccio col feeder mirato a cavedani, scardole e barbi. L’idea era quella di un “piatto misto”, tipico del periodo in cui i pesci iniziano a muoversi dopo la stagione fredda. Ho preparato una pastura al formaggio a grana media, arricchita con bigattini, e ho realizzato una classica montatura a Running Rig, affidandomi a un terminale da 80 cm in fluorocarbon dello 0,18 e un amo n°8. Come esca, un ciuffo di bigattini multicolor: semplice e efficace, capace di stuzzicare anche i barbi più apatici.


Il setup da ledgering era quello che sfodero quando devo affrontare le sessioni in fiume: feeder rod da 3,90 metri, mulinello 4500 con monofilo madre dello 0,25 e pasturatori open‑end da 60 e 70 grammi, perfetti per affrontare la corrente irregolare di quei giorni, capaci di garantire un discreto scarroccio nei momenti in cui l'acqua tendeva a "spingere" più del solito. Nonostante il meteo ostile, la sensazione era quella giusta: tornare a sentire i barbi, combatterli degnamente, con attrezzatura all'avanguardia ma senza particolari fronzoli.


Prima l'incertezza, poi è arrivata la sorpresa. Dei cavedani e delle scardole nessuna traccia, ma i barbi… quelli sì che si sono fatti sentire! Tre esemplari splendidi, lunghi più di tre spanne, potenti, combattivi, capaci di trasformare ogni recupero in un duello emozionante alla pari dei "barboni XXL" che si vedono in Mincio o sul Taro. A loro si sono aggiunti alcuni fratellini più piccoli, tutti simili all’ultimo che vedete in foto. Una compagnia inattesa, ma decisamente gradita. È stata una giornata di inizio primavera che ricorderò a lungo: non solo per le catture, ma per l’atmosfera e gli scatti ben orchestrati della mia Nikon D300s supportata dal mitico 35 mm F 1.8.


L'acqua che scorre lungo il fiume rigoglioso, la natura che si risveglia, gli alberi in fiore, i profumi della primavera che avanza… e quella sensazione che solo la pesca a ledgering sa regalare. Una pescata nata come ripiego, ma diventata un piccolo viaggio nel passato raccontato su molteplici riviste da Mario Molinari, padre indiscusso del Ledgering. Un ritorno al mio modo preferito di pescare a feeder, fatto di semplicità e autenticità alieutica.