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Lago Basentello

C'è un po' di sapore scozzese dove nessuno immaginerebbe mai. Uno scenario bucolico dove il verde dei paesaggi dona una piacevole sensazione di tranquillità, tra colline lievi attraversate da torrenti che serpenteggiano pigri e sfociano in un'oasi naturale. Una tappa del nostro viaggio nella Murgia Barese che non può sicuramente mancare, non solo per l'aspetto legato alla pesca, quanto anche per una semplice camminata tra campi coltivati a foraggio ed antiche masserie abbandonate.



Amarcord... Il mio primo incontro con "il lago scozzese" avvenne circa 20 anni fa, quando avevo solo sei anni. Poichè i miei genitori avevano acquistato un'auto nuova, l'escursione al Basentello (il nome corretto è Lago di Serra Corvo, ma chiamato dai locali Basentello dal torrente che ne da origine) fu l'occasione per testarne le qualità. Le sfocate immagini che ho ancora nella mia mente mi portano a ricordare uno scenario bucolico, con enormi distese verdi di grano per foraggio e segnalatori per il passaggio di un metanodotto.



Negli anni, poi, ho avuto modo di rivedere questo invaso e l'ho affrontato con una coscienza diversa, dapprima come pescatore, poi come osservatore di uccelli ed, infine, di fotografo. Tutto ciò è stato possibile grazie alla poliedricità di questa diga, che ti cattura in tutti i suoi aspetti, rendendoti partecipe di un'avventura dal sapore anglosassone, come se fossi in quei lontani paesi dove nacque, appunto, la pesca all'inglese. Infatti, specie nei periodi primaverili con cielo nuvoloso e leggera brezza che muove le verdastre spighe di grano, il paesaggio risulta identico a quello del nord Europa.



Il Lago Basentello. Il Lago Basentello è una diga operativa dagli anni '70, nata dallo sbarramento del torrente Basentello e Roviniero. Per essa passa il confine tra Puglia e Basilicata, quindi abbiamo due regimi di pesca totalmente diversi: in Puglia occorre la semplice licenza di tipo B, mentre in Basilicata è necessario (solo ed esclusivamente per i non residenti in regione), oltre alla licenza, il pagamento di una quota variabile a seconda del periodo presunto di pesca. I periodi migliori per affrontarlo sono la primavera e l'autunno. L'estate è torrida, l'inverno è molto rigido, inoltre le colline circostanti sono molto brulle, quindi non c'è riparo dal vento ed il lago è spesso battuto da correnti nord-occidentali. Risente, inoltre, dell'andamento delle piogge ed, a pieno regime con inverno piovoso, vanta una quantità totale di acqua pari a 30 milioni di metri cubi utilizzabili per l'agricoltura.



I pesci che popolano l'invaso sono il carassio, la brème, la scardola, l'alborella, il persico, l'anguilla e la immancabile carpa. Quasi scomparso, purtroppo, il cavedano, a causa di una terribile siccità negli anni '80. Raggiungere l'invaso non è complesso, anche perchè vi è proprio una strada che passa attraverso la montagna in terra battuta che sbarra le acque del lago. Provenendo da Gravina in Puglia, è necessario imboccare la strada di collegamento per Palazzo San Gervasio. Dopo meno di 15 km si arriva direttamente in loco. I punti migliori dove dar luogo ad una battuta di pesca sono due: il "lato Bari" che coincide con una masseria abbandonata, dove la sponda è rettilinea, ad est del lago, altrimenti si può pescare sulla riva lucana, raggiungibile con una stradina successiva al termine dello sbarramento. Entrambi gli hot spot sono visibili da lontano, quindi in caso di affollamento domenicale si può scegliere quale dei due sia l'ideale.



La pesca a roubaisienne. Il Basentello è un campo gara iscritto al circuito delle competizioni FIPSAS ed ha la caratteristica di essere molto tecnico. Il pesce, negli anni, ha subito una forte pressione da parte dei pescatori i quali hanno riversato enormi quantitativi di pastura durante le competizioni, rendendolo molto astuto e piuttosto "goloso" di alcuni aromi ed additivi. La roubaisienne, quindi, risulta essere la tecnica migliore per un primo approccio, dato che permette di entrare in pesca con una precisione record rispetto ad altri metodi. A tredici metri si pesca benissimo, il fondale degrada dolcemente, quindi non si incontrano alte profondità da contrastrare. Consiglierei due lenze per pescare a roubaisienne, la prima dedicata alla carpa, l'altra per scardole e carassi. Per la pasturazione, dato che i pesci hanno una gola sopraffina, non resta altro che utilizzare sfarinati da fondo specifici per carpa, carassio e scardola, mischiando del pastoncino giallo (formidabile in primavera) e rosso (ottimo in autunno con acqua torbida), brasem e vaniglia, a seconda della pescata che si vuole impostare.



