Lenze a scalare per la pesca alla passata
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Lenze a scalare per la pesca alla passata

Pescare alla passata è una tecnica per puristi, con un fascino tutto proprio. Immaginate di essere lì, sul fiume, immersi nella natura verdeggiante e di pescare con una lunga bolognese (spero anche leggera) e di lasciare andare il galleggiante nella corrente. Oltre ad esso, magari, potranno muoversi anche i pensieri, le emozioni, le sensazioni. Ecco, siete nel mood per continuare a leggere un'articolo per gli amanti della finezza tutta italiana, conosciuta come pesca alla passata o più volgarmente pesca con la bolognese. Torniamo a noi... dicevamo: i passatisti. Ecco, i veri passatisti, esperti delle acque dolci, sono soliti lasciare andare il galleggiante e controllarlo anche ad una certa distanza, attraverso la trattenuta, che può essere forte o più debole, a seconda dei casi. Due concetti quindi: galleggiante e trattenuta. Teneteli bene a mente. Ad essi si aggiunge la lenza, costituita da pallini o da un misto di pallini e torpille, che completa gli elementi alla base della pesca alla passata. Per praticarla correttamente, oltre ad una buona tecnica di trattenuta (ed anche un buon braccio) c'è bisogno di conoscere le geometrie, dalle più semplici alle più complesse. Oggi vi presenterò due lenze che monto da anni sulle mie bolognesi, con le quali ho catturato ciprinidi in Trentino, girovagando tra corsi d'acqua differenti con correnti sostenute, che facevano planare i miei galleggianti alla pari di idrovolanti della seconda guerra mondiale impegnati negli scenari di guerra più ostili.

 

Premessa fondamentale per pescare in trattenuta

Lenze aperte e lenze chiuse. Ce ne sono di tipi diversi. Come gli approcci con le donne: diretto oppure sulla difensiva. Semplice, no? Si può riuscire nell'intento in entrambi i casi, ma qual è il migliore? Con le donne non saprei darvi una soluzione, non siete su un portale dedicato al gentil sesso. Siete su un portale di pesca, e la soluzione al dilemma tra lenza aperta e lenza chiusa ce l'ho! Una lenza aperta è utile quando ci troviamo in una situazione in cui la corrente va assecondata, con la lenza che deve fluttuare alla mercè delle acque. Qualora, invece, dovessimo scegliere di imporci sulla corrente (tante, tantissime volte... ve lo assicuro!) arrivando fino a volerla domare, bisogna costruire lenze strette, anzi lenze chiuse, che dir si voglia. Spallinate, torpille e coroncine di pallini diventano d'obbligo, a meno che non si voglia pescare di fino, con una trattenuta estrema dinanzi ad una corrente talvolta impetuosa. Oltre a modelli di piombature alternativi, è d'uopo ridurre la lunghezza dei terminali, portandoli da almeno 25 centimetri fino a 30, massimo 40 centimetri.

Spallinata per la pesca alla passata con la bolognese

La prima lenza è una riproduzione in miniatura di un'altra lenza che utilizzo in mare per condizioni difficili. Criticata, incompresa, poco importa. Funziona, e le mie prede sono una garanzia. È una lenza che propone, in spazi brevi, una serie di pallini a scalare. È una costruzione di precisione. Va altresì presentata con una leggera sovrataratura del galleggiante. Il perchè è semplice: il primo pallino dovrebbe toccare terra, mentre la lenza risulterà inclinata ed in trattenuta. Funziona perfettamente su bassi fondali e, qualora ci spostassimo in una piana più profonda, bisognerà aggiungere un po' di "fondo" alla lenza per farla lavorare al meglio. La dinamica che regola la spallinata consente una trasmissione immediata della mangiata. Tuttavia, per questioni legate alla fisica e fluidodinamica, tale composizione richiede un certo impegno nella trattenuta, quindi è impegnativa e va sicuramente a meraviglia se peschiamo a gambe in acqua, compiendo movimenti a circa 120 gradi rispetto alla nostra postazione. Si comporta al meglio su gardon, scardole e cavedani perchè garantisce una certa immobilità dell'esca (solitamente uso un lombrico penzolante). Inoltre, quando il pesce abbocca, si nota spesso una vera e propria starata del galleggiante: strike, pesce in canna! 

Torpille e spallinata per la pesca alla passata

Nella vita dicono che bisogna saper adattarsi: nero o bianco? Tutti i giorni sono "o tutto" o "niente", non so accontentarmi, non ho vie di mezzo. Nella pesca sono meno rigido, infatti la mia risposta è: grigio! Cosa voglio dire? L'alternativa è pescare con un ibrido, ovvero una torpille che sposa una spallinata, il tutto in massimo 40 centimetri di lenza. Una via di mezzo, insomma. Impiegare la torpille, che bilancia la corrente, vuole dire far planare la lenza e, poi, lasciare che quello che si trova oltre la torpille (la spallinata, quindi) vada ad inclinarsi. Con una lenza di questo tipo si pescherà vicini al fondale con la torpille, e il resto si muoverà a seconda della trattenuta. La spallinata avrà il compito di lavorare alla pari di un terminale "piombato", potremmo dire; non deve più contrastare la corrente, ma deve vitalizzare l'esca muovendola a pochi palmi dal fondo. Immaginare il lavoro di un complesso di pallini e torpille è molto semplice: l'amo toccherà il fondo, ed il resto planerà in modo armonioso ma diretto. Le abboccate saranno percepite senza alcuna esitazione e ogni mangiata risulterà secca e ben distinta. Il limite di una lenza di questo tipo, però, è nella necessità di un'ulteriore taratura del galleggiante. Spesso, per vederlo inclinato al punto giusto ed immerso correttamente, occorrerà tararlo più di quanto dichiarato (2,5/3 grammi contro i 2 grammi, per esempio). Ciò perchè, nella dinamica della corrente, il galleggiante risulterà già tarato dalla torpille che ne annullerà (quasi) la sua portata, e bisognerà aggiungere del piombo per evitare questa fastidiosa azione dell'acqua.

 

Conclusioni

Le lenze odierne completano un quadro piuttosto variegato di montature già indicate in un altro meraviglioso articolo pubblicato anni fa, realizzato da Vito Carlo Mancino. Trattasi di composizione per acque correnti che, talvolta, richiedono di estremizzare la trattenuta della lenza. Oppure, in casi più comuni, possono rappresentare un'alternativa pescante a lenze meno dinamiche in spot dove c'è corrente ed il pesce ama una presentazione dell'esca piuttosto statica, immobile. Provate magari la prima soluzione, forse c'è più familiarità nel gestire le spallinate. Poi testate la seconda. Sono sicuro che il bagaglio di conoscenze che vi ho trasmesso potrà sicuramente svoltare una giornata di pesca infelice in una delle migliori uscite in acqua dolce della vostra esperienza di pescatori!

Alla prossima!

Autore

Marco de Biase

Direttore di Pescanet e di Pescare in Trentino.it . Classe 1983, coniugato, pugliese d'origine ma vive a Trento. Nella vita si occupa di Digital Marketing al servizio di un'importante società di marketing e comunicazione trentina. Dopo una lunga esperienza in mare, adesso frequenta le acque dolci del Trentino e dintorni, divulgando la pesca a spinning, al colpo, il ledgering e la trota lago. È un pescatore e fotografo poliedrico, ambizioso, audace, amante delle sfide. Vanta collaborazioni passate con le riviste "I Segreti dei Pescatori", Pescare, il Pescatore d'Acqua dolce e Pescareonline.
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