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NOV
10

Come pescare trote giganti con attrezzi ultralight

Non se ne parla mai, forse perchè l'attività giornalistica degli ultimi anni ha preferito mostrare splendidi laghetti incorniciati in una realtà naturalistica che appartiene alle regioni del centro-nord, probabilmente per le piccole dimensioni, o a causa del ritardo di diffusione di questa magnifica tecnica di pesca. Nel Sud Italia la trota lago è una realtà abbastanza recente, la sua prima pratica risale alla metà degli anni '90, quando le prime cave furono riconvertite in laghetti o, per fortuna di qualche imprenditore lungimirante, si decise di costruire piccole piscine a ridosso di torrenti e fiumi. Diversamente dai laghi più grandi dei nostri cugini nordisti, questa tecnica è praticata in piccoli spazi, spesso costruiti con l'ausilio del cemento e teli anti-erba, ma tutto ciò non va a snaturare l'intensità che ogni pescatore appone nella ricerca delle trote. Anzi, queste condizioni spesso impongono una maggiore capacità di adattamento e selezione nella ricerca del pesce. Un vero e proprio universo inesplorato, popolato anche da garisti che, col passar del tempo, perfezionando concetti e tecniche, hanno ridotto il “gap” tecnologico ed agonistico tra nord e sud. Sono nati eventi particolari oltre le gare del circuito FIPSAS, volti alla promozione della pesca al "trotone" con l'immissione di trote salmonate oltre i 2kg, vere e proprie trote giganti capaci di spezzare terminali anche dello 0,16, mettendo in crisi i pescatori dotati di canne ultraleggere. Trota gigante è anche sinonimo di trota saggia. Molte di queste trotone restano nel laghetto dopo le competizioni e aggrediscono le restanti trotelle. Pescarle non è semplice durante le normali sessioni di pesca sportiva, dobbiamo ingegnarci cercando soluzioni alternative alla semplice camola e caimano. L'esca perfetta ce l'abbiamo e si chiama................. Lo scoprirete dopo!



Premessa importante. In regioni come la Basilicata, Puglia, Campania, Calabria e Sicilia, è veramente raro trovare laghetti che ospitino le trote anche nei periodi estivi. Solitamente la pesca all'iridea è aperta ai primi di ottobre e si conclude ad aprile. In casi eccezionali, come quest'anno che sta per concludersi, è partita ai primi di settembre e, se ci saranno condizioni di meteo perturbato, potrà proseguire fino alla fine di giugno. Viverla nei mesi freddi significa abituarsi a pesci abulici, lenti, sospettosi, ma non per questo noiosi. Non facciamo ingannare dall'apparente lentezza che dovremmo imporre alla nostra linea di pesca. A parte il freddo, si tratta di un periodo molto proficuo per la trota e, se sapremo imporci, riusciremo sicuramente a collezionare carnieri di tutto rispetto che, a nostro parere, sono abbastanza gratificanti quando ci si avvicina allo zero termico. Occorre lavorare di mano, lentamente, con gesti delicati, quasi con femminilità, utilizzando attrezzature sensibili (come canne ultra light), ragionando con la testa, scrutando i movimenti dei pesci dopo ogni semina, senza premere sul pedale dell'acceleratore.



Gli unici momenti in cui potremmo cambiare stile saranno gli spasmodici attimi post-semina, quando siamo sicuri di avere il pesce dinanzi a noi. In questi casi, visti gli spazi spesso molto angusti tra pescatori, è davvero importante crescere in velocità, sia nel recupero che nella fase di salpaggio della preda. Si tratta di attimi fugaci, dove una pesca vissuta cattivamente può regalarci qualche pesce in più, ma solitamente non dura più di qualche minuto, dato che il pesce poi tende a muoversi e difficilmente è stazionario in un solo punto. Dopo aver sfidato le trotelle tra i 100 ed i 300 grammi, uno standard per le immissioni dalle nostre parti, vi sono due possibilità: lasciare il laghetto o tentare una ricerca all'inverso, cioè scovare le più grosse, il jolly che dona il buongiorno del mattino. La trota gigante è lì, dove meno ce lo aspettiamo, pronta ad aggredire l'esca perfetta chiamata Bruco. Abbiamo conosciuto il Bruco grazie a Fishermax durante il Fishing Show dello scorso anno. Soprannominato affettuosamente pupazzo di gomma, il bruco è un'esca siliconica molto morbida, dai colori vari, mista di giallo, verde, arancione. Diversamente dai grub, il bruco appare simile ad una camola colorata e stimola maggiormente l'appetito delle trote. Nelle foto successive alle montature è possibile valutare il suo aspetto e il giusto innesco. Va calzato per la parte superiore attraverso un amo Gamakatsu 608N, poi fermato al livello della paletta con la coda che si muove in acqua generando una vibrazione affascinante per le trote.