La lenza da carpa richiede dei monofili un po' più robusti ed, ovviamente, una punta da carpa. Non è rara la cattura di carpe koi, immesse sicuramente negli anni '90, che oggi possono raggiungere tranquillamente i 3 kg. Per quanto riguarda il trave, opterei per uno 0,16, dove applicheremo un galleggiante da carpodromo, ben robusto, da 1,5 gr. Poi, torpille secca per una perfetta taratura ed, infine, girella e terminale da 40 cm dello 0,12, amo del 10 a gambo corto. L'esca che le carpe del Basentello gradiscono maggiormente è il mais, meglio se aromatizzato. La pesca a roubaisienne del carassio e della scardola presuppone un approccio diverso da quello visto per la carpa. Occorre una punta da bianco, travi e terminali più sottili. E' anche vero, però, che spesso si traduce in un tira e molla molto ripetitivo, perchè il pesce dell'invaso ha la caratteristica di seguire molto la scia di pastura, quindi colonizza spaventosamente le chiazze lasciate dall'impasto che sta per decomporsi. La lenza madre potrà essere composta da un monofilo dello 0,12 , galleggiante da 0,75 grammi, piccola spallinata distribuita in venti cm di lenza, micoraggancio e terminale corto, massimo da 20 cm, dello 0,10/0,08. Per gli ami, a seconda che si peschi col lombrico e col bigattino, sono valide le misure dal 12 al 16 a gambo lungo, con gambo tondo, possibilmente rossi.



La pesca all'inglese. "Quando il pesce è lontano da riva, occorre cercarlo fuori". Un concetto ripetuto migliaia di volte in competizione ai pierini che gareggiano al Basentello. Spesso i ciprinidi, durante i primi caldi di maggio, si posizionano ad una ventina di metri da riva. Arrivarci con la roubaisienne è impossibile, mentre con la pesca all'inglese o con la canna fissa si riesce a far fronte a tale problema. Non occorrono tre pezzi potenti, una semplice match-rod da 3,90 mt è ad uopo. Per la pasturazione, invece, è necessario puntare su grosse bocce all'inizio della battuta di pesca, magari farcite con mais per disperdere la fastidiosa minutaglia, ridotte poi a palle grosse quanto una noce nella fase di mantenimento. Gli sfarinati più indicati per questa tecnica sono quelli da fondo, di colorazione giallastra in primavera ed estate, in contrasto con il fondo scuro, mentre per il periodo autunnale ed invernale occorre puntare su pasture scure, rossastre, così da confondersi con il fondale fangoso.



La lenza più in voga al Basentello è la seguente, utilizzata spesso in gara dagli agonisti lucani. Si tratta di una montatura utilizzata su fondali medio-bassi, con circa 2 metri di distanza tra un bulk fermagalleggiante ed un grosso pallino a ridosso del terminale. Il monofilo nel mulinello sarà uno 0,16/0,14 affondante, seguito poi da un galleggiante scorrevole da 6/8 grammi e 3 shots inglesi misura BB. Dal bulk sul trave, poi, faremo scorrere due metri di lenza, per poi applicarvi un generoso pallino del 5, a pochi centimetri dalla girella. Il terminale, infine, sarà di 20 centimetri, dello 0,12/0,10, armato con un amo del 12 a gambo corto. Attenzione però: la tecnica lucana prevede l'uso di una sonda a molla che deve essere agganciata sulla girella, quindi l'operazione di sondatura sarà effettuata secondo questa prerogativa, con l'intento di poggiare abbondantemente il terminale sul fondo per ingannare i pinnuti.



La pesca del persico col vivo. Spesso, si sente il bisogno di provare qualcosa di nuovo e si sperimentano metodi sconosciuti. Un esperimento del genere è stato compiuto con i voracissimi persici dell'invaso i quali hanno risposto egregiamente al ghiotto boccone presentato dinanzi alle loro fauci. Per pescare col pesciolino vivo, però, è necessario rifornirsi di materia prima, quindi non deve mancare la classica canna fissa di sei metri con una semplice lenza da alborella.



Mantenute nel secchiello le future vittime, opereremo una selezione, evitando di uccidere quelle sottomisura. Sfoderate robuste canne da fondo, con potenza sui 70/90 grammi, andremo a costruire la lenza per la pesca con il vivo. La migliore, a mio avviso, prevede un trave dello 0,30, piombo plastificato con girella da 70 grammi, svolazzo libero collegato mediante un sistema mobile da surf casting. Questo terminale, poi, dovrà essere almeno di un metro dello 0.25 (alcuni pescatori usano il cavetto in acciaio), con un amo del 6 a gambo lungo, che passerà attraverso l'alborella, evitando di colpire la testa con l'ardiglione. Le catture non si faranno attendere, specie di pomeriggio prima del calar del sole, quando il persico è in massima attività. Potrà capitarvi anche di incocciare qualche anguilla in pieno giorno, segno che il boccone è stato particolarmente gradito.
Ricezione Turistico Alberghiera: Agriturismo Il Cardinale, C.da Capoposto, Poggiorsini (a due passi dalla diga - segnato nella mappa geografica), tel. 333.2534486

Hotel Saurus - km 84.229 sulla SS96, Altamura (BA) tel. 080.3142194

Negozio Consigliato: Pesca Sport Matera, Via San Pardo, 36 tel. 347-0742546.

Permessi di pesca: obbligatoria la licenza di tipo B.
Autore

Marco de Biase

Direttore di Pescanet, pugliese d'origine ma Trentino di adozione, nella vita è consulente Marketing e Comunicazione. Impegnato nella divulgazione delle più importanti tecniche di pesca in mare e acqua dolce, collabora da tempo con le riviste "I Segreti dei Pescatori" e Pescareonline.it. Ricopre altresì la carica di presidente dell' Associazione Pescanet, realtà impegnata nella promozione sociale della pesca sportiva.
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