A pesca in Zona Rossa!

Scrivo queste righe nel pieno della terza ondata da Covid-19. La primavera bussa alle porte nella terza domenica di marzo duemila e ventuno, nonostante la giornata sia un po' fredda e il tepore del sole si faccia sentire timidamente tra le nuvole. Vicissitudini private, ma soprattutto lavorative, mi hanno allontanato da Trento e mi ritrovo a frequentare una Padova tristemente blindata nella sua socialità, spenta, ingabbiata in grigia cappa chiamata Corona Virus. Eppure, nonostante le tristi notizie dei telegiornali che parlano di contagi e morti, provo a muovere il mio sguardo verso l'alto e riscopro la bellezza: gli alberi si tingono di verde, gli uccellini cinguettano in libertà e qualche aereo vola nel cielo lasciando lunghe scie (spero non chimiche). Il contesto è magnifico e l'emozione è tanta. Tutto sembra andare per il meglio, eppure ci sono le sirene delle autoambulanze che mi riportano al dramma odierno che ha fatto precipitare Padova e dintorni in piena zona rossa. Ma la passione ritorna a galla, quasi come quella nutria che passa da una sponda all'altra. Mi sento fortunato, si... davvero fortunato. Non è un sogno, bensì è realtà. Finalmente sono tornato a pesca. A pesca in zona rossa!

Si può andare a pesca in zona rossa? Certo che si!

Diversamente dal lockdown di un anno fa in cui la pesca non era riconosciuta come ragione di un legittimo spostamento, nel 2021 è stata equiparata ad attività sportiva. Pertanto si può andare a pesca senza problemi anche in zona rossa: purchè si rimanga all'interno del proprio comune, si porti con sé autocertificazione e licenza di pesca, si mantenga il distanziamento sociale e i dispositivi di protezione individuale come mascherine e gel per mani. Questo è ciò che continuo a rispondere a pescatori impauriti, dubbiosi, che hanno timore di andare a pesca onde evitare sanzioni. FIOPS e FIPSAS hanno fatto un lavoro egregio, quindi dobbiamo (e devo) ringraziar loro se oggi ho potuto riscoprire la passione per il feeder nel cuore di Padova, sul fiume/canale Piovego.

Brémes e carassi in libera

Credo che a Caval Donato non si debba guardare in bocca, bensì altrove. Con questo voglio dire che poco importa cosa e dove pescare, in un momento storico come quello attuale, fatto di continue chiusure e regolamenti sconcertanti di DPCM illegittimi, talvolta senza senso alcuno. Bisogna accontentarsi di ciò che passa il "convento", come direbbe qualcuno. Personalmente mi reputo davvero miracolato nel potermi ritrovare nel centro di una importante città del Nord, attraversata da vari corsi d'acqua come il Brenta, il Piovego, il Bacchiglione, il Muson, il Brentella, il Canale San Gregorio. Realtà nell'area di Padova che potrò frequentare (si spera) anche nelle prossime settimane, nonostante il perdurate della crisi Covid e l'obbligo di rimanere nella sfortunata e dannata zona rossa. Ed ancora, poco importa che si tratti di acque libere popolate da infestanti brémes o da carassi... non si può pretendere il cavedano o la scardola a tutti i costi. Andare a pesca è un privilegio, non c'è occasione di lamentarsi.

Ledgering e powergum: scelta vincente!

Essendo la mia prima esperienza di pesca a feeder nelle acque libere del padovano, ho voluto andarci sul sicuro. L'impostazione della lenza è ricaduta su una montatura costituita da powergum della Trabucco, pasturatore a gabbietta Drennan da 30 grammi ed un terminale Guru N-Gage dello 0,19. Pescando con un ciuffo di bigattini bianchi, gialli e rossi, ho altresì valutato l'innesco su un amo rotondo, a gambo corto. Il Katana 1115 bronzato si è dimostrato il più azzeccato alla situazione, conferendo facilità d'impiego e ottimo contrasto sul fondale. Infine, per ciò che concerne la pastura, ho sperimentato un composto della Target Fish: Fruttix, di colore arancione e con una grana molto spessa, ideale per il feeder fishing. L'ho farcita con bigattini e l'ho bagnata un po' più del previsto, così da disgregarla nell'impatto con l'acqua. Questo complesso tecnico ha avuto la meglio nella prima fredda domenica di primavera. I risultati sono in foto e parlano da soli!


E per concludere... la breme più bella degli ultimi anni!

La ciliegina sulla torta è arrivata quasi sul finale. Ero già felice per l'aver ripreso a pescare in un periodo dalle tante ombre e dalle poche luci, ma la cattura di un esemplare di tutto rispetto, purtroppo immortalato con un pessimo selfie, ha reso tale domenica più che indimenticabile. Quel pesce, così combattente, che ha piegato all'inverosimile la mia tre pezzi da ledgering, ha risvegliato una voglia di feeder che covavo da tanto. Adesso finalmente posso tornare lì in riva al fiume, vedere scorrere l'acqua e posizionare la mia canna tre pezzi rivolta verso l'alto. E spero di andarci ancora ed ancora, rispettando le leggi e pregando per la fine del disastro più grave dell'età moderna, dopo la Seconda Guerra Mondiale.

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino. Classe 1983, vive da diversi anni nel Nord Italia occupandosi di marketing digitale. Dopo una lunga esperienza nelle acque pugliesi dell'Adriatico, frequenta da tempo le acque dolci in Trentino, Veneto e Lombardia. È un pescatore esperto, audace, amante delle sfide. Comunica attraverso la scrittura, la fotografia e i social network seguiti da più di ventimila fan tra Facebook e Instagram. È inoltre autore di due romanzi d'amore e pesca, oltre ad essere poliedrico collaboratore di riviste cartacee, aziende e blog di settore.

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