Ledgering in piccole acque

Pescare a feeder in piccoli ambienti, al pesce piccolo, è spesso considerata anacronistica. Nei tempi in cui viviamo, in cui c’è l’esigenza di mostrare prede gigantesche e vivere di considerazione altrui nei social network, il feeder fishing è concepito come una tecnica per il pesce grosso, perchè punta alla cattura di grosse carpe, e non a carassi o tinche o pesci di stazza inferiore. In Inghilterra, per esempio, il feeder fishing ha cambiato la sua connotazione e il pesce piccolo, in ambienti ridotti, è stato dimenticato per molti anni, a favore della roubaisienne. Ma con la competizione, e quindi l’esigenza di fare pesce e vincere il settore, le cose sono cambiate: non si tratta di una sterzata di manubrio, bensì di un’esigenza tattica. Non a caso, ultimamente, vedo nelle pagine Facebook dei grandi marchi (come Tackle Guru e Preston Innovations) pescatori alle prese con pesci inferiori ai due chili di peso, proprio come i miei in questo delizioso laghetto dell’Alto Adige dove i pinnuti amoreggiano liberamente, ma non superano (tranne in alcuni casi) i due chili di peso.

 

Ledgering (o feeder fishing) al pesce di piccola taglia

La pesca del pesce bianco si può impostare con la roubaisienne, con la canna fissa, magari anche all’inglese. Perchè “ridurci” ad insidiarlo a feeder? La prima ragione è nella distanza di pesca. La rtoubaisienne offre 13 metri di distanza, la canna fissa più o meno 18 o forse 20 metri. Se c’è da far pesce lontano, dall’altra sponda, si può lavorare con l’inglese ma la precisione del feeder fishing in fase di pasturazione è innegabile, quindi sembra vincente sul waggler. I fatti si concretizzano se pensiamo alla velocità di pesca. Si carica il method feeder (o cage feeder - open end feeder), poi lancia, si entra in pesca, si combatte, si recupera, si slama la preda e si riparte. Un’azione veloce, tutt’altro che “aspetta e spera”. Poi, se consideriamo che i lanci non devono superare i 20 o forse 25 metri, capiremo anche l’utilità del feeder fishing leggero, quello che si pratica con canne da 3,30 metri ed azioni non superiori ai 50 grammi. Una versione finèsse, in altre parole, destinata a fare numero e generare tanta soddisfazione.

 

Attrezzatura per il ledgering in piccole acque

Per la pesca in laghetti naturali o artificiali, di dimensione ridotta ma comunque ricca di pesce, la scelta dell’attrezzatura diviene alquanto rilevante. La canna deve possedere un’azione morbida, per evitare di forzare il pesce e arrecare fastidiose slamate, specie quando c’è necessità di essere veloci. Personalmente impiego da anni le Greys e le Trabucco da 3,30 metri, con il cimino (o quiver tip - che dir si voglia) di portata inferiore, pari a 1 oncia (28 grammi) o al massimo 1 oncia e mezzo (siamo sui 40 grammi). Il mulinello, un 3000, è più che sufficiente. Bisognerà imbobinarlo con dello 0,20 o dell’ottimo 0,18. Non c’è bisogno di shock leader o trecce: lanciare a 20/25 metri non richiede di imprimere chissà quale forza. Occorre accompagnare il feeder in modo convinto, diretto, ma non eccessivo. Inoltre la mancanza dello shock leader facilita il pescatore, perchè le mangiate si propagano uniformemente sulla lenza fino ad arrivare alla cima. Solitamente, invece, lo shock leader spegne le tocche più sottili, più impercettibili.

 

Running rig o method feeder?

Ci sono varie scuole di pensiero. Per chi non sapesse cos’è il running rig, può esplorare Pescanet e cercare un articolo che ho scritto tempo fa. La soluzione più ideale per fare numero, ed essere veloci, è probabilmente il method feeder. Tuttavia penso che la pesca a ledgering col running rig non sia da meno. Trattasi di un sistema differente, ma non per questo inferiore. Il vantaggio del method feeder è nella presentazione dell’esca in un unico punto, con un unico boccone. Nel “pastone” c’è anche l’esca, con l’amo ben nascosto, ed il pesce abbocca mentre tende a succhiare un bel chicco di mais, un pellet, o una boile. Nel caso del running rig, invece, la pastura dista 20/30 centimetri dall’esca, quindi il pesce si avvicina incuriosito e, mentre succhia lo sfarinato, abbocca anche sul boccone ben presentato. Il mio suggerimento è di portare nello zaino entrambi i sistemi e testarli entrambi nelle prime due ore di pesca. Scegliete quello con meno tempi morti, oppure in base alla taglia delle prede. La mia esperienza afferma che il method feeder è più catturante, ma il running rig fa la differenza quando il pesce è diffidente o non è abituato a pellet e boiles.

 

Come pasturare correttamente

La scelta del pasturatore dipende da come si vuole pasturare. Solitamente si inizia con 5 o 6 lanci con un pasturatore a gabbietta con più fori, per passare ad un open end feeder con meno fori. Nel caso del method questo ragionamento non sussiste. Non fatevi problemi sull’apporto della pastura sul fondale: pasturare abbondantemente non è corretto, anzi ne serve poco ma in modo continuo. Inoltre, per ciò che concerne la farcitura di pastura con mais o bigattini (dove consentito), se il pesce che entra in pastura è di buona taglia, evitate di caricare il feeder di esche ad ogni lancio. Fatelo ad intervalli di 15/20 minuti. Eviterete di farlo saziare con un apporto proteico superiore a quanto richiesto dal suo metabolismo.

 

Quali esche usare

Piccoli ambienti, piccoli pesci. E le esche? Piccole anch’esse. Bigattini, pinkie, 1 chicco di mais, mezzo lombrico, boiles da 8 mm e pellets da 6 mm. Ne deriva che la pastura da usare dev’essere anch’essa proporzionale a esche di questa proporzione. Evitate di acquistare pasture a grana grossa. Preferite piuttosto quelle a grana fine, poco collose, di colore giallo, al panettone o rosa, alla fragola. Oltre alle esche succitate, c’è anche la canapa. I germogli sono micidiali su pesce curioso, che non è mai stato catturato con tale esca.

Buon divertimento!

Marco de Biase

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino.it . Classe 1983, coniugato, pugliese d'origine ma vive a Trento. Nella vita si occupa di Digital Marketing al servizio di un'importante società di marketing e comunicazione trentina. Dopo una lunga esperienza in mare, adesso frequenta le acque dolci del Trentino e dintorni, divulgando la pesca a spinning, al colpo, il ledgering e la trota lago. È un pescatore e fotografo poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Vanta collaborazioni passate con le riviste "I Segreti dei Pescatori", Pescare, il Pescatore d'Acqua dolce e Pescareonline.

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