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Cefalo con la bolognese: torpille o spallinata?
di Marco de Biase
Cefali con la bolognese, un classico da prima fila alla mostra del cinema di Bisceglie, location che ci ha ospitati per questo servizio. Sembra l'inizio di un articolo di stampo giornalistico, non lo è. Un titolo così semplice, senza troppi fronzoli, vuole arrivare direttamente al dunque e cioè stilare un confronto tra torpille e spallinata impiegando la bolognese per la pesca al cefalo. E' sicuramente la mia preferita, che pratico durante tutto il corso dell'anno, d'inverno, d'estate, in autunno ed in primavera. Passo dopo passo, la bolognese mi ha permesso di crescere, diventando un pescatore con la P maiuscola capace di tirar fuori cefali, cefalini e cefaloni in ogni circostanza, per tutti i palati, per tutte le salse.



Canna, mulinello e galleggianti. Cefalo, ma come partire? Innanzitutto andando dal negozionante, per concordare un acquisto mirato al pesce più sportivo che ci sia. Una bolognese di 6 metri è l’attrezzo ideale, ad azione classica, leggera come una piuma, tipicamente morbida, capace di lanciare galleggianti di peso contenutissimo come 1/1,5 e 2 grammi. Il mercato delle bolognesi con queste peculiarità parte dai 120€ e si ferma al top del top, la Daiwa Tournament VIP, canna del Leofishing impegnato nelle riprese fotografiche odierne. Il mulinello più consono all’accoppiata è il classico taglia 2000/2500, con una riserva di monofilo in bobina superiore ai 200m per lo 0,18. I modelli a bobina conica offrono sensibili vantaggi per la fuoriuscita del monofilo; quelli a bobina maggiorata ospitano più metri di filo madre. Un’ulteriore classificazione va introdotta a favore della frizione anteriore o posteriore.



La prima offre un ampio raggio di regolazione con sessanta o più posizioni di frizione, la posteriore invece è più riduttiva ma comoda per coloro che sono alle prime armi. Il filo in bobina segue la regola della finesse, variabile tra lo 0,16 e lo 0,14 con una buona dose di rigidità, specifico da mulinello dal colore neutro o scuro, a seconda delle condizioni dell’ambiente dove andremo a pesca. Solitamente l’azzurro o il celestino chiaro si mimetizzano meglio delle altre colorazioni, vanno quindi preferiti ad altre produzioni in commercio. Passiamo poi ai galleggianti, mostrati da Leofishing in figura, scelti accuratamente a seconda della corrente e del moto ondoso. Per le acque calme ed immobili il meglio è dato dalla carota; per acque mosse e correnti medie è d’uopo la goccia o la pera.



Spallinata contro torpille. Due idee a confronto. Leofishing è più delicato del sottoscritto, preferisce la purezza infantile, quella del bimbo nella bambagia e tratta il cefalo come un principino, dal palato raffinato e con la gola molto golosa (perdonate la ridondanza di termini). Nella prima sessione di immagini in alto a destra è rappresentata la spallinata composta da ben 16 pallini dello 0,09 che tarano completamente il galleggiante. Gli spazi tra un piombino e l’altro sono a decrescere: 9/8/7/6/5/4/3/2/1/0,5 centrimetri per concludersi fino all’ultimo pezzo. Questa lenza è eccezionale per le condizioni difficili, con mare quasi ad “olio”, bassa marea e correnti inesistenti. L’alternativa proposta è la mia, che utilizzo da anni per la quasi totalità delle circostanze autunnali, invernali e primaverili: la torpilla secca (vedi in altro a sinistra). Forse di “secco” ha solo il grande raccoglimento del piombo sulla goccia che ne fa da portante, ci sono poi altri 3 pallini a completamento. La torpille secca, rispetto alla spallinata, garantisce una maggiore stabilità in fase di pesca con acque correnti, mosse e combattute da flussi laterali. E’ indisponente solo quando il mare è immobile perché irrigidisce la lenza col risultato non desiderato di spaventare o indispettire l’astuto cefalo. Qual'è la soluzione migliore? Non riusciamo a sciogliere il nodo gordiano, non possiamo decidere in maniera distinta il sistema di pesca più efficace perchè i casi di successo dell'uno e dell'altro sono tanti, pertanto consigliamo al pescatore di vagliare entrambi i sistemi.



