Pesca alla spigola all'inglese in foce

Camminando sulla battigia all’alba di una fredda giornata invernale ed osservando la spiaggia, la sua conformazione, quell’onda che striscia sulle secche delineando così un percorso marino ben preciso, mi accorgo che il giusto fondale per pescare all’inglese dalla spiaggia si trova proprio alla foce di una fiumara. Non vi sono altri pescatori, tutto tace tranne l’accavallarsi della risacca, non c’è un punto preciso dove io possa posizionarmi perché rappresenta la prima volta che mi trovo in questa piccola foce. C’è corrente... utilizzare la tecnica bolognese sarebbe l’ideale, ma la mia passione è l’inglese.

Costruzione della montatura ed entrata in pesca

Esco dal fodero la mia bolognesina di 5 metri, che uso nella mia tecnica all’inglese dalla spiaggia, la apro e, senza montare il terminale, lancio il mio galleggiante di 4+1 ove intravedo che lì si possa fermare. Il mescolio delle acque è poderoso, il picco di marea bassa mi aiuta, ma devo trovare un punto in cui stare in pesca senza alcuna zavorra. L’ho trovato. Adesso posso completare la costruzione della lenza, che seguirà uno schema già visto su Pescanet ma con un'opportuna modifica. Il trave dello 0,16 sarà collegato con una girella con moschettone. Sul moschettone collegheremo il trave e ci faremo anche passare un galleggiante a penna di misura 4+1. Dall'altro capo, invece, collegheremo un terminale di 4,5 metri armato con un amo n°16 Serie 27 Tubertini. Sul terminale stringeremo due pallini, il primo a 70/80 cm dall'amo e l'altro a 70/80 cm dalla girella. La mia è una lenza per pescare fisso, con profondità standard ma può essere modificata secondo le vostre esigenze, allungando o riducendo il terminale. Innesco due bigattini, lancio le prime fiondate ed entro in attesa. Qualcosa mi fa capire che il momento magico non sarà l’alba ma un altro. Il galleggiante non accenna a muoversi, il sole è ormai già abbastanza alto in cielo, la temperatura si è alzata, tolgo il giaccone, la mia videocamera registra in attesa dello scatto poderoso in alto della canna.

Pasturazione attenta e cambio di strategia

Qualcosa deve cambiare anzi qualcosa sta cambiando. Il mio approccio al mare diventa sempre più meticoloso, vigile, l’azione di pasturazione che sto facendo dal mattino presto sembra corretta, non vedo nulla che non possa andare, sono preparato. Il mio pensiero è sul come spiaggiare una grossa regina in un punto ove la corrente non la invoglia a ripartire verso il largo. Una strategia importante è questa ogni qualvolta devo combattere un pesce che ha un peso di gran lunga superiore al carico di rottura del mio terminale in fluorocarbon. Sono passato da una fredda temperatura invernale mattutina ad una situazione forse più mite che può giocare a mio favore, la sensazione giusta che le condizioni ottimali all’abboccata stiano arrivando è sempre più fervida nel mio pensiero. Cerco qualcosa tra le mie cose pensando se sia giusto o meno cambiare qualcosa nell’assetto di pesca ma decido nel rimanere così, perché il mio istinto di predatore di emozioni mi porta a restar fermo. Un piccolo brivido mi assale continuamente in attesa dello sfogarsi sul corpo. Sta iniziando. Quel trattino rosso sulla superfice dell’acqua scende giù in fretta nel blu. Il mio braccio con forza e decisione, come se fosse il braccio di una catapulta medievale si innalza al cielo e così il mio sguardo che, un attimo dopo, si riferisce alla superficie dell’acqua perché a volte le spigole, appena allamate, scodano sull’acqua per poi dare la loro partenza. Regina in canna. Emozione ma concentrazione. Istinto e ragione.

Prima fase del combattimento con la spigola

La frizione, un suono melodico che mi fa capire che è sicuramente una bella regina. In canna riesco a sentirla. Quando si ferma le testate son convincenti. Ancora fuga, che bello è pescare all’inglese con fili sottili che ti fan provare emozioni pure, limpide. Il combattimento pari con la preda che si ha in canna. L’azione del nostro “manico” la sfruttiamo al massimo per non perdere neanche un centimetro di tenuta. L’impugnatura è salda. La tensione si fa sentire in un coinvolgersi avvincente di pensieri. Il volerla portarla in alto per me ha molteplici finalità, una prima, più utile al combattimento, farla sgallare per farla prendere aria, una seconda, mantenere la canna il più possibile in tensione sfruttandola per intera e consentendo così una quasi nulla probabilità di slamata, ed infine, la finalità meno importante per il combattimento ma più per il nostro istinto, vedere chi abbiam difronte in tutto il suo splendore argenteo.

Fase finale: come spiaggiare la spigola

Il momento più critico è arrivato, come spiaggiarla. Lei stessa mi ha portato alla destra della foce con la canna ma io son ancora sulla sinistra. Ho spiaggiato molte spigole ma questa per me è particolare. Bisogna interpretare, valutare, desistere dal commettere errori. Devo trovare la giusta onda che l’accompagni sulla battigia e, allo stesso tempo, esser fulmineo nel prenderla con le mani affinché non arrivi una nuova onda di risacca o il fiume con la sua forza non se la riporti in mare. Eccolo, è arrivato il momento giusto per portarla a riva, è lei, bellissima, stimata subito sui 2 kg. La mia felicità: esser riuscito a pescare in un nuovo spot con condizioni, tecnica e fortuna ottimali. 

Giò Seabass Fishing

Giò Seabass Fishing

Lucano d'origine, trapiantato in Calabria, ama pescare sottile le sue Regine dei mari!

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