Come pescare le trote giganti? Trattare le trote di grosso calibro con canne dure e potenti fa perdere il gusto del combattimento. A noi, non ci piace (licenza poetica, l'italiano corretto è di nostra conoscenza - ndr). Gli attrezzi che comporranno il nostro parco canne saranno costituiti da canne leggere. Ergo, telescopiche o tre pezzi non superiori ai 4,2 metri, con azioni morbide, quasi al limite, solitamente riconducibili a tre grandi famiglie: le 0-3 grammi, per la pesca di ricerca, le 1-4 grammi per la pesca con i piccoli vetrini, le 2-6 grammi, per vetrino o piombino, le 3-8 grammi per vetrini di grosse dimensioni o piombini, le 4-12 grammi per eventuali bombardine o piombini di grosse dimensioni. I mulinelli ideali sono quelli di taglia piccola (1000-2000) e media (2500-3000), con rapporto di recupero lento. I fili in bobina saranno dello 0,14/0,16 ed i terminali dello 0,12/0,14 in fluorocarbon, con lunghezze tra i 90/120cm per i piombini, 120/150cm per i vetrini e 150/200cm per le bombarde di piccola dimensione. Infine uno sguardo agli ami: buone le taglie tra il 8 e 10 con punta diritta, eccezionali quelli con punta storta dal 6 al 12, per pesci difficili. Discorso a parte merita la “penna” (dai 2 ai 4 grammi), galleggiante che permette una pesca statica, ideale per le trote ferme sul fondo, spesso proprio le Big in attesa del boccone succulento.



Ingannarle le BIG con stile. Adagio, lento, con stile. Quando mi è richiesto di spiegare la trota lago a coloro che vi si avvicinano per la prima volta, sono solito richiamare un'analogia con la musica, un dettaglio che mi è stato fatto notare da una cara discepola di pesca: l'importanza delle pause. Lanciare, recuperare, stimolare e poi fermarsi. La pausa è importante, permette al pesce di rincorrere l'esca, aumentando le probabilità che poi si fermi a scrutarla e, sul più bello, decida di ingoiarla. L'abboccata, anch'essa delicata, si mostra ai nostri occhi con qualche tocca sulla cima, nella sua vitale dolcezza, fulmineamente contrastata da una ferrata laterale che segna l'inizio della battaglia. L'alternativa al recupero a in lentezza è data dalla tremarella “sussurrata” o “altisonante”, praticata da molti pescatori al fine di stimolare l'appetito delle trote. Non sempre funziona, come non è detto che abbia successo il primo metodo appena suggerito. Vi è una terza alternativa, chiamata “tic-toc” che consiste nell'imprimere dei tocchetti intermittenti all'esca, per mezzo dell'elasticità della canna, andando su e giù, opponendo movimenti laterali, con giri di mulinello costanti. Una sorta di saltarello o “trainetta”, come dir si voglia. Non si tratta di un'attività ripetitiva come la tremarella, ma conserva una certa rapidità. Infine, cambiando tipologia di tecnica, vi è la pesca con la famosa penna, galleggiante che permette di tenere l'esca ferma sul fondo, ideale per trote svogliate, specie nel periodo di Gennaio, quando entrano nel periodo della riproduzione e non ne vogliono sapere di muoversi. Proprio in queste particolari circostanze, se il raggio d'azione della penna incontra il momento di sosta delle trote, vi sono altissime probabilità di successo. La tecnica con la percentuale di successo maggiore è la seconda: tremarella sussurrata o altisonante. Lanciamo, alterniamo un po' di tremolio e poi fermiamo l'esca. Calibriamo le spinte sulla canna per far muovere correttamente il cimino e ci fermiamo. Ripetiamo quest'azione più volte. La trota gigante, aggressiva ma al tempo stesso sospettosa, sarà richiamata dal bruco fluttuante, attaccandolo voracemente!