Esche, pasture e terminali. Il capitolo cefalo prosegue analizzando le esche. Sul nostro portale abbiamo promosso più volte il pane, sia genovese che a "ciuccio", un classico pugliese della zona a nord di Bari. Ultimamente l'estro creativo dei nostri acquisti al supermercato ci ha spinto all'utilizzo del pan bauletto della Mulino Bianco (o di altre becere marche dei discount, per risparmiare) anzichè il classico pan carrè. Direi che rispetto al classico tramezzino, il pan bauletto è più resistente all'amo, gonfia maggiormente e trattiene più acqua, ma la componente di alcool ed altre sostanze collanti fanno sì che in pesca si stacchi con una percentuale minore rispetto ad altre tipologie di pane. La pastura segue la regola dell'esca: mai proporre una pastura dal sapore opposto a ciò che vi è sull'amo! In fotografia immortaliamo un composto dal gusto omogeneo ottenuto mischiando 1 kg di Ellevi Gambero MIX a mezzo kg di pane grattugiato (che ha dato un colore tipicamente scuro). Completa l'opera una spruzzatina di glutammato, un componente speciale, dono dell'agonismo, con scopo molteplice. Il promo è l'aumento di sapidità della pastura, capace di richiamare più pesce nella nostra zona operativa. Il secondo, forse il più concreto, è l'effetto disgregante, utile se peschiamo su fondali bassi, al di sotto dei quattro metri, dove la velocità di sfaldamento della pastura dev'essere rapida. Per amalgamare il tutto proponiamo il latte di montagna, un'idea di Sergio Gattulli, nostro collaboratore, che sta prendendo sempre più piede tra le abitudini dei pescasportivi locali. Il latte di montagna dona un puzzo incredibile, ma con una meccanica efficacissima ed invidiabile. Concludiamo il paragrafo con uno sguardo ai terminali. Nella pesca al cefalo il terminale rappresenta un'incognita complessa che, spesso, blocca molti pescatori, anche con esperienza che ne trovano difficoltà. Il doppio terminale può essere ricavato da uno stesso spezzone di monofilo sui 60 cm, dapprima con un amo sulla estremità di destra e poi con un secondo amo all'estremità di sinistra. Il procedimento può apparire complesso specie per chi non è pratico di ami capillari. La seconda possibilità vuole la costruzione di due finali separati e distinti, legati poi con un nodo di unione con la girella o micro-aggancio Stonfo. I terminali più comuni sono dello 0,10 o 0,12 con ami del 120N o 6315 Gamakatsu. Chi preferisce realizzare alcune chicche può comperare il Serie 7 Tubertini o il serie 25 pink, disponibili anche presso il Pescanet Shop.



Azione di pesca. Le tre-quattro ore da dedicare alla pesca al cefalo vanno pianificate secondo uno sheduler molto riduttivo ma efficace. La prima cosa da fare è pasturare, prima però dobbiamo aver sistemato la canna sul panchetto con la relativa lenza pre-montata. Tre o quattro pallozze molto compatte e strette possono fare da apertura alle danze. Ne seguono altre piccole noci ogni cinque minuti, ad intervalli regolari. Può accadere che il cefalo non tocchi l'esca e sia inattivo. Regolate l'altezza ad un palmo dal fondo dove genericamente è in cerca di cibo. Talvolta, però, la presenza di ostacoli sommersi causa qualche rottura della lenza, specie nei porti di antica costruzione dove sul fondale giacciono reti, pezze, spezzoni metallici e tanto altro. In questi casi la scelta è duplice, con un'azione a distanza di 10/15 metri dalla battigia oppure regolando l'altezza del galleggiante a 20/30 cm dal fondale. Una volta allamato il primo cefalo provvediamo a lanciare altre piccole palline di pastura, anche durante il recupero. Ferreremo così il secondo, il terzo ed altri pesci prima che capiti la bestiona big, capitata al sottoscritto ed immortalata con un video divertentissimo. Talvolta il cefalo può spiombare con un'azione che porta a far salire il galleggiante, come se perda improvvisamente la sua taratura. Spesso accade quando il pesce è svogliato e tende a risalire verso l'alto dopo aver abboccato (vedi foto a sinistra). La giusta posizione è un dettaglio fondamentale e rilevante che si interseca con prontezza di riflessi e capacità di ferrare in modo istintivo. La bolognese va posta sulla gamba destra, evitando l'appoggiacanne classico dei nostri panchetti. La ferrata potrà così essere decisa, chirurgica, con un margine di errore limitato a pochi pesci persi.



Conclusioni: un vero e proprio trattato di letteratura alieutica. Spesso quando mi trovo solo in casa e scrivo di pesca mi trovo a buttare giù tante idee. Ciò accade per le riviste, con testi dalle 5000 battute. Il mondo di internet è diverso, gli argomenti sono più "tagliati" e non bisogna andare sul pesante, altrimenti il visitatore abbandona la pagina e bye-bye. Credo di aver proposto un trattato a costo zero, con diversi concetti utili ad una riflessione condivisa. Potremmo proporre tanti altri trucchi ma siamo pronti a sviscerarli sul forum del portale. La pesca è bella proprio perchè si parte da un input e si giunge ad un confronto. Noi del Pescanet Team abbiamo imparato che la più grande virtù è quella dell'umiltà nell'insegnare le cose. Per chi vuole, l'appuntamento è lungo i nostri porti pugliesi, per una lezione di cefalo aperta a tutti!





Pubblicato il 18 Settembre 2011
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