Home Chi Siamo News Articoli Itinerari Forum Associazione
Pesca del pesce gatto in laghetto
di Marco de Biase
Il caldo torrido di questi giorni allontana la presenza delle trote dai laghetti lucani e ci regala la sfida con i pesci gatto canadesi, prossimi all'immissione entro la fine del mese. Torniamo con la mente ad un anno fa, al Luglio del 2010, periodo in cui risale questo servizio fotografico. Un classico sabato di luglio, con i suoi prati ormai giallastri, il grano maturo, le vigne rigogliose, il verde che carica gli scenari della vicina Basilicata. Le colline hanno il classico colore dorato, il profumo dell'estate e del suo caldo torrido è nell'aria. Ormai stanchi della classica battuta domenicale a pesci come occhiate e cefali portuali (prede comunque di lodevole rispetto), decidiamo di fare la pazzia: pesci gatto con quaranta gradi e umidità da infarto presso il Lago Elena di Lavello (itinerario disponibile cliccando qui).



Non è solo pesca: si accompagna la mattinata anche un bel panzerotto fumante a metà pescata, assieme ad una birra mattutina scacciapensieri. Oltre alla tranche mattutina, molti gestori sono soliti proporre la battuta in notturna in laghetto, quasi una pesca con starlight e galleggiantino. L'innovazione turistica sta nel proporre la cena in loco con i pesci catturati, cotti su barbecue. Un'idea, questa dei barbecue, molto in voga negli ultimi anni, che ha spinto copiose comitive di pescatori verso queste cave ormai adibite a laghetti, dove si beccano anche storioni e boccaloni. Frontiere moderne di un modo di intendere la pesca sportiva che sta cambiando, etichettato da alcuni come "pesca da pensionati", ma che reputo di notevole interesse per chi ha voglia di sperimentare qualcosa di diverso, oltre la pigrizia mentale che ci impone di pescare sempre alla stessa maniera.



Questa è una pesca da intenditori, oserei dire da "malati". Spesso i laghetti sono deserti, tutto per noi e per gli esperimenti da pescatori simpatizzanti per questi pesci baffuti che, ad una visione distaccata, non ispirano certo fiducia! La tecnica che utilizzeremo è prettamente d'attesa, ossia la pesca a fondo con una canna da ledgering ad azione rigida, munita di un mulinello taglia 3000 provvisto di un valido 0,18 in bobina.



La realizzazione della lenza segue concetti molto semplici come l'applicazione di un piombo plastificato da 40/60gr, collegato alla lenza madre attraverso un sistema anti-tangle, perlina, girella e terminale dello 0,12 per una lunghezza pari a 30/40cm. Terminali più sostenuti si fanno necessari nel caso di combattimento con pesci oltre i due chili. Armiamo infine la nostra attrezzatura da guerra con un amo del 8, innescando pezzi di lombrico a penzoloni.



La pesca è particolarmente semplice, almeno nella prima fase. Occorre lanciare a qualche metro da riva, posizionando la canna sugli appositi sostegni ed aspettare. Capire l'abboccata richiede qualche competenza in più, specie perché il pesce gatto è lento, a volte abulico, quindi tende a mangiare con diffidenza. Si avvertono alcune vibrazioni sul cimino, assieme a dei brevi sussulti che puntano verso il basso. Qui nasce la difficoltà, data dall' impulsività della situazione. Alcuni potrebbero tentare uno strappo al primo movimento, fallendo clamorosamente. Occorre, aspettare qualche secondo in più ed augurarsi che la canna parti letteralmente in acqua. A quel punto, con uno scatto fulmineo verso l'alto, ferriamo.



Il combattimento è complesso perchè, come si evince dal video, la mole del pesce gatto sprigiona una forza incredibile ed impensabile, con guizzi a pelo d'acqua e zuccate in profondità molto repentine. Questo comportamento spesso provoca la rottura del terminale che può essere evitata con un sapiente lavoro di frizione ed anti-ritorno.



Pubblicato il 9 Giugno 2011
Credits by Francesco Giorgio - Per contatti: info@pescanet.it - Termini e condizioni d'uso - P.IVA 07239040723