Alle trote giganti piace lungo. Discorsi infiniti sono stati spesi circa i terminali, se lunghi o corti o di media lunghezza. Il nostro consiglio è quello di sperimentare, al di fuori di logiche preconcette. La teoria, concretizzata in pratica, vuole svolazzi superiori ai 90 centimetri per la pesca con il piombino, fino ai 2 metri per le bombarde. Come mai un finale così lungo in una pesca che, comunque, dovrà svolgersi sul fondo, habitat preferito dalle trote nella stagione fredda? La risposta è nella dinamica dell'esca che, con un terminale lungo, lavorerà sul fondo. Pensando per un attimo a ciò che avviene in acqua, troveremo nel seguente ordine: vetrino, girella, terminale, esca. Con l'effetto trainante del filo e dei continui colpetti sulla punta della canna, il terminale tende ad alzarsi. Qualora sia lungo, l'esca nuoterà sul fondo, se invece è corto, l'innesco sarà maggiormente influenzato dal continuo muoversi del vetrino, allontanandosi dagli strati più bassi.



Non trovo il Bruco. Cosa posso utilizzare? Segnaliamo la vendita del bruco da Fishing Italia, un negozio testato dal Pescanet Team che può sopperire le mancanze in zona delle esche siliconiche. Possibili alternative con minore attrattiva sono le camole, pastella verde fluorescente, uova di salmone (al Sud quasi sconosciute). La triade perfetta. Preferiscono esser sole o farsi una passeggiata in compagnia, magari alternandosi. Scherzosamente ne parliamo come se fossero donne, in realtà è la fantasia che ce le fa descrivere così. Esistono diverse tipologie di innesco, in primis vi è quello singolo, quasi universale. Poi vi è la doppia camola, una nel senso opposto rispetto all'altra. Continuiamo con la singola pastella verde fluorescente, pastella e camola, uova di salmone a coppia ed infine uova e camola. Dopo questa carrellata di informazioni sorgerà spontanea una domanda: ma quando si usano? L'innesco singolo funziona sempre, sia in casi di trote giganti sospettose e poco smaliziate, anche per l'innesco doppio. Le alternative valgono nella pesca di ricerca, sicuramente dopo aver passato la frenesia alimentare del dopo-semina. Un innesco diverso è una fonte inesauribile di interesse per la trota, che lo scruta in modo diverso e decide poi di cibarsene per curiosità. L'utilizzo della pastella verde fluorescente o arancio vivo va impostato quando si vuol rallentare maggiormente l'azione di pesca, sfruttando la capacità di galleggiamento dell'esca. Vi è anche un'altra ragione: il forte colore, rappresenta un elemento di novità per le trote, specie le più grosse, sembrano infatti attratte dal luccichio dei glitter, ossia i brillantini.



Ultime considerazioni. Come abbiamo notato, la pesca alle grosse trote nei laghetti delle regioni meridionali richiede lentezza mista a velocità, pazienza e molta pratica. Più che un deficit, è una peculiarità che contraddistingue una realtà particolarmente affermata nei mesi invernali, che conta numerosi appassionati. Queste strutture sono spesso meta di pescatori poco evoluti, che praticano la trota lago con lenze mal realizzate, riscontrando catture di poco conto. In certe situazioni, coloro che ne sanno una più del diavolo riescono a far incetta di iridee e salmonate come fossero pescetti da macello. Il nostro consiglio è quello di seguire i suggerimenti appena descritti che, come sempre, derivano da un'acuta conoscenza del campo, frutto di esperienze e test approfonditi.
Autore

Marco de Biase

Direttore di Pescanet, pugliese d'origine ma Trentino di adozione, nella vita è consulente Marketing e Comunicazione. Impegnato nella divulgazione delle più importanti tecniche di pesca in mare e acqua dolce, collabora da tempo con le riviste "I Segreti dei Pescatori" e Pescareonline.it. Ricopre altresì la carica di presidente dell' Associazione Pescanet, realtà impegnata nella promozione sociale della pesca sportiva.
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